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Tra scandali nei ministeri, accuse di corruzione, economia in frenata e tante promesse mancate si conclude tra le ombre il primo anno di mandato della prima donna presidente del Brasile.


Nelle intenzioni doveva essere il governo del fare: meno politico rispetto a quello di Lula e più tecnico. Chiusa l´era del presidente-operaio, un anno fa si apriva la fase del post-lulismo e il mandato, per la prima volta nella storia del Brasile, veniva conferito ad una donna. E invece è stato il governo della propaganda, ostaggio degli scandali e dei partiti di governo.
Il primo gennaio 2011, Dilma Rousseff, la mulher di Lula come veniva chiamata in campagna elettorale (mulher significa donna, ma anche moglie), saliva al Palacio do Planalto con una storia personale totalmente diversa da quella del suo predecessore: di famiglia borghese, negli anni ´70 aveva fatto parte dei gruppi di guerriglia che lottavano contro il regime miltare, poi si era laureata in economia e nel governo Lula si era guadagnata la fama di lady di ferro.
Eppure il suo governo si è dimostrato finora debole, continuamente al centro di scandali di corruzione e irregolarità che ne hanno minato l´azione e costretto a galleggiare in una perenne condizione di emergenza. Dall´inizio dell´anno ben sei ministri hanno dovuto rassegnare le dimissioni dopo le denunce riportate dalla stampa; il settimo ha lasciato per divergenze con i colleghi e adesso un ottavo è al centro di nuove accuse di irregolarità.
Eppure Dilma ha sfruttato la situazione a suo vantaggio e ha annunciato “tolleranza zero contro la corruzione”.
Non importa che quei ministri li abbia scelti lei appena un anno fa, nel paese è passata l´immagine di una presidente in grado di fare la faxina, ovvero la pulizia nei dicasteri: i sondaggi di questa settimana le attribuiscono infatti il 72% di popolarità, un indice di gradimento superiore perfino a quello di Lula al termine del suo primo anno di governo. Ma al di lá dei numeri dei sondaggi, a preoccupare maggiormente sono quelli relativi all´economia.
Il Pil nel 2011 crescerà solamente del 3%, contro le previsioni iniziali ben più rosee. Solo in minima parte la contrazione è dovuta alla crisi internazionale, “l´80% del rallentamento del Brasile è fabbricato in casa, solo il 20% è dovuto alla crisi europea”, ha spiegato pochi giorni fa Octavio de Barros, direttore degli studi economici del Banco Bradesco.
Anche in campo sociale la politica di Dilma si è rivelata più che altro una campagna fatta di slogan e di annunci di programmi che dovranno essere realizzati per “sradicare la miseria dal paese”.
E mentre miliardi di euro se ne vanno per la costruzione degli stadi per i Mondiali di calcio del 2014 (tra ritardi e costi gonfiati), scuole e ospedali pubblici continuano a versare in una situazione drammatica in tutto il paese.
Sul fronte dei diritti civili, Dilma ha il merito di aver creato in questi mesi la Commissione della Verità, un organo che dovrà indagare e fare luce sui crimini commessi dalla dittatura militare tra gli anni ´60 e gli anni ´80.
Molte più perplessità invece sorgono in campo ambientale dove la maggioranza di governo sostiene in Parlamento la riforma del Codice forestale, che se non verrà modificato spianerà nuovamente la strada alle ruspe e agli incendi selvaggi.
Spedendo in archivio il 2011, le previsioni economiche per l´anno prossimo rimangono incerte e mentre i mercati si attendono una crescita del 3,5%, Dilma dispensa ottimismo e annuncia che il Pil salirà del 4,5%-5%.
E´ quello che servirebbe per rilanciare le opere pubbliche, la costruzione di infrastrutture e riprendere con vigore i programmi sociali che negli ultimi dieci anni hanno aiutato milioni di brasiliani ad uscire dalla povertà e che adesso sembrano essere stati un po´ accantonati.
L´impressione che si ha al termine del primo anno di mandato, è che il governo Rousseff non sia in realtà ancora cominciato. Nel 2012 scopriremo se inizierà finalmente l´era Dilma o se Lula dovrà prepararsi per scendere in campo nuovamente nel 2014.

(Andrea Torrente – corrispondente da San Paolo)

 Fonte:http://www.articolotre.com/2011/12/brasile-il-bilancio-negativo-del-primo-anno-di-governo-dilma/53617
Pelé aprirà i Giochi Militari di Rio de Janeiro


Sarà Pelé ad accendere il braciere che darà ufficialmente il via alla quinta edizione dei Giochi Mondiali Militari che si terranno a Rio de Janiero, in Brasile, dal 16 al 24 luglio.
Gli organizzatori dell'evento hanno nominato 'O Rei' come ultimo tedoforo prima dei giochi per aver militato in una selezione militare di calcio brasiliana all'inizio della sua carriera.

