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Ilhéus (Bahia)
Ilhéus importante porto sull'Oceano Atlantico è la maggior città della costa baiana a sud di Salvador, sia a livello di numero di abitanti che di estensione litorale.
Fondata nel 1534 come Vila de São Jorge dos Ilhéus, è stata a lungo una capitale mondiale del cacao mentre oggi, anche per via di una malattia (vassoura-de-bruxa) che ha devastato le piantagioni, la prima voce dell'economia è il turismo. Insieme alla vicina Itabuna conosce un grande sviluppo nell'industria e soprattutto nel settore dei servizi.
Deve la sua fama internazionale soprattutto allo scrittore Jorge Amado, che qui trascorse l'infanzia e vi ambientò poi alcuni dei suoi romanzi più famosi.
Ilhéus è un piccolo paradiso tropicale, dotato di quasi cento chilometri di spiagge per tutti i gusti.
Come in molte città brasiliane la musica occupa il posto principale esempio è il samba, nato a Bahia, poi diffuso nel resto del Brasile e del mondo.
La cultura africana arricchisce ancora di più l’exotismo e la magia di questa città meta turistica di Brasiliani e stranieri.
- Outras informaçoes sobre Ilhéus

JORGE AMADO


Jorge Amado, grande scrittore brasiliano scomparso di recente, era nato il 10 Agosto 1912 in una fattoria nell'interno di Itabuna nello stato di Bahia, in Brasile. Figlio di un grande proprietario terriero produttore di cacao (un cosiddetto "fazendeiro"), fu testimone fin da bambino delle lotte violente che venivano scatenate per il possesso della terra. Si tratta di ricordi indelebili, più volte riutilizzati nella stesura delle sue opere.


Attratto dalla letteratura fin dall'adolescenza , si propone subito come giovane ribelle, sia dal punto di vista letterario che politico, scelta fra l'altro alla quale il grande "cantore di Bahia" non ha mai deflesso, anche quando i pericoli erano assai minacciosi (ad esempio, negli anni della dittatura nazista, che, se avesse vinto, rischiava di contagiare anche le civiltà sudamericane).

Inoltre, è utile sottolineare che il Brasile della gioventù di Amado era un Paese assai arretrato e ancorato a tradizioni che gettavano le loro radici addirittura nel sistema schiavistico, peraltro a quel tempo recentemente smantellato. Un Paese, quindi, che guardava con sospetto e timore a qualsiasi forma di "sovversione". Infine, la forte crisi economica e la conseguente apertura delle frontiere, che determinò un fortissimo flusso migratorio di tutte le razze (italiani compresi), non faceva che minare il senso di sicurezza dei cittadini, desiderosi vieppiù di garanzie e stabilità.

In questo mondo attraversato da profonde trasformazioni Jorge Amado esordisce non ancora ventenne con il suo primo romanzo "Il paese del Carnevale", storia di un giovane che non riesce a trovare la sua strada in una società che rifiuta di affrontare i problemi per ignorarli o mascherarli con trucchi di vario genere, fra cui appunto il mitico Carnevale. A proposito di questo primo romanzo, l'Enciclopedia della Letteratura Garzanti così scrive: "qui già si delinea la sua fisionomia di narratore realista, inclina ad una sorta di populismo romantico, legato alla gente e ai problemi della terra bahiana".

Seguirono subito dopo due romanzi di impegno sociale "Cacao" e "Sudore": il primo sul drammatico problema degli "affittati" (in pratica schiavi utilizzati nelle piantagioni di cacao), il secondo sulla condizione non meno drammatica del sottoproletariato urbano. Ma il grande esordio che lo pone davvero all'attenzione di tutti, anche al di fuori del mondo delle lettere, avviene nel 1935 con il romanzo "Jubiabá", dal nome del protagonista, il grande stregone negro di Bahia. Romanzo provocatorio quant'altri mai per la mentalità brasiliana, a causa dell'intensa narrazione che vede protagonisti cultura e personaggi negri (in un paese la cui cultura ufficiale aveva fino ad allora negato il valore della cultura negra in quanto tale), nonché una storia d'amore di un uomo nero con una donna bianca (argomento assolutamente tabù). Infine, sullo sfondo sono tratteggiate le vicende di un grande sciopero, visto come il superamento delle differenze razziali nella lotta di classe. Insomma, un gran calderone che infrangeva in un una sola grande narrazione tutte le fragili, ma al tempo stesso radicate resistenze della cultura brasiliana

