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Il Brasile occupa la settima posizione tra i maggiori consumatori di energia al mondo seguendo Cina, USA, Russia, India, Giappone e Germania.
Secondo la relazione divulgata dalla Banca Mondiale il 99% dei Brasiliani hanno accesso all'energia e i 20 paesi con maggior reddito, inclusi gli emergenti, consumano l'80% dell'energia globale presente nel pianeta.
Cina e Usa consumano da soli il 40% di questa energia e quasi 1,2 miliardi di persone al mondo (quasi la popolazione intera dell'India) non hanno accesso all'elettricità.
Altre 2,8 miliardi di persone devono affidarsi al legno o ad altri combustibili per poter cucinare e scaldare le proprie case.
Parlando di carenza l'India è in testa alla classifica in quanto 306 milioni di persone non hanno accesso alla rete elettrica.
Tra le nazioni con scarsità energetica troviamo diversi paesi della zona africana e asiatica  (incluso la Nigeria che per ironia della sorte è un grande produttore di petrolio) come Bangladesh, Etiopia, Congo, Mozambico, Afganistan, Filippine e Indonesia, tra gli altri. 
Nonostante la situazione difficile l'India è un paese in grande sviluppo che negli ultimi hanno ha fatto notevoli progressi tanto che dal 1990, annualmente circa 24 milioni di indiani hanno accesso al servizio energetico.
In questa particolare classifica la Cina occupa la seconda posizione favorendo l'accesso all'energia a  circa 12,9 milioni di persone all'anno. 
Il Brasile occupa la sesta posizione permettendo l'accesso all'energia di 2.8 milioni di persone all'anno.
Secondo lo IEA per raggiungere nel 2030 l'accesso universale all'energia ci vuole un investimento annuale di 
45 miliardi di US$ (a confronto con i 9 previsti nel 2009). 
Più del 60% dell'investimento necessario dovrebbe essere fatto nell'Africa Sub-Sahariana e il 36% nei paesi asiatici in via di sviluppo. 
(D.T.)
Alla mezzanotte di oggi, sabato 20/10 le lancette si sposteranno in avanti di 60 minuti in una parte del Brasile
L'orario estivo inizia a mezzanotte di questo sabato 20 ottobre e in alcuni stati del Brasile.
Gli orologi dovranno essere spostati una ora in avanti, il che diminuirà a 4 ore la differenza con l'Italia, che diventeranno tre quando ci sarà il cambiamento di orario anche nel nostro paese.
L'orario estivo coinvolge 11 stati delle regioni Sud, Sud Est e Centro Ovest, oltre al Tocantins in cui la lancetta correrà in avanti di 60 minuti. 
Nuovo orario pertanto nel Distrito Federal e nei seguenti stati:Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná, São Paulo, Rio de Janeiro, Espírito Santo, Minas Gerais, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul, Goiás e Tocantins. 
L'orario estivo terminerà il 17 febbraio 2013.
L'obiettivo è quello di economizzare energia nell'orario di punta, questo cambiamento porterà ad una riduzione del consumo di energia di circa il 5% in questi 4 mesi quantificabile in circa R$ 280 milioni. 
Gli stati del Nord e Nord Est non aderiscono all'orario estivo.
Auto e Energia: il mondo guarda al Brasile come terra di investimento.
Se ne è parlato per decenni come "Paese del futuro", le stimmate di un'attesa infinita. 
Ma ora quest'interminabile anticamera è finita: oggi il Brasile è, per antonomasia, il Paese del presente. 
