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Boa Vista (Roraima)
Boa Vista è la capitale del Roraima dove vive un terzo della popolazione dello stato e si trova sul lato occidentale del Rio Branco, a 220 km dal confine con il Venezuela.
Ha la prticolarità di essere l'unica capitale brasiliana situata al di sopra dell'equatore e la temperatura nella città è generalmente calda in tutto l'anno.
Le precipitazioni abbondanti favoriscono la crescita di una vegetazione molto varia e densa che fa parte della foresta pluviale.
Progettata dall'architetto Darci Aleixo Deregusson, con uno stile simile a quello di Parigi, Boa Vista venne costruita sotto le istruzioni del Capitano Ene Garcez, il primo governatore di Roraima.
La città nacque il 9 luglio 1890 con il nome Boa Vista do Rio Branco grazie al governatore dello stato di Amazonas Augusto Villeroy e possiede diverse piazze e parchi, il più grande l'Ananua Park si trova nella regione nord.
Il complesso Ayrton Senna è l'area turistica maggiormente visitata, e comprende Velia Coutinho, Praça das Águas (una grande piazza con fontane), Millennium portal e Praça das Artes (la piazza maggiore del complesso). Altro punto di forte impatto turistico e il forte São Joaquim, fondato nel 1775, che si trova a circa 32 km dalla capitale.

Brasile: il 50% dell'Amazzonia ora è area protetta



In quattro stati amazzonici (Amapá, Roraima, Pará e Amazonas) piú della metá del territorio è zona protetta, mentre il parco di Tumucumaque, nello stato di Amapá, è piú grande di Francia e Germania messe assieme. Eppure le difficoltà non cambiano.

L'Amazzonia è per metà protetta.
Con la creazione di altre riserve annunciata dal governo di Dilma Rousseff, poco meno della metá dell'Amazzonia brasiliana è ora area protetta.
Sommando le riserve indigene, le unitá di conservazione ambientale, nelle quali è consentito solo l'uso sostenibile delle risorse rinnovabili, le riserve naturali e i parchi (nazionali e statali) - di protezione integrale - si arriva al 44% del totale della superficie dell'Amazzonia brasiliana e poco piú di un quarto della superficie dell’intero Brasile Brasile.
Lo rende noto un rapporto pubblicato in questi giorni dall'Isa (Instituto Socioambiental) e dall'Imazon (Instituto do Homem e do Meio Ambiente da Amazonia).

In quattro stati amazzonici (Amapá, Roraima, Pará e Amazonas) piú della metá del territorio è zona protetta, mentre il parco di Tumucumaque, nello stato di Amapá, è piú grande di Francia e Germania messe assieme.
Se a quelli amazzonici, poi, si aggiungono parchi e riserve del resto del Paese, in particolare il Mato Grosso, il Pantanal e le riserve della Mata Atlantica, il totale delle aree protette arrivano a 53% della superficie del Paese, una percentuale che pochissimi altri Paesi possono vantare.
La stessa ricerca però ammette che molti parchi e riserve sono protette solo sulla carta.
La vastitá del territorio, circa quattro milioni e mezzo di chilometri quadrati, rende precari e difficili i controlli e la protezione dell'ambiente.
Con la mancanza di personale e di strutture adeguate, rileva lo studio, ognuno tra guardie forestali e funzionari dell'Ibama sarebbe teoricamente responsabile per una superficie pari a 1.800 chilometri quadrati di parchi e riserve.

fonte:www.zeromission.tv
Scattata in Brasile l'esecuzione di una sentenza che difende le terre degli Indios

Per la prima volta sono i latifondisti ad esser cacciati dall'Amazzonia

Tensione per l'allontanamento forzato dei grandi coltivatori.