A quel punto il cammino di Jorge Amado è tracciato, la sua scelta ideale di vita troverà nelle opere successive una serie di precise conferme mentre le sue scelte politiche, come l'adesione al Partito Comunista, provocheranno più volte il suo arresto e l'esilio. Finita la seconda guerra mondiale, infatti, costretto ad allontanarsi dal Brasile con l'ascesa alla presidenza di Enrico Gaspar Dutra, Jorge Amado vive prima a Parigi e poi, vincitore del premio Stalin, passa tre anni nell'Unione Sovietica. Nel 1952 pubblica in tre volumi "I sotterranei della libertà", la storia delle lotte del partito comunista in Brasile. Pubblica in seguito altre opere minori sul suo soggiorno nei paesi dell'Unione Sovietica.

Poco dopo, però, ecco un'altra grande svolta, avvenuta precisamente nel 1956. Questa è la data della sua uscita dal Partito Comunista Brasiliano per dissensi sugli sviluppi del comunismo in Unione Sovietica.

Nel 1958, ritornato in Brasile, pubblica con sorpresa di tutti "Gabriella, garofano e cannella". Un ritorno al passato, alla sua terra d'origine e alle lotte dei "fazendeiros" per il possesso delle terre; nel romanzo, tra una sparatoria e una cavalcata la bella Gabriela ama e rivendica il diritto di amare. Questo diritto di amare al femminile, questo superamento del binomio sesso-peccato può sembrare banale, al giorno d'oggi, ma a quel tempo, nel 1958, ottenne un effetto provocatorio forse superiore a quello dello stesso "Jubiabá" vent'anni prima. Una riprova? Amado non poté rimettere piede a Ilhéus per molto tempo a causa delle minacce ricevute per aver offeso l'onore e la rispettabilità delle donne del posto.

Molti anni più tardi, quando compirà ottant'anni, il "paese del carnevale" gli renderà omaggio con una grandiosa festa, un gigantesco carnevale nel vecchio quartiere bahiano del Pelourinho, tante volte descritto dal "bahiano più bahiano di Bahia". Verso la fine della sua vita, il bilancio del vecchio e indomito scrittore non potè che essere improntato all'orgoglio e alla soddisfazione. I suoi libri, pubblicati in 52 paesi e tradotti in 48 lingue e dialetti, hanno venduto milioni di copie, contribuendo a risvegliare le coscienze ma anche a distendere e a divertire (soprattutto grazie alla sua "seconda fase", quella "spensierata" di "Gabriella garofano e cannella"). Il leggendario cantore di Bahia è scomparso il 6 agosto 2001.
fonte:zam.it



Le opere

Romanzi di Jorge Amado (le date si riferiscono alla pubblicazione in portoghese)


Il paese del Carnevale, 1931
Cacao, 1933
Sudore, 1934
Jubiabá, 1935
Mar Morto, 1936
Capitani della spiaggia, 1936
Terre del finimondo, 1943
I padroni della terra. San Jorge de los Ilheus, 1944
Messe di sangue, 1946
I sotterranei della libertà (3 volumi), 1954
Gabriella, garofano e cannella, 1958
I guardiani della notte, 1964
Dona Flor e i suoi due mariti, 1966
La bottega dei miracoli, 1969
Teresa Batista, stanca di guerra, 1972
Vita e miracoli di Tieta de Agreste, 1977
Alte uniformi e camicie da notte, 1979
Tocaia grande, 1984
La sparizione della santa/Santa Barbara dei fulmini, 1988
Navigazione di cabotaggio, 1992
I Turchi alla scoperta dell'America, 1992
El compadre de Ogún, 1995
Il miracolo degli uccelli, 1997