La sua forza economica e commerciale è esplosa nei due mandati della presidenza Lula e si è consolidata con quella di Dilma Rousseff. 
 I settori su cui possono puntare le imprese italiane sono vari, di quello "automotive" e di quello "oil & gas" se ne è parlato pochi giorni fa a Roma, in occasione di un seminario organizzato in collaborazione con Ice, Anfia e Federprogetti. 
Hanno partecipato, tra gli altri, Paolo Zegna, presidente del Comitato tecnico per l'internazionalizzazione di Confindustria, Mauro Ferrari, presidente del Gruppo componenti di Anfia e Roberto Bertocco, rappresentante Federprogetti e Business development president Maire Tecnimont. 
C'erano anche esperti brasiliani: Mauro Milani, consigliere di amministrazione di Sindipeças, Associazione brasiliana delle imprese di componentistica auto e Jansem Ferreira da Silva, General Manager per lo sviluppo strategico dei fornitori di beni e servizi del colosso petrolifero Petrobras. 
«Il Brasile - ha spiegato Paolo Zegna al Sole-24Ore - a dispetto di elevati dazi all'import e tasse locali, resta un Paese di notevole interesse, basti guardare agli investimenti previsti nei settori Oil & gas (170 miliardi di euro entro il 2014)». Automotive. 
Le principali case automobilistiche europee ne stanno beneficiando da anni. Il Brasile rappresenta il 4° mercato al mondo per immatricolazioni di autovetture. 
La produzione industriale del settore, nel 2011, è cresciuta di oltre il 9%, sfiorando i limiti della capacità produttiva. 
I numeri sono significativi: le principali multinazionali, entro il 2015, hanno annunciato investimenti per 20 miliardi di dollari. 
Le grandi potenzialità di sviluppo del mercato brasiliano sono determinate dal crescente potere d'acquisto della popolazione e dalla bassa percentuale di auto pro-capite. Oil & Gas. 
Il settore rappresenta uno dei principali driver di sviluppo economico del Brasile. 
Gli investimenti pubblici contenuti nel Pac 2 (Piano di accelerazione della crescita) destinati al comparto ammontano a 170 miliardi di euro entro il 2014 e a oltre 360 per gli anni successivi. 
Riguardano l'ampliamento della produzione di petrolio e gas naturale attraverso l'esplorazione dei nuovi giacimenti Pre-sal al largo di Santos, Campos e Espirito Santo. 
Petrobras, il colosso energetico brasiliano, ha annunciato entro breve lo sfruttamento di vari giacimenti. 
Si tratta di investimenti rilevanti; basti pensare che verranno realizzate a breve 177 nuove piattaforme di produzione, 568 barche di appoggio offshore e 65 sonde di perforazione in acque profonde. 
Saranno necessari impianti sofisticati data la configurazione geologica dei giacimenti (profondità 7-8mila metri e distanza dalla costa di oltre 200 chilometri). 
Enormi possibilità anche per l'indotto: si prevede che nei prossimi 4 anni il comparto assorbirà oltre il 90% degli investimenti complessivi in macchinari. 
L'idea del seminario tenuto a Roma è quello di avvicinare le imprese italiane alle opportunità di collaborazione offerte dal Brasile nei due settori, auto e Oil & gas. 
Così da definire un piano di attività per ciascuna filiera. 
Il programma si svilupperà attraverso quattro fasi: la prima è quella dell'analisi e punta a compiere un esame dettagliato su ciascuno dei due settori, del contesto normativo che lo regola e della domanda di beni e tecnologie dall'estero che può generare. 

