Visualizzazione post con etichetta crisi economica. Mostra tutti i post
La svalutazione del real rispetto al dollaro (e per conseguenza all'€uro) è "in linea con ciò che il governo considera adeguado", questo quanto dichiarato dal Segretario del Tesoro Nazionale, Arno Augustin. 
Una moneta estremamente valorizzata è un problema per il paese perché rende più care le esportazioni. "Questo movimento di svalutazione del real che stiamo vedendo in questi giorni è in linea con ciò che consideriamo adeguado. Il governo si è sempre preoccupa con l'eccesso della valorizzazione del cambio"  ha sostenuto il Segretario del Tesoro alla riunione della Comissão de Finanças e Tributação da Câmara dos Deputados, in cui ha parlato sulle manovre finanziarie del paese. 
Arno Augustin ha aggiunto inoltre che con il recente rafforzamento del dollaro, la crisi internazionale continua ad essere una delle grandi preoccupazioni del governo brasiliano che sta monitorando la situazione all'estero e particolarmente in Europa.
"Non dobbiamo mai sottovalutare gli effetti di tutto ciò, ma ad oggi la nostra opinione è che il Brasile, con le basi che possiede e le condizioni che ha, continuerà a reagire positivamente e senza traumi a questa crisi internazionale."
In relazione agli aiuti del Brics (gruppo di pesi formato da Brasile, pela Russia, India, Cina e Sudafrica) ai paesi dell'Europa, il segretario non ha voluto anticipare quale sarà il contributo del Brasile e nemmeno se il Fundo Soberano (fondo del governo per i momenti di crisi) potrà essere utilizzato per acquisire titoli europei.
(D.T.)
Il Brasile taglia il costo del denaro


L'economia mondiale rallenta e la Banca centrale brasiliana taglia di mezzo punto i tassi d'interesse, portandoli al 12 per cento, comunque sempre tra i più alti al mondo.
Una mossa non del tutto scontata, anche se già all'inizio della settimana erano arrivate avvisaglie di un'inversione di rotta, dopo i cinque rialzi consecutivi del costo del denaro da gennaio.
La frenata negli Stati Uniti e nell'Eurozona ha convinto il Brasile a spostare l'attenzione dalla lotta all'inflazione alla crescita e la Borsa ha subito festeggiato, seguita dai sindacati e dagli industriali, mentre il real perde quota sul dollaro.
Il Brasile diventa così il secondo Paese del G-20, dopo la Turchia, a tagliare i tassi per proteggere l'economia. In un meeting straordinario, il 4 agosto, la Banca centrale di Ankara aveva abbassato il costo del denaro al minimo record del 5,75 per cento.
E l'esempio potrebbe essere presto seguito dal Messico: anche qui l'economia (e inflazione) dovrebbe crescere meno del previsto quest'anno.
La decisione presa dal board della Banca centrale brasiliana nella notte tra mercoledì e ieri non è stata tuttavia unanime, due consiglieri su sette hanno votato contro, preoccupati dal costo della vita, ormai al 7,1%, ben oltre il tetto del 6,5% fissato per il 2011 e ai massimi da sei anni.
Nel suo comunicato, la Banca centrale ha sottolineato che il «sostanziale deterioramento» dell'economia globale potrebbe «durare a lungo» e potrebbe frenare il commercio e i flussi d'investimento nel Paese.
Una «correzione moderata» dei tassi, continua la nota, non impedirà di raggiungere il target d'inflazione del 4,5% l'anno prossimo.
Quello che i membri del board non scrivono nella nota, ma che devono aver considerato, è che la frenata dell'economia mondiale raffredderà le quotazioni delle commodities, uno dei principali fattori dietro la corsa dei prezzi nel Paese.
La discesa dei prezzi delle materie prime, se sarà consistente, sarà allora un freno all'inflazione molto più efficace di qualsiasi rialzo dei tassi d'interesse.
Inoltre, in una fase di potenziale riflusso degli scambi commerciali, di sicuro non aiuta avere un real pesante e dalla fine del 2008, la moneta brasiliana è stata quella che più si è apprezzata tra le divise dei Paesi emergenti.
Insomma, il Brasile si è reso conto in fretta che la priorità non è più quella di raffreddare l'economia, quanto piuttosto di preservarne la spinta, ora che i fattori inflattivi esogeni potrebbero esaurirsi.
Del resto, i segnali sul fronte interno sono chiari: il Pil del Brasile rallenterà quest'anno al 3,9%, dopo il 7,5% messo a segno nel 2010; la produzione industriale a luglio è scesa dello 0,3% e l'attività economica, misurata ogni mese dalla Banca centrale, si è contratta a giugno per la prima volta dal 2008.
Il taglio dei tassi sembra addirittura coordinato con il Governo, che ha appena corretto al rialzo l'obiettivo di avanzo primario dello Stato. In un'intervista rilasciata alla Reuters mercoledì, poche ore prima della decisione della Banca centrale, il ministro delle Finanze Guido Mantega aveva ribadito la volontà di arrestare la corsa del real, assicurando che l'inflazione è sotto controllo.
Il giorno prima, il presidente Dilma Rousseff aveva commentato in un'intervista alla radio le politiche di riduzione della spesa pubblica, affermando che questo «apre la strada alla discesa dei tassi», necessaria per dare sostegno alla crescita.
La Rousseff aveva subito puntualizzato che la Banca centrale decide in piena autonomia, ma il taglio è arrivato puntualissimo, come le critiche dell'opposizione a quelle che sembrano ingerenze sull'indipendenza della politica monetaria.
E ora in molti sono pronti a scommettere che sia cominciato un ciclo di ribassi del costo del denaro.

