Visualizzazione post con etichetta militare. Mostra tutti i post
Dilma crea una commissione di indagine per appurare i fatti relativi alla Dittatura. (1964-1985)


Sabato scorso, la presidente brasiliana Dilma Rousseff ha preso una decisione storica, nominando i sette membri della Commissione per la verità che dovrà fare luce sui crimini commessi durante la dittatura militare che governò il paese sudamericano dal 1964 al 1985.


La Commissione era stata istituita con una legge approvata dal parlamento brasiliano nel novembre scorso. 

Un passo non scontato da parte delle istituzioni del paese, se si pensa che appena due anni fa, nell’aprile 2010, la Corte suprema federale aveva riaffermato la legittimità della Legge d’amnistia del 1979, il provvedimento con cui i militari si erano autoassolti, per il passato, il presente e il futuro. Nel dicembre 2010, la Corte interamericana dei diritti umani, aveva stabilito che la Legge d’amnistia era in contrasto con la Convenzione americana dei diritti umani e non doveva continuare a ostacolare le indagini e i procedimenti giudiziari sui crimini della dittatura.

Pare, allora, che l’odiosa vernice dell’impunità, con cui la Legge d’amnistia del 1979 aveva cercato di coprire le torture, le esecuzioni extragiudiziali e gli altri crimini commessi nel “ventennio” brasiliano, possa essere grattata via. Il Brasile è l’unico dei paesi dell’America meridionale in cui non sia stata emessa alcuna condanna per le violazioni dei diritti umani verificatesi sotto le giunte militari.

Perché questo “zero” nella casella delle condanne sia cancellato è importante, sottolineano le organizzazioni per i diritti umani, che la Commissione per la verità sia isolata dalle interferenze politiche e dotata di tutte le risorse, economiche e strutturali, per lavorare in modo indipendente e approfondito. Pur non avendo valenza giudiziaria, le conclusioni della Commissione potranno contribuire allo sviluppo delle indagini in corso e di quelle che, auspicabilmente, si apriranno in futuro.

Una, avviata da poco, riguarda la sparizione di Aluizio Palhano Pedreira Ferreira, un avvocato e sindacalista “scomparso” nel maggio 1971 dopo essere stato arrestato da agenti della sicurezza militare. Secondo testimonianze dell’epoca, prima di sparire nel nulla fu torturato nelle celle del Distaccamento delle operazioni per l’informazione del Centro operativo della difesa interna (Doi-Codi).

Il 24 aprile di 41 anni dopo, la procura federale di San Paolo ha incriminato il colonnello in pensione Carlos Alberto Brilhante Ustra, che dirigeva il Doi-Codi, e il vicecapo di polizia Dirceu Gravina (meglio e tristemente noto col soprannome con cui amava o pretendeva farsi chiamare: Gesù Cristo) per sequestro di persona. 

I procuratori che seguono il caso hanno utilizzato due precedenti sentenze della Corte suprema federale del 2009 e del 2011 che, senza mettere in discussione la Legge d’amnistia (come ricordato sopra, a proposito della sentenza del 2010), avevano stabilito che questa non valeva per i reati di sequestro di persona o sparizione. Così come in Argentina, i magistrati hanno fatto leva sull’elemento della continuità del tempo del reato: data l’assenza della vittima, il sequestro di persona commesso nel 1979 prosegue mentre sono in corso le indagini.

I giudici federali dovranno presto pronunciarsi su una seconda indagine, quella aperta sempre quest’anno a marzo nei confronti del colonnello Sebastiao Curió Rodriguez de Moura, per il sequestro e le torture commesse contro cinque membri del movimento di guerriglia Araguaia, avvenute nello stato di Pará nel 1974.