La seconda è quella di Screening e matching: su queste basi saranno avviate le prime riflessioni sulle strategie più efficaci di approccio al mercato per poi individuare le migliori controparti locali. 
In parallelo si procederà al matching tra le opportunità esistenti e le imprese italiane.

La terza sarà quella delle missioni di filiera. Nella prima parte del 2013 saranno realizzate in Brasile due missioni di filiera dedicate all'Automotive e Oil&gas, in collaborazione con Ice, Anfia e Federprogetti. 
Ciascuna di esse si articolerà in momenti informativo-semineriali con esperti brasiliani, incontri individuali personalizzati per le aziende partecipanti e visite a zone economiche o siti produttivi. 


Infine la quarta riguarda l'affiancamento alle imprese per la valutazione delle opzioni di ingresso nel Paese. 

fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-07-13/brasile-energia-auto-calamite-105847.shtml?uuid=AbFA1D7F
Rio+20: accordo bilaterale Italia-Brasile per la promozione di energie sostenibili
Corrado Clini

Il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, durante la Conferenza Onu Rio+20 sullo sviluppo sostenibile in corso a Rio de Janeiro, ha firmato con il Brasile un accordo bilaterale per promuovere nei Paesi in via di sviluppo la diffusione dell'energia sostenibile.
L'intesa, che giunge dopo 5 anni di intensa collaborazione italo-brasiliana nella co-presidenza della "GlobalBioEnergy Partnership", è stata firmata da Clini e dal collega brasiliano, Edison Lobão, e prevede iniziative congiunte per valorizzare le competenze delle imprese italiane e brasiliane nel settore delle fonti innovative di energia. 
Le imprese italiane potranno affiancare quelle brasiliane che investono in Paesi del "sud del pianeta" per incentivare lo sviluppo sostenibile, come per esempio in Mozambico, in Etiopia o nei Paesi dell'Africa Occidentale dove è sensibile la presenza di iniziative imprenditoriali del Brasile, ma anche in altre aree del mondo. 
"Le imprese italiane e brasiliane del settore dell'energia sostenibile - spiega Clini - sono tra le più avanzate al mondo nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie a basso impatto ambientale e possono offrire ai Paesi in via di sviluppo strumenti per ridurre la dipendenza da fonti energetiche inquinanti e costose e per aiutare la crescita economica e sociale, cioe' l'uscita dalla povertà, uno dei temi centrali della Conferenza che si sta chiudendo a Rio de Janeiro". (AGI) . 
fonte:http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201206221811-eco-rt10235-rio_20_accordo_italia_brasile_promozione_energie_sostenibili
Gazprom entra in Brasile dalla porta principale sbarcando a Rio de Janeiro.


Il gigante dell'energia russa Gazprom è sbarcato in Sudamerica, con il suo primo ufficio regionale a Rio de Janeiro.
"Per Gazprom l'America Latina è una regione importante dal punto di vista strategico in termini di sviluppo del settore del gas - ha spiegato Pavel Oderov, capo del Dipartimento per il business internazionale del monopolista russo - la scoperta di giacimenti di idrocarburi e l'aumento dei consumi di gas naturale in vari settori economici ci permetteranno di sviluppare relazioni di partnership in questa zona".
Gazprom è già forte alleato del Venezuela, maggiore produttore di petrolio sudamericano, col quale è membro del Consorzio russo per il gas e il petrolio.
Il colosso statale, inoltre, già firmato contratti di esplorazione con la boliviana YPFB e accordi di cooperazione con la brasiliana Petrobras per l'esplorazione, la produzione, il trasporto e la vendita di idrocarburi, compreso gas naturale liquefatto.
A guidare la sede sudamericana di Gazprom sarà Shakarbek Osmonov.
(AGI)
Fonte: http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=101310&id=65&ante=0

Bahia: dal 17 ottobre l'orologio avanza di una ora.


Dopo giorni di incertezza questo pomeriggo il J.Wagner, Senatore dello Stato baiano, ha firmato il documento che sancisce, dopo 8 anni, un ritorno all'antico per lo Stato di Bahia: il giorno 17 ottobre in tutto il territorio statale entrerà in vigore l'orario estivo che prevede lo spostamento in avanti di una ora delle lancette dell'orologio.
Questa decisione, contesata da alcuni, permetterà un notevole risparmio energetico e garantirà maggiori vantaggi per l'economia baiana che sarà "sincronizzata" con il sud, area industrialmente e commercialmente più evoluta del paese.
Il Brasile inaugura otto nuovi impianti termoelettrici a biomassa


Il Presidente Lula ha presieduto all’inaugurazione di otto nuovi impianti per la generazione di energia rinnovabile situati nello stato del San Paolo. Sono 543 i nuovi MW istallati

Continua l’impegno brasiliano a favore della diffusione di impianti per la generazione di energia a basso impatto ambientale. Per l’occasione il Presidente Luiz Inácio Lula da Silva assieme al Ministro dell’Energia Márcio Zimmermann ha presieduto all’inaugurazione di otto stabilimenti termoelettrici alimentati con biomassa derivata dalla canna da zucchero nel San Paolo, stato situato nell'area sud occidentale del paese.
Per la realizzazione dei progetti è stato necessario l’impiego diretto di circa 6000 lavoratori, grazie ai quali il sistema elettrico nazionale potrà usufruire della potenza generata dai 543 MW istallati con un investimento che nel totale è ammontato a circa 430 milioni di euro.
Con la conclusione di questi lavori il paese, durante tutto l'arco dell’anno, ha segnato la crescita di ulteriori 4051 MW di potenza istallata arrivando ad un totale di 110.000 MW su tutto il territorio, di cui 1261 (+31%) realizzati nel comparto biomasse, di cui circa la metà localizzati all’interno dello Stato di San Paolo.
Attualmente, secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Energia, le centrali termiche alimentate a biomassa in Brasile rappresentano il 6,6% dell’energia elettrica generata nel paese grazie al lavoro di 337 impianti per un totale di 7272 MW istallati.