(Gianluca Di Donfrancesco)

fonte:www.ilsole24ore.com
Brasile: bolla o boom economico?


Entrambi fanno parte dei Bric.
Ma il Brasile non è la Cina che punta tutto sull'industria: prospera grazie al boom dell'export di materie prime e di prodotti agricoli.
Ma se la crescita mondiale rallenta...

Alla stampa anglosassone piacciono gli acronimi. Se le nazioni europee in crisi sono i PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna), le nuove potenze emergenti sono i BRIC: Brasile, Russia, India e Cina.
Nonostante siano localizzati ai quattro angoli del mondo, questi quattro paesi hanno molto in comune: sono grandi (insieme rappresentano il 25 per cento della superficie e il 42 per cento della popolazione del mondo), sono in forte crescita (l'anno scorso in media il 7,5 per cento) e vogliono contare di più sulla scena mondiale.

In Brasile, dove sono in visita in questi giorni, il miracolo dei Bric si sente in maniera palpabile.
L'aumento dei prezzi delle materie prime ha arricchito il Paese.
Un boom immobiliare ha stimolato l'edilizia.
Un forte apprezzamento del cambio ha reso economici i prodotti di importazione e ha trasformato San Paolo in una delle città più care al mondo. Ma questo miracolo si vede anche nei numeri ufficiali.

Quest'anno il Brasile supererà l'Italia in Prodotto interno lordo, diventando la sesta potenza economica del mondo.
Le prospettive di crescita sono rosee anche grazie a una situazione demografica molto positiva.
La popolazione del Brasile ha un'età media di 29 anni (contro i 53 dell'Italia).
Questo significa che nei prossimi anni ci saranno molti più giovani che entreranno nella forza lavoro dei vecchi che andranno in pensione, aumentando le prospettive di crescita futura.
Il petrolio scoperto al largo di Rio de Janeiro promette al Brasile l'indipendenza energetica.
I Campionati del mondo del 2014 e le Olimpiadi del 2016 non fanno altro che suggellare agli occhi di molti il ruolo del Brasile come il nuovo Eldorado.

E' tutto oro quel che luccica?
Non basta appartenere ai Bric per assicurarsi una crescita a livelli cinesi.
A differenza della Cina, il successo del Brasile non è dovuto a una rapida industrializzazione, ma al boom dei prezzi e delle esportazioni di materie prime e di prodotti agricoli.
Ogni qual volta il prezzo delle materie prime sale, il Sud America conosce una fase di espansione, che finisce quando i prezzi scendono.

Il Brasile non sta facendo nulla per gettare le basi per una crescita più duratura.
Non si sta dotando delle infrastrutture necessarie allo sviluppo.
Mentre a Shanghai un treno superveloce ti porta dall'aeroporto al centro città in 9 minuti, a San Paolo ci vogliono due ore e mezza nel traffico infernale.
Il Brasile non sta neppure investendo in istruzione.
Nelle statistiche internazionali il Brasile è agli ultimi posti sia per la qualità sia per la quantità di istruzione. Solo il 26 per cento dei brasiliani ha un diploma di scuola media superiore, contro il 46 dei cinesi.

Nonostante la popolarità, l'ex presidente Lula non è riuscito in otto anni ad attuare riforme strutturali.
Ha approvato, è vero, il primo piano di trasferimenti alle famiglie indigenti.
Ma si tratta di un puro sussidio che non risolve la disoccupazione e la sottoccupazione, anzi tende a perpetuarla creando incentivi a lavorare in nero. Si tratta di briciole: i sussidi al credito industriale ammontano a più del doppio.

La corruzione rimane alta.
E' di questi giorni uno scandalo che vede coinvolto un ministro che in sei mesi avrebbe guadagnato 10 milioni di euro in consulenze.
E il governo distorce pesantemente le scelte economiche del Paese per fini politici.
La compagnia petrolifera nazionale Petrobras è costretta a tenere artificialmente basso il prezzo della benzina per ridurre surrettiziamente l'inflazione misurata.