Il governatore: «Diventerà uno zoo umano»

Prima di lasciare le loro proprietà bruciano tutto, per non lasciare niente agli Indios. Per la prima volta a essere cacciati dalla loro terra, nell'Amazzonia brasiliana, non saranno gli indigeni: sono loro ad avere vinto, per la prima volta, una battaglia legale che riconosce i loro diritti e vieta ai latifondisti di frazionare un'altra fetta di foresta. A dover fare le valige, con le buone o con le cattive, sono i bianchi. Scaduta la data limite di 45 giorni per il ritiro volontario dei non-indios, la polizia federale brasiliana ha infatti cominciato le operazioni di espulsione dei grandi coltivatori di riso (arrozeiros), dei latifondisti e dei contadini che ancora occupano abusivamente la terra indigena Raposa/Serra do Sol, nello stato amazzonico settentrionale di Roraima.

LA RESISTENZA DEI LATIFONDISTI - Il capo degli "arrozeiros", Paulo Cesar Quartiero, accusato di molteplici episodi di violenza contro i nativi locali e di danni all’ambiente, ha resistito quasi 12 ore allo sgombero opponendosi a una pattuglia di 25 agenti. La sua Fazenda Providencia, riferiscono i giornali brasiliani, è stata assegnata dal "tuxaua" (capo indigeno) Avelino Pereira della comunità di Santa Rita a dieci famiglie di nativi che vivranno di agricoltura. Le autorità locali stimano che il ritiro forzato degli occupanti da Raposa si protrarrà, tra le tensioni, almeno per due settimane.



LA DECISIONE DELLA CORTE - Con una decisione che avrà ripercussioni anche sulle terre indigene ancora da demarcare, il Supremo tribunale federale brasiliano si era pronunciato a metà marzo per l’allontanamento dei bianchi confermando l’omologazione in area continua e senza frazionamenti di Raposa, 1,7 milioni di ettari abitati da 17.000 indigeni Macuxi, Wapixana, Ingariko, Patamona e Taurepang, già firmata dal presidente Lula nel 2005 a conclusione di un iter legale durato quasi 30 anni.

IL GOVERNATORE: «DIVENTERA' UNO ZOO UMANO» - A peggiorare le cose è intervenuto anche il governatore di Roraima, José de Anchieta Júnior, da sempre contrario ai diritti degli Indios. Nelle dichiarazioni al quotidiano "Globo" non ha certo nascosto il suo disappunto per la decisione della Corte suprema: « Non pretendo nè voglio discutere oltre. Ne abbiamo già parlato a fondo. La riserva indigena di Roraima si trasformerà in un autentico zoo umano. Senza contatto con i Bianchi, quelli che vedremo vivere là saranno animali umani».


NUOVE INSIDIE PER GLI INDIOS - Nella sentenza ci sono comunque alcune clausole che potrebbero avere gravi conseguenze per gli Indiani in tutto il Brasile. I giudici della Corte Suprema hanno infatti stabilito che i governi federali dello stato brasiliano – alcuni dei quali notoriamente anti-Indiani – dovrebbero essere coinvolti in modo più attivo nei processi di demarcazione dei territori indigeni. La loro partecipazione potrebbe rendere le demarcazioni più lente e difficoltose. La sentenza sancisce anche che i popoli indigeni non debbano essere consultati su progetti di sviluppo che, pur riguardando le loro terre, vengano dichiarati “di interesse nazionale”. I giudici hanno anche stabilito che i territori indigeni che sono già stati demarcati (e mappati) non devono essere ampliati. Questo preoccupa in modo particolare tribù come i Guarani, a cui sono state riconosciute legalmente solo piccole aree di terra prima della costituzione del 1988 che garantisce i loro “diritti originali” sulle terre ancestrali. Ana Paula Souto Maior, avvocato della ONG brasiliana ISA (Istituto Socio Ambientale), ha commentato: «Alcune di queste condizioni sono allarmanti e non resta che vedere che tipo di impatto potranno avere sui numerosi territori che ancora aspettano di essere demarcati o ampliati».

fonte:corriere.it
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