Fonte:rinnovabili.it
Enel vince una gara per l'energia eolica in Brasile
Enel Green Power, la Società di Enel per lo sviluppo e la gestione delle fonti rinnovabili in Italia e nel mondo, si è aggiudicata 90 MW nella gara pubblica del Brasile dedicata alla sola energia eolica, grazie a tre progetti caratterizzati da un’elevata ventosità e un fattore di producibilità di circa il 50%, tra i più alti a livello mondiale. Questo vuol dire che gli aerogeneratori potranno lavorare per oltre 4mila ore equivalenti l’anno, circa il doppio cioè della media europea. La gara si è svolta mediante un’asta competitiva, con l’aggiudicazione di soli 528 MW rispetto ai circa 7.000 MW ammessi a partecipare. Con una capacità installata di 30 MW ciascuno, Cristal, Primavera e Sao Judas – questi i nomi dei tre progetti di EGP – saranno in grado di produrre oltre 390.000 MWh all’anno, pari ai consumi di circa 245.000 famiglie brasiliane, evitando l’emissione in atmosfera di circa 270.000 tonnellate di CO2. I campi eolici saranno realizzati nello stato brasiliano di Bahia e, grazie alla localizzazione in aree semi-aride, potranno godere di incentivi dedicati allo sviluppo infrastrutturale. Attraverso la gara, EGP ha ottenuto il diritto di stipulare un contratto di vendita ventennale dell’energia elettrica prodotta dai tre impianti mediante l‘ente nazionale brasiliano CCEE, a un prezzo indicizzato al 100% dell’inflazione brasiliana. “Questo risultato è per noi molto importante, viste le ottime caratteristiche dei nostri progetti in termini di producibilità, competitività di costo e rendimento dell’investimento - ha detto Francesco Starace, Presidente di Enel Green Power. Rafforziamo così la nostra presenza in un paese come il Brasile - dove siamo già attivi nella produzione di energia idroelettrica – estendendo la nostra attività anche alla produzione da fonte eolica. Il Brasile è un grande mercato con abbondanza di risorsa rinnovabile, e una domanda di energia che segue un’economia in continuo sviluppo.” L’entrata in esercizio dei tre parchi eolici è prevista per il secondo semestre 2013. Con questi nuovi impianti, Enel Green Power raddoppia la sua capacità installata in Brasile e aumenta significativamente la sua presenza eolica nel mercato latinoamericano.

fonte:lastampa.it

Energia Elettrica per garantire le partite del Brasile



BRASÍLIA - Il ministro de Minas e Energia, Márcio Zimmermann, anunció oggi che il paese adotterá misure speciali per prevenire il black out energetico durante le partite del Brasile nella prossima Coppa del Mondo. Secondo il ministro esiste una forte oscillazione nella domanda di energia nel periodo in cui la popolazione sta guardando la partita.

Quando inizia la partita, é attesa una riduzione di 11,8 mil megawatts (MW) nel consumo, a fronte di un consumo abituale di 61 mil MW. Nell´ intervallo della partita si raggiunge la vetta di 4,8 mil MW di aumento di consumo. All´inizio del secondo tempo, esiste una nuova perdita di 3,8 mil MW. Alla fine della partita il consumo ritorna con un altro picco di 9,6 mil MW.

Le stime sono state fatte dal Operador Nacional do Sistema (ONS) per la partite tra Brasile e Corea de Nord, previsto alle 15h30 del 15 di giugno.
Brasile: un net oil exporter alternativo all’OPEC

Le basi per il rilancio, ai margini della crisi economica globale



l cauto rallentamento della crisi economica sembra aver spinto i progetti brasiliani per costruire concretamente le opportunità per diventare un leader petrolifero mondiale. Le immense risorse che prospettavano, in teoria, il Brasile come un protagonista del mercato globale, sono diventate concretamente l’oggetto di politiche precise per concretizzare l’obiettivo si diventare un Paese esportatore. Le attuali direzioni assunte dal Brasile, sembrano porlo come alternativa concreta ai Paesi dell’OPEC come parziale fornitore di petrolio, mentre la Cina sembra aver già iniziato a cogliere questa prospettiva.