Fonte:http://www.agoravox.it/Dittatura-il-Brasile-inizia-a-fare.html
Lotta alla criminalità: inizia domenica 13 l'occupazione della Rocinha



Con circa 2000 uomini l'occupazione della Favela della Rocinha nella zona sud di Rio mobiliterà un apparato bellico paragonabile a quello utilizzato lo scorso anno durante l'azione militare nel  Complexo do Alemão.
Oltre al recupero e ripristino della legalità nella favela l'azione è volta al potenziamento della sicurezza in tutta la zona sud carioca e le aree turistiche per evitare qualsiasi tipo di rappresaglia o attentato. Il segretario di Sicurezza José Mariano Beltrame, ha confermato che l'occupazione inizierà domenica 13 alle ore 05h00; lo spazio aereo resterà chiuso e solo gli elicotteri blindati di Polizia Militare e Civile potranno sorvolare il cielo della capitale.
L'entrata nella favela seguirà lo stesso schema delle precedenti operazioni: uomini del BOPE posizionati nella Estrada das Paineiras entreranno nella favela attraverso la ricca vegetazione della collina. Allo stesso tempo altri reparti del battaglione saliranno nella Rocinha attraverso la Estrada da Gávea con i carro armati blindati della Marina, modello Lagarta Anfibio; che possiedono un meccanismo di lancio automatico di granada M275 e mitragliatrici calibro 50.
Nel caso in cui non venga incontrata nessuna resistenza gli uomini del Batalhão de Choque saliranno fino alla sommità della Rocinha attraverso varie vie di accesso. In queste ore con l'aiuto degli agenti della Coordenadoria de Recursos Especiais (Core) della Polizia Civile, la Polizia Militare sta iniziando una ricerca di armi e droga nascoste dai trafficanti del  gruppo Amigos dos Amigos (ADA).

Tutti i battaglioni della Polizia Militare della zona sud de Rio, e particolarmente il 23.ºBPM di Leblon, saranno allertati. Il comandante dell' Estado Maior Operacional da PM, colonnello Alberto Pinheiro Neto,
ha chiesto un "voto di fiducia agli abitanti" invitando a denunciare nascondigli di armi e droga.
Per evitare qualche possibilità di corruzione la Defensoria Pública invierà ufficiali che accompagneranno da vicino l'operazione militare.
Brasile: grandi eventi sportivi nuova opportunità di investimento


I Mondiali di calcio del 2014, i Giochi olimpici del 2016, i giochi militari internazionali di quest'anno.
Il business dei grandi eventi sportivi arriva in Brasile, portando con sé immense opportunità di investimento.
Alla competizione globale partecipa anche il mondo imprenditoriale italiano, assistito dalle istituzioni.
Una nutrita delegazione composta da più di una settantina di imprese è in questi giorni in Brasile per partecipare ad una missione organizzata dall'Ice, dalla Farnesina e dal ministero dello Sviluppo economico, in collaborazione con Confindustria e Fiesp e Firjan, le associazioni di industriali degli stati di San Paolo e Rio de Janiero. Particolarmente attiva l'ambasciata a Brasilia, che ha contribuito all'iniziativa, facilitando i contatti con le istituzioni brasiliane. Obiettivo delle nostre imprese "non è accreditarsi come prime contractor, ma puntare sulle subforniture e i subappalti nella realizzazione dei grandi impianti sportivi", sottolineano dalla nostra sede diplomatica.
A fronte di un'economia in crescita esponenziale, il Brasile presenta ancora criticità da un punto di vista infrastrutturale, a cominciare dall'intero sistema aeroportuale fino al trasporto urbano.
La scommessa per le imprese italiane è puntare su settori cruciali come le infrastrutture e l'impiantistica, i macchinari per l'edilizia e le attrezzature sportive e alberghiere, la sicurezza e i trasporti.
La missione si concluderà domani.

fonte:agi.it
Rio de Janeiro:
il governo vince la battaglia contro i narcos


A Rio de Janeiro le forze dell'ordine hanno messo in piedi una vera e propria guerra ai narcotrafficanti.
Dalla scorsa domenica la polizia ha organizzato un intervento straordinario per costringere i narcos nascosti nelle favelas alla resa.
Finalmente questa mattina, secondo quanto riporta l'Ansa, la battaglia sembra conclusa e la bandiera brasiliana sventola da oggi sul "Complexo do Alemao", un quartiere di Rio composto da favelas, covo dei più potenti gruppi di narcotrafficanti del paese.
 
