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Nel 1840 il caffè cominciò a sostituire lo zucchero come principale prodotto di esportazione e con l’espansione della coltivazione del caffè, soprattutto nello stato di San Paolo, aumentò la necessità di mano d’opera, allora rappresentata soprattutto da schiavi ma destinata a venir meno nel giro di un quarantennio scarso e in seguito ad una lunga battaglia per i diritti civili le cui tappe espongo rapidamente di seguito.
Nel 1851 fu proibito il traffico della schiavitù e nel 1871 con la Lei do Ventre Livre (Legge del Ventre Libero) si garantì la libertà ai figli nati da madre schiava, ma solo al raggiungimento della maggiore età; una legge che non avendo alcun significato pratico fino al 1892, quando cioè il primo dei nati avesse compiuto 21 anni, mostra la sua reale funzione, ossia ridurre al silenzio il movimento abolizionista per un decennio. Seguirono a queste disposizioni, nel 1885 la Lei dos Sexagenàgenarios/Lei Saraiva-Cotegipe, che concedeva la libertà degli schiavi con più di 60 anni di età e infine, il 13 maggio 1888, l’abolizione del regime schiavistico per mano della principessa Isabella.
fonte:storicamente.org

Il Brasile in una lista di 162 paesi elaborata per la prima volta dalla Fondazione australiana Walk Free per stabilire l'Indice di Schiavitù Globale occupa la 94° posizione.
La classifica considera l'insieme di tre fattori: prevalenza di schiavitù moderna per la popolazione, matrimonio infantile e traffico di persone dentro e fuori dal paese.
"Nel 2013 la schiavitù moderna prende molte forme ed è conosciuta con diversi nomi; è chiamata traffico umano, lavoro forzato, schiavitù o pratiche simili, tra cui la dipendenza per usura, il matrimonio d'interesse o forzato, vendita e sfruttamento di bambini e adolescenti" secondo quanto riferiscono i responsabili della ricerca.
I paesi primi classificati sono quelli che si trovano in una situazione peggiore e nelle prime cinque posizioni troviamo la Mauritania, Haiti, il Pakistan, l'India e il Nepal. All'estremo opposto a pari merito al 160° posto troviamo Islanda, Irlanda e Gran Bretagna seguito da Nuova Zelanda e Svizzera.
I 162 paesi oggetto di studio formano quasi una popolazione mondiale di 7 miliardi di persone. In questa graduatoria il Brasile occupa una posizione (94°) migliore del Cile (89°) ma peggiore di Iran e Iraq (103° e 104°)
Nella classifica che considera soltanto i numeri assoluti di schiavitù moderna la lista cambia sensibilmente e in ordine troviamo India, Cina, Pakistan, Nigeria, Etiopia, Russia, Thailandia, Repubblica Democratica del Congo, Birmania e Bangladesh. 
Questi dieci paesi insieme rappresentano il 76% dei 29,8 milioni di persone che vivono attualmente in condizioni di schiavitù moderna. Soltanto in India si ritiene ci siano 13,3 milioni di schiavi mentre in Cina il numero varia tra il 2,8 e i 3,1 milioni.
Nei paesi dell'America Latina il numero assoluto è di 3,78% del totale di persone che vivono nello stato di schiavitù moderna. Tra i 27 paesi oggetto di analisi secondo la classifica che considera il matrimonio infantile e il traffico di persone fuori e dentro il paese il Brasile appare al 13° posto, una situazione tutt'altro che invidiabile e lontano dai numeri di Cuba, Canada e Stati Uniti.
L'Italia, con quasi 8000 persone che vivono in stato di schiavitù moderna è il Paese dell'Europa centro-occidentale con il rischio più alto ma viene dietro a Bulgaria, Grecia, Croazia e a tutta l'Europa orientale. 
(D.T.)
Schiavi Nelle Piantagioni
 Polizia Ne Libera 95


Schiavi in due diverse piantagioni nel sud, 95 lavoratori sono stati liberati dalla polizia in Brasile. Una quarantina era sfruttata in una piantagione di canna da zucchero e per loro, tra l'altro, non c'era nemmeno acqua potabile per bere. Condizioni analoghe anche in una coltivazione di fragole.
Nel 2002 il Brasile lanciò una campagna per sradicare la schiavitù.

fonti:agi.it

Non ci sono parole, sfortunatamente esistono acora episodi come questi che probabilmente sempre esisteranno e non solo in Brasile...
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