Marco Pedrazzini

Le basi per il rilancio, ai margini della crisi economica globale

Il Brasile è, attualmente, uno dei principali leader mondiali; un Paese di spicco fra le potenze economiche emergenti, insieme a Russia, India e Cina (i Paesi del BRIC); un interlocutore emergente a livello regionale per le relazioni con gli Stati Uniti, a discapito del Messico. L’importanza del Brasile si sostiene principalmente sulla solidità dell’espansione economica dell’ultimo decennio, sulle immense risorse naturali di cui dispone e che ha saputo strutturalmente sfruttare con politiche di lunga visione. Un caso emblematico è lo sfruttamento dell’etanolo negli ultimi venticinque anni e le prospettive, di crescita e di espansione, che ad oggi si prospettano per i prossimi vent’anni.

Il Brasile è soprattutto una potenza energetica: posizione che mira a consolidare nei prossimi anni nonché ad espandere quantitativamente e qualitativamente. Oltre alla diversificazione delle fonti energetiche, il Paese sembra puntare ancora sugli idrocarburi per questa leadership. Riferendoci al ranking energetico, il Paese è la nona economia mondiale, il decimo consumatore di energia e il quindicesimo produttore in assoluto. Negli ultimi dieci anni le sue riserve di petrolio sono aumentate di oltre il 40%, rispetto alla media mondiale ferma al 14%, per attestarsi a circa 12,18 miliardi di barili, con una prospettiva concreta di raggiungere i 18 miliardi di barili nei prossimi anni, quando le stime degli ultimi giacimenti scoperti saranno più dettagliate. La compagnia a partecipazione pubblica Petrobras agisce nazionalmente e in Paesi esteri, con una posizione di netta rilevanza tecnologica in attività esplorative, ma anche estrattive, di raffinazione e commercializzazione. Il mercato interno è inoltre aperto agli investitori esteri e circa cinquanta aziende multinazionali operano sul suo territorio.

Se la crisi economica mondiale ha ristretto le stime di crescita del Paese, andando a colpire le esportazioni, in dettaglio delle commodities, che hanno sostenuto il boom del recente passato; è altrettanto vero che attualmente il Brasile sta rilanciando la propria posizione emergente come potenza energetica globale, perseguendo una strategia ben precisa a livello globale. Tre sono le chiavi fondamentali per capire le mosse sulla scacchiera globale: il Brasile si presenta come alternativo all’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC); si pone come interlocutore di “peso” degli Stati Uniti, cui ha chiesto di rinunciare a velleità protezionistiche ma di rilanciare il Doha Round e il ruolo del WTO; persegue precise politiche individualistiche.
La politica delle mani libere e gli obiettivi individuali
All’inizio del mese di maggio, il Presidente Inacio Lula da Silva ha chiaramente negato l’interesse per un’eventuale entrata nell’OPEC, sottolineando come gli obiettivi del Brasile siano differenti. Tale posizione è sostanziabile con la scelta di rimanere liberi da qualsiasi vincolo o accordo con gli altri maggiori produttori mondiali di petrolio, per ragioni di obiettivi particolari ma anche per ragioni prettamente politiche, soprattutto in seno all’OPEC.

L’OPEC vive una spaccatura al suo interno: Russia (non membro ma osservatore presente alle riunioni), Venezuela e Iran costituiscono l’asse per la riduzione ulteriore della produzione, in modo da sostenere gli ingenti investimenti interni, puntando sostanzialmente sulle speculazioni; il pragmatismo dell’equilibrio è invece sostenuto dalla leadership saudita. Se sembra fondante considerare l’opzione moderata anche per il futuro, in modo da conciliare interessi dei produttori e quelli dei consumatori, e anche se sono stati scongiurati ulteriori tagli alla produzione, il Brasile sembra tenersi persistentemente alla larga da un circolo vizioso che potrebbe innestarsi sulla crisi mondiale. Gli analisti internazionali prospettano per i prossimi mesi un aumento costante ma progressivo delle commodities, quindi e soprattutto anche del prezzo del petrolio, poiché, a sua volta si prospetta un concreto rallentamento della crisi economica mondiale. Quindi, nei fatti, sembra concretizzarsi un aumento della domanda di petrolio, con un conseguente moderato aumento del suo prezzo; ma altrettanto concretamente il rischio di speculazioni e shock ridurrebbero nuovamente la domanda, inficiando i primi passi in avanti della ripresa.