La vittoria della polizia

In città oggi la soddisfazione è grande: la vittoria alla fine della più imponente operazione di polizia contro i narcos rappresenta una svolta per il Brasile.
Il dispiegamento di forze è stato imponente (800 uomini dei corpi speciali della polizia, con l'appoggio di elicotteri e mezzi dell'esercito) ma non inedito: questa volta però quello che è sembrato nuovo è stata la volontà esibita dalle autorità di raccogliere la sfida del potere dei narcos e di farla finita, almeno in quella zona.

Qualche boss in fuga

Vila Cruzeiro e Morro do Alemao da decenni erano ''terra di nessuno'', o meglio proprietà privata dei vari boss che si sono succeduti nel controllo del territorio, a seconda di quale fazione prendeva il sopravvento nelle dispute a colpi di feroci scontri a fuoco, con la polizia che stava a guardare.
Alcuni boss sono riusciti a sfuggire all'accerchiamento (sembra attraverso le fogne), pesci piccoli che si sono dileguati in vari modi, restano molte altre baraccopoli da ripulire: ma i risultati ottenuti in questi cinque giorni di ''guerra ad oltranza al traffico'', come l'ha definita il governatore di Rio Sergio Cabral, rimarranno come punto di riferimento a dimostrazione che quando lo Stato e i suoi rappresentanti fanno sul serio, i narcos non reggono all'impatto.
 
La gente acclama

La gente, negli scontri di questi giorni, ha applaudito e inneggiato alla polizia: e anche questa è una novità, perchè a Rio la polizia era vista da decenni come una forma diversa di malavita, quella che può taglieggiare, estorcere, sequestrare e soprattutto ammazzare (anche a pagamento) come quelli delle cosche, ma impunemente.
E invece adesso piano piano passa ad essere vista come ''esercito di liberazione'': non a caso il comandante della polizia Mario Sergio Duarte ha celebrato in televisione la ''liberazione'' del Morro do Alemao.

fonte:ilsalvagente.it
Rio de Janeiro: Guerra contro i Trafficanti delle Favelas


Brasile, è ancora caccia ai narcos
Rio de Janeiro, numero morti sale a 34

E' salito a 34 il numero dei morti nelle operazioni di polizia ed esercito contro le bande di narcotrafficanti in corso da sei giorni nelle favelas di Rio de Janeiro. I militari hanno circondato il complesso edilizio di Morro do Alemao, dove si trovavano almeno 200 narcos. Durante la notte è rimasto ferito in modo lieve un fotografo della Reuters, colpito da un proiettile vagante.

All'operazione partecipano 600 poliziotti e 800 militari, la maggior parte dei quali ha partecipato alle operazioni di peacekeeping ad Haiti ed è esperta di guerriglia urbana, secondo fonti dell'esercito. Non è previsto un attacco in forze ma solo un assedio che impedisca ai narcos di fuggire.

Le forze dell'ordine hanno reagito ad una situazione inedita, in cui i principali cartelli, invece di combattersi l'un l'altro, si sono uniti per cercare di mettere in ginocchio la città.

In vista dei Mondiali e delle Olimpiadi che il Brasile ospiterà nel 2014 e 2016 le autorità avevano fatto ricorso alle cosiddette "unità di pacificazione" (Upp) che erano riuscite a ripulire dai narcotrafficanti una decina di favelas nel centro della città, mantenendovi in permanenza un distaccamento di polizia: nel timore che l'iniziativa potesse prendere piede anche in altre zone della metropoli, i narcos sono passati al contrattacco.

fonte:tgcom.mediaset.it

“E’ necessaria la pace per vivere a Rio di Janeiro”


