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Che il sistema scolastico brasiliano non fosse dei più efficienti è risaputo ma in una scuola di Jundaí (SP) gli studenti delle scuole elementari hanno ricevuto un libro scolastico in cui appaiono tre nuovi stati brasiliani oltre a quelli già conosciuti: "Minas Gertais" (Minas Gerais), "Espíritu Santo" (Espírito Santo) e l'Acre che si è visto arricchito di un accento sulla A ("Ácre"). 
Se da un lato ci sono tre "nuovi" stati all'appello ne mancano però cinque della regione del nordest: Rio Grande do Norte, Paraíba, Pernambuco, Alagoas e Sergipe appaiono sulla cartina ma non hanno avuto il diritto al nome.
Peggio è andata al 
Distrito Federal che, nonostante ospiti Brasília, la capitale del paese, è scomparso misteriosamente dal territorio nazionale.

L'errore grave è stato denunciato dalla mamma di un alunno che, avvisata dal figlio, si è detta stupita e amareggiata credendo, in un primo momento si trattasse semplicemente di uno scherzo presente nel materiale didattico.
Vanessa, la madre dell'alunno, dichiara che il resto del libro non presenta errori ma ciò non può essere una attenuante di colpa per chi ha permesso (editrice e responsabili della scuola) che un testo con errori tanto gravi fosse proposto a bambini in fase di alfabetizzazione.

In seguito a questa denuncia la Secretaria Municipal de Educação de Jundiaí ha immediatamente contattato la casa editrice autrice del materiale scolastico la quale, assumendosi tutte le responsabilità del grave errore, si è incaricata di correggere gli sbagli e provvedere alla distribuzione del nuovo testo in tempi brevi.

®© Italiano Brasileiro
12 ottobre giornata dei Bambini in Brasile
Oggi è festa nazionale in Brasile, giornata di Nossa Senhora da Conceição Aparecida, protettrice del paese, ma è anche "Dia das Crianças", diciamo un Natale anticipato per molti Bambini brasiliani ma non per tutti.
Le famiglie che avranno le possibilità festeggeranno con i propri figli in luoghi pubblici e privati, sarà una splendida giornata che regalerà sorrisi ai piccoli e, di conseguenza, allegria anche ai più grandi.
Tanti regali e pacchetti verranno aperti, migliaia di dolci e piatti prelibati saranno consumati ma in questo mercoledì di allegria io ho una richiesta per coloro che occupano ambite poltrone a Brasilia e soprattutto per colei che, giustamente con orgoglio, sostiene che il suo governo sta facendo grandi cose per aumentare il livello di istruzione in Brasile.
"Gentilissima Presidente è senza dubbio ammirevole il potenziamento delle strutture universitarie brasiliane ma sarebbe altrettanto lodevole se Lei e i suoi colleghi potessero fare un grande regalo a tutti i Bambini del Brasile, dal più ricco al più povero, un regalo che preparerà futuri grandi Brasiliani, un regalo che in verità è un dovere di uno stato democratico e moderno come il Brasile giustamente pretende essere.
Presidente e illustri Rappresentanti del Parlamento brasiliano perché non provate a regalare a tutti i bambini quel diritto all'istruzione garantito dalla Costituzione?
Io so bene che esistono scuole in tutto il paese ma voi sapete meglio ancora che solo una minoranza sono realmente valide e che oggi, nascere a São Paulo o a Manaus può fare una grande differenza in termini di istruzione; il Brasile è grande ma non per questo ci devono essere studenti di serie A e di serie B, tutti dovrebbero ricevere un'istruzione di qualità, uniforme in tutto il territorio nazionale che possa permettere ad ogni bambino brasiliano di sognare un futuro ricco di soddisfazioni personali e professionali.
Carissimi Senatori e Deputati, in mezzo ai vostri molteplici impegni cercate il tempo per uniformare, migliorare e rendere moderno il sistema scolastico brasiliano perché così sarete ricordati per molti anni come coloro che fecero il più bel regalo nel "Dia da Crianças" a milioni di bambini pronti a ricambiare con un sorriso per avere ricevuto ciò che a loro è dovuto: una buona istruzione per coltivare il sogno di un futuro migliore."
Buon 12 ottobre a tutti, grandi e piccoli perchè chi è capace di sognare non smette mai di essere bambino!
(I.B.)