Il Brasile, che punta molto sulle esportazioni di commodities, sembra aver deciso di non vincolare la propria ripresa economica a nessun vincolo internazionale, perseguendo quindi obiettivi diversi, ma che lo porteranno a diventare nei prossimi anni un net oil exporter. È vero che il Brasile dichiara di non essere interessato a diventare direttamente un Paese esportatore di petrolio, ma al tempo stesso non cela gli investimenti per la leadership nella raffinazione del greggio, nonché nella commercializzazione dei prodotti derivati dal petrolio, risultato della grande industria chimica brasiliana. Di fatto Brasilia sta pianificando la costruzione di terminali per la liquefazione del gas naturale, in modo da ampliare le proprie possibilità sulla piazza globale, mentre è cominciato lo sfruttamento dei nuovi giacimenti off shore. Da un punto di vista legislativo, il Presidente Lula presenterà una nuova legge per regolamentare proprio le trivellazioni di questi giacimenti. Se da un lato questa legge aumenterà il controllo dello Stato, tramite la creazione di una nuova compagnia petrolifera ad hoc, dall’altro lato tutte le concessioni rilasciate in passato (i cui maggiori detentori sono: Petrobras, Repsol YPS SA ed Exxon Mobil Corp.) saranno rispettate. Sembra in tal modo sufficientemente garantita l’apertura del mercato interno e, al contempo, delineato l’obiettivo statale di diventare non un semplice esportatore ma un protagonista del mercato globale.

Gli investimenti per il prossimo quinquennio e i legami con Pechino
Petrobras sarà la chiave per il progetto di diventare un esportatore diretto di petrolio, infatti, per il quinquennio 2009/2013 sono stati pianificati investimenti per 174 miliardi di dollari per aumentare l’attività estrattiva e di raffinazione, in modo da giungere nel breve periodo ad una produzione di 3,5 milioni di barili al giorno (si stima che la Petrobras giungerà a produrre oltre 5,5 milioni di barili al giorno entro il 2020). Nel dettaglio, l’obiettivo è quello di ricavare almeno 1,8 milioni di barili dai giacimenti pre-salt, procedendo quindi con lo sfruttamento delle riserve off shore nonostante la non certezza delle quotazioni future del greggio. Attualmente Petrobras ritiene sufficiente un prezzo di 45 dollari, ma più concretamente, i margini di sostenibilità si avvicinano alla quota di 60 dollari, dato che il guadagno netto deve subire un forte taglio a causa dei costi dovuti alla tecnologia necessaria per raggiungere il petrolio, posto fra i 5.000 e i 7.000 metri sotto il livello del mare. Tuttavia questa forbice sembra essere sufficientemente ristretta per la compagnia brasiliana, poiché non solo la posizione di leader globale nell’implementazione di tale tecnologia e le piattaforme in tutte le aree rilevanti del mondo possono garantire una buona assicurazione, ma anche i recenti accordi con la Cina, nonché le concrete prospettive future, sembrano poter dare sostegno a tale progetto.

Petrobras ha attualmente un accordo di fornitura, per un ammontare di 160.000 barili di petrolio al giorno, con la Sinopec (China Petroleum and Chemical Corporation) che è una delle maggiori compagnie petrolifere statali cinesi, ma tale accordo è stato ulteriormente rivisto alla fine del mese di maggio, durante la visita del presidente brasiliano. Tramite la China Development Bank, Pechino finanzierà Perobras con dieci miliardi di dollari, in cambio di un aumento delle forniture a 200.000 barili di petrolio al giorno per i prossimi dieci anni. In aggiunta, le due compagnie hanno siglato un memorandum of understanding per le future attività di esplorazione, raffinazione e di sviluppo dell’industria petrolchimica. Sebbene nessun accordo formale sia ancora stato firmato, sembra che Brasile e Cina possano suddividersi i rischi e le concessioni per alcuni giacimenti off shore brasiliani. Tali giacimenti in questione, secondo parziali conferme da parte dell’Amministratore Delegato di Petrobras, Almir Barbassa, sono di proprietà completa della Petrobras e si troverebbero nell’area settentrionale del Brasile, al largo degli Stati di Para e Maranhao; si tratterebbe quindi di giacimenti posti a circa 2.000 metri sotto il livello del mare. Indipendentemente dal fatto che non si tratta dei giacimenti richiedenti maggiori investimenti (a 6.000/7.000 metri sotto il livello del mare), tale accordo sembra far compiere un passo in avanti a Pechino, rispetto al generico interesse per le commodities sudamericane: sembra confermata la reputazione di affidabilità che la Cina ha rivolto in particolare al Brasile e concretamente pronta a giungere ad un punto d’incontro fra i reciproci interessi.


fonte:equilibri.net

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