L'Arcivescovo di Rio de Janeiro, Mons. Orani João Tempesta, dinanzi ai recenti scontri verificatisi nella città, ha chiesto di "vincere il male con il bene" e questo significa "promuovere la pace". Questa è "la via d'uscita dal circolo vizioso del male, della violenza" ha detto. I violenti scontri tra polizia e trafficanti di droga hanno avuto inizio domenica scorsa, quando la polizia è entrata nelle favelas di Rio de Janeiro, cercando di ripristinare la presenza dello Stato nelle zone considerate "libere" dalle mafie della droga. Finora i combattimenti seguiti hanno provocato 34 morti, 3 poliziotti feriti, 196 arrestati e 96 veicoli incendiati.
Mons. Tempesta ha detto in un comunicato che l'Arcidiocesi è solidale con tutti coloro che "attraversano la tribolazione e la sofferenza per le attuali incertezze e difficoltà" che vive Rio de Janeiro in questi giorni. Per raggiungere il desiderato sviluppo sociale e l'equilibrio culturale di Rio de Janeiro "è necessario parlare di pace", ha osservato Mons. Tempesta. Egli ha anche indicato come fondamentale il tornare di nuovo "a cercare l'ispirazione nei valori della vita e della dignità umana".

fonte:fides.org


Il Brasile si doterà di 6 sottomarini a propulsione nucleare



Il Brasile, potenza economica ormai emersa, intende entrare a pieno titolo anche nel club delle potenze militari. Per questo si doterà di una flotta di 6 sottomarini a propulsione nucleare e altri venti convenzionali entro il 2047.
L'obiettivo dichiarato dalla marina di Brasilia è proteggere i giganteschi giacimenti petroliferi scoperti negli ultimi anni in acque profonde. Il tutto con la più imponente flotta di tutto il Sud America. Questi i piani di governo uscente del presidente Luiz Inacio Lula da Silva e dall'erede Dilma Rousseff secondo quanto riferito dal quotidiano Estado de Sao Paulo.

Il costo stimato per ogni sottomarino nucleare è di 550 milioni di euro. Cinque sottomarini, di cui uno a propulsione nucleare (classe Scorpene), sono stati già acquistati dal Brasile nel quadro di un Programma di sviluppo dei sottomarini (ProSub) firmato con la Francia nel 2009. Il primo sottomarino costerà due miliardi di euro a causa dei costi per il trasferimento delle tecnologie del cantiere navale francese DCNS. Gli altri saranno fatturati al solo prezzo di costo perché saranno realizzati nel nuovo arsenale di Itaguai, sul litorale di Rio de Janeiro.

L'ammiraglio Julio Moura Neto ha dichiarato che questa forza che si vuole "dissuasiva" è necessaria per "assicurare la protezione delle riserve di petrolio": il Brasile conta 8.500 chilometri di coste e il 90% del petrolio brasiliano è estratto dai fondali marini.

fonte:agi.it
Il Regime Militare

João Goulart

Il governo di João Goulart fu segnato da una alta inflazione, stagnazione economica e una forte opposizione delle forze armate. Il 31 marzo del 1964 le Forze Armate realizzano un golpe, destituendo João Goulart. I leader del golpe, tra cui i governaatori degli stati di Rio de Janeiro, Carlos Lacerda, di Minas Gerais, Magalhães Pinto di São Paulo e Adhemar de Barros, scelsero come presidente il Generale Humberto de Alencar Castelo Branco, seguito dal Generale Artur da Costa e Silva (1967-1969), il Generale Emílio Garrastazu Médici (1968-74), il Generale Ernesto Geisel (1974-79) e il General João Baptista de Oliveira Figueiredo (1979-84). Tra le caratteristiche che assunsero i governi seguenti al golpe militare, chiamato anche contro-rivoluzione, risaltano la soppressione di alcuni diritti costituzionali degli elementi e delle istituzioni legati al presunto tentativo di golpe comunista, e una forte censura alla stampa, dopo la pubblicazione dell'AI-5.