Salvador: oggi c’è … sciopero.


Gli scioperi bloccano i servizi per 227 giorni nel 2011.

Secondo quanto riportato dal quotidiano di Salvador Atarde dei 298 giorni trascorsi fino a ieri, martedì 25 ottobre, la capitale baiana ha registrato 227 giorni caratterizzati da almeno una forte protesta o uno sciopero realizzato da dipendenti comunali, statali e federali. Facendo un semplice conteggio in 3 giorni su 4 qualche servizio pubblico a Salvador non ha avuto un funzionamento regolare.
L’ultima grande paralisi si è avuta ieri quando 36 entità rappresentanti di diverse categorie dell’apparato pubblico dello Stato della Bahia, tra cui settori fondamentali come educazione, salute e sicurezza hanno incrociato le braccia rivendicando il pagamento di arretrati che traggono la loro origine nel 1994, anno in cui venne creata la “Unidade Real de Valor (URV).
La protesta è stata singolare e spettacolare; gli organizzatori si sono ritrovati di fronte allo Shopping Iguatemi dove su una torta di 10 metri c’era la seguente frase: “R$ 13 miliardi in più, bisogna dividere” riferito all’aumento stimato nei ricavi della riscossione delle imposte dello Stato baiano di quest’anno. Dopo fischi e parole di protesta la torta gigante è stata tagliata e divisa tra i passanti.
“Dal momento che l’economia baiana ha dimostrato un incremento, non capiamo perché il governo insiste nella tesi del contenimento” ha detto il presidente della Central dos Trabalhadores do Brasil (CTB) Adilson Araújo.
La Saeb (Segreteria di Amministrazione dello Stato) responsabile per le risposte sull’efficienza dell’apparato pubblico si è affrettata a chiarire che la protesta odierna non ha creato disagi nell’erogazione dei servizi e che qualche assenza si è avuta soltanto nel settore dell’istruzione.
Intanto, in attesa della prossima protesta o del prossimo sciopero la vita continua e gli unici che davvero vengono sempre penalizzati sono gli utenti che spesso pagano per servizi il cui livello non è adeguato al costo.

I.B.
Brasile: bolla o boom economico?


Entrambi fanno parte dei Bric.
Ma il Brasile non è la Cina che punta tutto sull'industria: prospera grazie al boom dell'export di materie prime e di prodotti agricoli.
Ma se la crescita mondiale rallenta...

Alla stampa anglosassone piacciono gli acronimi. Se le nazioni europee in crisi sono i PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna), le nuove potenze emergenti sono i BRIC: Brasile, Russia, India e Cina.
Nonostante siano localizzati ai quattro angoli del mondo, questi quattro paesi hanno molto in comune: sono grandi (insieme rappresentano il 25 per cento della superficie e il 42 per cento della popolazione del mondo), sono in forte crescita (l'anno scorso in media il 7,5 per cento) e vogliono contare di più sulla scena mondiale.

In Brasile, dove sono in visita in questi giorni, il miracolo dei Bric si sente in maniera palpabile.
L'aumento dei prezzi delle materie prime ha arricchito il Paese.
Un boom immobiliare ha stimolato l'edilizia.
Un forte apprezzamento del cambio ha reso economici i prodotti di importazione e ha trasformato San Paolo in una delle città più care al mondo. Ma questo miracolo si vede anche nei numeri ufficiali.

Quest'anno il Brasile supererà l'Italia in Prodotto interno lordo, diventando la sesta potenza economica del mondo.
Le prospettive di crescita sono rosee anche grazie a una situazione demografica molto positiva.
La popolazione del Brasile ha un'età media di 29 anni (contro i 53 dell'Italia).
Questo significa che nei prossimi anni ci saranno molti più giovani che entreranno nella forza lavoro dei vecchi che andranno in pensione, aumentando le prospettive di crescita futura.
Il petrolio scoperto al largo di Rio de Janeiro promette al Brasile l'indipendenza energetica.
I Campionati del mondo del 2014 e le Olimpiadi del 2016 non fanno altro che suggellare agli occhi di molti il ruolo del Brasile come il nuovo Eldorado.