L'amministratore delegato di una delle più grosse imprese private del Paese è stato licenziato, nonostante la sua ottima performance, per far posto a un manager più vicino al governo.
Anche a capo della Banca centrale è stato messo un governatore docile, che fa temere un rialzo dell'inflazione, che viaggia già intorno al 6 per cento.

Finché l'economia mondiale cresce a ritmi elevati, il Brasile godrà, suo malgrado, di un boom economico.
Ma un rallentamento della crescita mondiale potrebbe avere effetti devastanti sull'economia brasiliana.
A differenza della Cina, il Brasile sta godendo un breve Carnevale.
Purtroppo dopo il Carnevale arriva sempre la Quaresima

(Luigi Zingales)

fonte:espresso.repubblica.it
Portogallo: Rouseff, Brasile potrebbe comprare debito
Il Brasile potrebbe comprare una parte del debito sovrano del Portogallo, per aiutare Lisbona a uscire dall'attuale crisi e evitare un piano di salvataggio esterno, ha indicato il presidente brasiliano Dilma Rouseff in una intervista al quotidiano Diario Economico.

"Stiamo studiando il modo migliore di partecipare alla ripresa dell'economia portoghese" ha detto Rouseff. "Una delle possibilità e di comprare una parte del debito sovrano del Portogallo" ha precisato nell'intervista al quotidiano portoghese.

Fra le altre ipotesi allo studio, ha aggiunto, c'è anche "di ricomprare anticipatamente i titoli brasiliani che detiene il governo portoghese".
Rouseff ha anche affermato che molte imprese brasiliane sono "interessate al mercato portoghese".
Il Portogallo, ha detto, è "molto importante per il Brasile, è la nostra porta d'ingresso in Europa".

Durante la presidenza portoghese dell'Ue tre anni fa è stato firmato al vertice di Lisbona un accordo di partenariato strategico fra i 27 e il Brasile. Rouseff, da ieri in visita prima privata poi ufficiale in Portogallo, ha dovuto rientrare oggi in Brasile per la morte del vicepresidente Josè Alencar.

fonte:www.bluwin.ch

E poi c'è chi ancora pensa che il Brasile abbia una economia da terzo mondo....
São Paulo ha la maggiore tassa di inflazione tra le capitali secondo quanto mostra il FGV.


IPC-S è di 0,59% nella capitale paulista.
La variazione di inflazione è salita in sei delle sette capitali analizzate.

L'inflazione secondo il IGP-10 sale a 1,2% a settembre, secondo la Fondazione Getulio Vargas (FGV).
La città di São Paulo ha registrato la maggior tassa di inflazione tra le sette capitali analizzate dalla Fondazione Getulio Vargas (FGV) nella seconda settimana di settembre.
Nella capitale paulista, l'Indice di Prezzo al Consumatore - Settimanale (IPC-S) è stato di 0,59%, superiore al valore di 0,39% registrato la settimana anteriore.

Ugualmente aumentarono i tassi dalla prima alla seconda settimana del meses delle città di Belo Horizonte (da 0,03% a 0,25%), Rio de Janeiro (da 0,26% a 0,31%), Salvador (da -0,08% a 0,00%), Brasília (da -0,09% a 0,00%) e Recife (da -0,77% a -0,43%).

In controtendenza soltanto Porto Alegre ha avuto una riduzione dei tassi dell'IPC-S, da -0,08% a -0,17%.

Corre inflazione, in arrivo aumento tassi



In arrivo un aumento dei tassi di interesse in Brasile. Dai verbali del Copom, il Comitato di politica monetaria brasiliano, relativi alla riunione dello scorso 18 marzo in cui la Banca Centrale decise di lasciare i tassi invariati, è infatti emerso che l'inflazione annuale del Brasile salirà nel 2010 al 5,1% per poi assentarsi al 4,7% l'anno successivo. Si tratta di un livello più alto del target del 4,5% precedentemente fissato dalle autorità di politica monetaria.
Per questo motivo, nella prossima riunione del 28 aprile il Copom aumenterà i tassi di interesse




fonte:repubblica.it
Ad Finmeccanica, da missione governo ricadute per molte aziende

La missione in Brasile di Berlusconi potrebbe portare alle industrie italiane commesse per 10 miliardi di euro. Lo ha detto Guarguaglini. I 10 miliardi, ha precisato il presidente e ad di Finmeccanica dovrebbero riguardare non solo Finmeccanica ma anche Fincantieri, Fiat, ed altre aziende. Il Brasile ''e' sicuramente un mercato nuovo per noi e la missione con il presidente Berlusconi dovrebbe portare a un partneariato fra Italia e Brasile, in campo navale''.