Altre pubblicazioni


Racconti:

La doppia morte di Quincas l'acquaiolo, 1958
I vecchi marinai, 1961 (Pubblicato anche come Le controverse avventure del Comandante Vasco Moscoso Aragão, Capitano di lungo corso)
Libri per bambini:
Gatto Tigrato e Miss Rondinella, 1976
La palla innamorata, 1984



Autobiografie:

L' ABC di Castro Alves, 1941
Il cammino della speranza, 1942




Salvador e l'Università


Per motivi di lavoro nelle ultime settimane ho frequentato tre università della capitale baiana entrando in contatto con realtà molto diverse tra loro che mi hanno fatto capire come, oltre alla qualità dell'insegnamento (che non ho strumenti oggettivi per valutare) anche l'immagine di una istituzione che forma culturalmente nuovi professionisti sia molto importante.

Ho visitato e conosciuto studenti di tre facoltà, due private e una statale: la Unifacs (da anni una delle migliori dieci università brasiliane), la UniJorge e la UFBA (Università Federale della Bahia) che é statale e frequentata da studenti di classe bassa, media e alta nelle differenti fasce orarie.

L'impatto con la Unifacs e con gli studenti del corso di comunicazione e di moda é stato ottimo: ragazzi concreti, preparati e creativi. La struttura é sobria, senza eccessi e con un ambiente che favorisce lo studio e la concentrazione che mi hanno fatto venire in mente il Politecnico di Torino. Essendo una facoltà privata e prestigiosa l'accesso a questa facoltà é per la maggior parte dei casi garantito a studenti che hanno una capacitá economica sufficiente a sostenere i costi della rata mensile e dei costi aggregati, solo alcune borse di studio permettono agli studenti di classe economica inferiore di poter accedere ad una istruzione di qualitá.

Totalmente all'opposto della Unifacs si trova la UniJorge che piú che un luogo di apprendimento e studio sembra un shoppingo dove i giovani si ritrovano per mangiare, divertirsi usando internet e organizzando feste. È difficile reperire informazioni all'interno del campus e anche l'abbigliamento degli studenti rende l'idea che più che in luogo di formazione cultural ci si trovi in un luogo di ricreazione e divertimento. Non vedo esempi simili in facoltà italiane.
La UFBA é stata la mia ultima istituzione accademica visitata, ho avuto modo di entrare nel complesso di facoltá che si nel quartiere Canela (sede di medicina ed economia in particolare) e nel campus di Ondina, immerso nel verde e che ospita la facoltà di comunicazione.
Se gli edifici sono entrambi sobri e facilitano lo studio gli studenti rappresentano tendenzialmente l'immagine della società soteropolitana attuale in cui vi sono attitudini ed elementi validi e altri che hanno comportamenti discutibili. Paragonerei la UFBA ale facoltà umanistiche dell'Università di Torino dove si respira un effevescenza culturale unita ad una ambiente "dinamico".

In Italia ho frequentato, completandola, l'Università di Scienze Politiche e se dovessi scegliere dove studiare nella città di Salvador probabilmente opterei per la UFBA in modo tale da poter entrare in contatto con studenti che rappresentano in modo migliore la realtà sociale "extra accademica" e allo stesso approfittare di struttere universitarie gradevoli e adeguate.

Sicuramente eviterei la UniJorge perché mi sembra l'ambiente ideale per fare tutto meno che studiare e considerei valida la opzione Unifacs se dovessi scegliere un corso tecnico e non un corso di laurea umanistico.
La mia esperienza nelle università soteropolitane è molto limitata ma in tre delle più importanti della città ho notato realtà molto differenti che probabilmente "formeranno" professionisti con comportamenti e preparazione altrettanto differenti, cosa che non obbligatoriamente ha una connotazione negativa.

I.B.
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