E' tutto oro quel che luccica?
Non basta appartenere ai Bric per assicurarsi una crescita a livelli cinesi.
A differenza della Cina, il successo del Brasile non è dovuto a una rapida industrializzazione, ma al boom dei prezzi e delle esportazioni di materie prime e di prodotti agricoli.
Ogni qual volta il prezzo delle materie prime sale, il Sud America conosce una fase di espansione, che finisce quando i prezzi scendono.

Il Brasile non sta facendo nulla per gettare le basi per una crescita più duratura.
Non si sta dotando delle infrastrutture necessarie allo sviluppo.
Mentre a Shanghai un treno superveloce ti porta dall'aeroporto al centro città in 9 minuti, a San Paolo ci vogliono due ore e mezza nel traffico infernale.
Il Brasile non sta neppure investendo in istruzione.
Nelle statistiche internazionali il Brasile è agli ultimi posti sia per la qualità sia per la quantità di istruzione. Solo il 26 per cento dei brasiliani ha un diploma di scuola media superiore, contro il 46 dei cinesi.

Nonostante la popolarità, l'ex presidente Lula non è riuscito in otto anni ad attuare riforme strutturali.
Ha approvato, è vero, il primo piano di trasferimenti alle famiglie indigenti.
Ma si tratta di un puro sussidio che non risolve la disoccupazione e la sottoccupazione, anzi tende a perpetuarla creando incentivi a lavorare in nero. Si tratta di briciole: i sussidi al credito industriale ammontano a più del doppio.

La corruzione rimane alta.
E' di questi giorni uno scandalo che vede coinvolto un ministro che in sei mesi avrebbe guadagnato 10 milioni di euro in consulenze.
E il governo distorce pesantemente le scelte economiche del Paese per fini politici.
La compagnia petrolifera nazionale Petrobras è costretta a tenere artificialmente basso il prezzo della benzina per ridurre surrettiziamente l'inflazione misurata.

L'amministratore delegato di una delle più grosse imprese private del Paese è stato licenziato, nonostante la sua ottima performance, per far posto a un manager più vicino al governo.
Anche a capo della Banca centrale è stato messo un governatore docile, che fa temere un rialzo dell'inflazione, che viaggia già intorno al 6 per cento.

Finché l'economia mondiale cresce a ritmi elevati, il Brasile godrà, suo malgrado, di un boom economico.
Ma un rallentamento della crescita mondiale potrebbe avere effetti devastanti sull'economia brasiliana.
A differenza della Cina, il Brasile sta godendo un breve Carnevale.
Purtroppo dopo il Carnevale arriva sempre la Quaresima

(Luigi Zingales)

fonte:espresso.repubblica.it
La scommessa del dopo-Lula: l’istruzione



La grande scommessa del Brasile dopo-Lula è l’istruzione. Concordano su questo punto le opinioni di giornalisti ed esperti riuniti al Festival di ‘Internazionale’ a Ferrara che ha dedicato all’imminente voto del gigante sudamericano il primo appuntamento della tre giorni di giornalismo internazionale, nella splendida cornice del teatro comunale della città.

“Il problema numero uno del Brasile è la scolarizzazione e le università” spiega Pepe Escobar, giornalista brasiliano. Se Dilma Rousseff, la candidata favorita e delfina di Lula, vincerà, “sicuramente punterà molto sull’istruzione e soprattutto per creare una migliore università pubblica”. Solo due università pubbliche in Brasile rientrano fra le 250 migliori al mondo.

“Il Brasile è tra i 10 paesi più disuguali al mondo e l’ottavo al mondo per numero di analfabeti” spiega Eliane Brum, giornalista brasiliana. Lula aveva promesso di stanziare il 7% del pil all’istruzione e non è riuscito a mantenere questo proposito, anche se adesso in Brasile vi sono 8 anni di scolarizzazione obbligatoria.

fonte:apcom.net
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