Nel 1965, tutti i partiti politici allora esistenti furono sciolti ed ebbe inizio l'intensificazione della repressione politica dei comunisti. Soltanto due partiti furono ammessi, l'Aliança Renovadora Nacional (ARENA), e il Movimento Democrático Brasileiro (MDB), che servirono da rifugio per tutta la sinistra e l'estrema sinistra politica. In piccoli municipi, però, la divisione tra i due partiti non era ideologica, ma era basata sulle divisioni delle oligarchie locali.

Nel 1967, fu approvata la la sesta Costituzione Brasiliana dal Congresso, istituzionalizzando il golpe/Rivoluzione/Contro-rivoluzione, e stabilendo elezioni indirette per il Presidente, realizzate da un Collegio elettorale eletto direttamente.

Nello stesso anno, di fronte alla crescita dei movimenti di protesta, il Generale Arthur da Costa e Silva assunse la presidenza. Nel dicembre del 1968, sciolse il Congresso e decretò l'Ato Institucional nº 5, o AI-5, che gli diede diritto di chiudere il Parlamento, negare i diritti politici e sopprimere il diritto di habeas-corpus.

In questo periodo si intensificò la guerriglia nelle città e nelle campagne cercando di rovesciare il regime militare. Praticamente, tutto ebbe inizio con l'attentato nell'Aeroporto Internacional dos Guararapes, a Recife, nel 1966, con diversi morti e feriti, e in diversi altri punti del paese, principalmente São Paulo e Rio de Janeiro. È dopo la configurazione di questa congiuntura di terrore e giustizia sommaria da parte dei gruppi comunisti che la censura ebbe il suo definitivo consolidamento.

Nel 1969, Costa e Silva fu colpito da una trombosi e rimase invalido; una giunta formata dai comandanti delle forze armate prese il potere. Ad ottobre, il Generale Médici fu eletto presidente nel Congresso, e governò durante il periodo più sanguinario della dittatura militare, con una forte repressione dei gruppi terroristi e dei guerriglieri marxisti, con sospetti e collaboratori arrestati, torturari, esiliati o uccisi negli scontri con la polizia. In questa epoca ebbe inizio il movimento guerrigliero Araguaia e la realizzazione dei sequestri degli ambasciatori stranieri da parte di gruppi di sinistra. Questi sequestri erano usati, soprattutto, come una forma di fare pressione sul governo militare per liberare prigionieri politici. Dopo la ridemocratizzazione del paese, si contarono poco più di trecento morti in entrambe le fazioni.

Nel 1974, il Generale Ernesto Geisel diventò presidente, dovendo affrontare grandi problemi economici, causati dal debito estero generato dal governo Médici, e aggravati dalla crisi internazionale del petrolio, e un alto tasso di inflazione.

Geisel iniziò una certa apertura democratica che fu continuata dal successore, il Generale Figueiredo (1979-85). Figueiredo non solo permise il ritorno dei politici esiliati o banditi dalle attività politicge durante gli anni sessanta e settanta, ma autorizzò anche che partecipassero alle elezioni municipali e statali nel 1982.

Il periodo finisce con le elezioni indirette per il presidente nel 1984, con Paulo Maluf concorrendo per il PDS e Tancredo Neves per il PMDB appoggiato dal Frente Liberal, parte dissidente del PDS guidata da José Sarney e Marco Maciel.

Le elezioni, le ultime indirette della storia brasiliana, furono precedute da una enorme campagna popolare in favore delle elezioni dirette, condotta da partiti di opposizione, il frente o il PMDB, che cercava l'approvazione da parte del Congresso dell'Emendamento Costituzionale che proponeva la realizzazione di elezioni dirette. La campagna fu chiamata "Diretas já", ed aveva a capo il deputato Dante de Oliveira, creatore della proposta di emendamento.
Il 25 aprile del 1984, l'emendamento fu votato e ottenne 298 voti a favore, 65 contrari, 3 astensioni e 112 deputati non si presentarono alla votazione. Così l'emendamento fu rigettato, non raggiungendo il numero minimo di voti per l'approvazione dell'emendamento costituzionale.

fonte:it.wikipedia.org
Copyright © 2008 ITALIANO ... BRASILEIRO | Editato da D.T.