fonte:ansa.it

Se son rose fioriranno...e meno male che ancora c'è chi considera il Brasile terzo mondo!
Tra poco qui ci superano alla grande...
In Brasile il miglior clima economico dell’America Latina

Il Brasile oggi vive la miglior situazione economica tra i paesi dell’America Latina ed è in una fase di crescita accelerata da due trimestri – e non si tratta solamente di un periodo di recupero delle perdite generate dalla crisi, come succede nella maggior parte dei paesi della regione. A queste
conclusioni sono giunti economisti sudamericani interpellati dalla FGV (Fondazione Getulio Vargas) per il Sondaggio Economico dell’America Latina, realizzato sotto il coordinamento dell’istituto tedesco Ifo, dell’Università di Monaco.
Tra i Paesi BRIC, il Brasile ha anche il miglior “clima economico”. In questo gruppo, solo la Russia non è riuscita ancora a crescere in maniera consistente.
Secondo i dati della FGV, l’Indice del Clima Economico, che sintetizza gli indicatori della situazione economica attuale e delle aspettative future, è passato dal 7,4% a ottobre al 7,8% a gennaio. In media, quello dell’America Latina è passato dal 5,2% al 5,6%.
Secondo Aloisio Campelo, economista della FGV, il Brasile è uscito per primo dalla crisi, sostenuto dal consumo interno. Tra le grandi economie del mondo, il Paese ha il più alto indice di “clima economico”, come era già successo lo scorso ottobre. “Il Brasile, uscendo rapidamente dalla crisi e mantenendosi solido, dimostra di possedere lo slancio per crescere a livelli elevati per molti anni”, ha detto Campelo.
Nel caso del Brasile, è migliorata la percezione sulla situazione attuale dell’economia, il cui indice è salito da 6,4% al 7,7% tra ottobre e gennaio, anche se le prospettive per il futuro hanno subito una ritrazione, facendo passare l’indice dall’8,4% al 7,4%. “Questo avviene perché il paese sta meglio, già sta crescendo in maniera accelerata”, pondera Campelo.
Sempre secondo il sondaggio, sono in buona posizione anche il Perù, l’Uruguay, il Cile e, più recentemente, l’Argentina, che ha cominciato a recuperare da gennaio scorso. Tutti, secondo l’economista della FGV, stanno traendo vantaggio dal miglioramento dei prezzi delle commodities. Però, Colombia, Bolivia, Paraguay e Messico non sono ancora usciti del tutto dal pantano, secondo la valutazione degli economisti di questi stessi paesi.
In Messico, la grande dipendenza dall’economia ancora sonnolenta degli Stati Uniti, è un problema serio. In America Latina, solo il Venezuela convive con la recessione, aggravata dal razionamento e dalla difficoltà del paese nell’attrarre investimenti privati a causa dell’instabilità istituzionale, afferma Campelo.
Nella percezione degli specialisti locali, appena il 7,4%, su un totale di 94 paesi analizzati, si trova ancora in “contrazione economica”. Secondo i dati della ricerca, solo l’Asia e il Medio Oriente stanno meglio dell’America Latina: tra i paesi asiatici, il 73,3% ha già azzerato le perdite generate dalla crisi e sta crescendo – alcuni, sottolinea Campelo, non sono stati neppure sfiorati dalla turbolenza, come la Cina. In Medio Oriente, il 66,7% dei paesi si trovano in questa situazione, mentre nell’America Latina sono il 41,2%.
Nella situazione opposta è vista invece l’Europa, con appena il 10,5% dei paesi ritornato a crescere.


fonte:etribuna.com

Agro-Industria in calo nel 2009

L´agro-industria brasiliana ha chiuso il 2009 con una diminuzione della produzione del 4,9% , cifra superiore al 2008, anno in cui chiuse con 1,7% ma superiore all´industri in generale che ha registrato una diminuzione parai al 7,4%.


I dati sono stati divulgati dall´Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística (IBGE).
Tecnici dell´Istituto attribuiscono la perdita alla crisi economica globale e alla siccitá nel sud del paese che ha portato ad una conseguente riduzione della produzione agricola pari all´8,3% e una diminuzione negli investimenti per l´acquisto di macchine agricole del 28,7% a cui si aggiunge una diminuzione nell´acquisto de prodotti fertilizzanti (2,1%) e altri prodotti collegati alla produzione (15,7%).
L´agro-industria brasiliana ha presentato risultati negativi in tutti i trimestri del 2009: meno 6,7% nel primo, meno 4,2% nel secondo, meno 5,9% nel terzo e meno 2,8% nel quarto.



La raccolta di cereali l´anno scorso é stata la seconda maggiore della storia con 133,8 milioni di tonnellate di cereali.
Copyright © 2008 ITALIANO ... BRASILEIRO | Editato da D.T.