4.000 atleti delle Forze Armate provenienti da 112 Paesi del mondo parteciperanno ai Giochi, in molte discipline sportive, fra cui spiccano calcio, scherma, equitazione, atletica, pallacanestro, judo, nuoto, pugilato.
La cerimonia di apertura si terrà nello stadio olimpico Joao Havelange, costruito per i Giochi Americani del 2007, alla presenza del presidente della Repubblica Brasiliana, Dilma Rousseff.
Lo spettacolo consisterà in allegorie rappresentative della bellezza del paese carioca, con particolare riguardo alla ricchezza faunistica. Sfileranno, come da tradizione, le delegazioni di tutti i paesi partecipanti, mentre durante la serata ci saranno diversi concerti musicali.
La realizzazione dei Giochi Militari fa parte dell'obiettivo del governo di raddoppiare gli ingressi turistici in Brasile e di triplicare quelli finanziari, anche in vista di eventi sportivi di ulteriore importanza che si terranno nel paese verdeoro, come il Mondiale di Calcio del 2014 e le Olimpiadi del 2016.

fonte:www.adnkronos.com


Tensione tra Italia e Brasile per il caso Battisti


“La decisione del Presidente Lula, assunta allo scadere del proprio mandato, di negare l'estradizione di Battisti appare certamente per l'Italia un atto inaccettabile che ha offeso le vittime del terrorismo ed i loro familiari, contraddetto i principi basilari del diritto e mancato di rispetto all'intero sistema comunitario di garanzia delle libertà fondamentali" - lo ha affermato in Commissione Esteri della Camera il Sottosegretario agli Affari Esteri, Stefania Craxi, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato del PD, Francesco Tempestini, in merito agli sviluppo del caso Battisti nel quadro dei rapporti tra Italia e Brasile.

"In piena sintonia con la Presidenza della Repubblica - ha proseguito il Sottosegretario - la strategia del Governo per ristabilire giustizia nella vicenda, si articola su due cardini fondamentali: la via giudiziaria ed il dialogo politico”.

“In primo luogo, si è, infatti, deciso di percorrere tutte le strade di soluzione giudiziaria previste dall'ordinamento giuridico brasiliano per far valere le nostre ragioni. Abbiamo pertanto presentato ricorso al Supremo Tribunale Federale per dimostrare l'infondatezza delle motivazioni contenute nel parere dell'avvocato generale poste a fondamento del diniego di Lula, nonché l'incompetenza presidenziale di decidere nel merito dell'estradizione, alla luce dell'articolo 3 del Trattato bilaterale di estradizione del 1989. Secondo alcune anticipazioni, il caso potrebbe essere inserito nell'agenda del Supremo Tribunale il primo di giugno”.

“Se tale ricorso – ha spiegato Craxi - dovesse essere respinto dai giudici brasiliani, il Governo è pronto ad adire le istanze previste dal diritto internazionale, ed in particolare la Corte internazionale di Giustizia. Lo stesso accordo Italia Brasile di conciliazione e regolamento giudiziario del 1954 prevede la possibilità di istituire una Commissione di conciliazione e, nel caso questo strumento non risolvesse la controversia, di ricorrere proprio alla Corte dell'Aja”.

“Sul fronte giudiziario la Farnesina, in stretta sinergia con il nostro Ministero della Giustizia, vigila attentamente per prevenire eventuali «colpi di mano». In questo senso, il tempestivo intervento della nostra ambasciata a Brasilia ha impedito che andasse in porto la recente «manovra» della difesa di Battisti tesa ad ottenere la scarcerazione del detenuto approfittando dell'assenza del presidente del Tribunale Supremo Federale e di altri giudici. Attivati dalla nostra rappresentanza, i legali hanno informato il giudice relatore il quale, dopo aver avocato l'esame della richiesta, l'ha respinta il 17 maggio, sottolineando l'assenza di fatti nuovi che potessero giustificare la revoca della detenzione.
Allo stesso tempo, il Governo ha ritenuto opportuno mantenere gli aspetti legali del caso nitidamente distinti dal complessivo andamento dei nostri rapporti politici ed economici con il Brasile. Tradizionalmente intensi, essi hanno avuto negli ultimi anni un ulteriore sviluppo, sancito nel Piano di azione per il Partenariato Strategico firmato dai Presidenti Berlusconi e Lula nell'aprile 2010. Si tratta di un'intesa importante che mira ad aprire fruttuose prospettive nel dialogo bilaterale, in particolare nel settore economico ed industriale”.

“Appare coerente – ha spiegato il Sottosegretario - con tale impostazione l'autorizzazione del nostro Parlamento, con ampia partecipazione dei gruppi, alla ratifica dell'accordo bilaterale di cooperazione nel campo della difesa, che conferma il carattere privilegiato del rapporto Roma-Brasilia in un settore altamente strategico, suscettibile di ricadute positive sul piano della cooperazione industriale. Nel quadro delle ottime relazioni bilaterali, in sede di dialogo politico l'Italia ha mantenuto una costante pressione diplomatica sulle autorità brasiliane per richiamare l'attenzione di Brasilia sul fatto che il diniego di estradizione è stato percepito dall'intero arco politico e dall'opinione pubblica italiani come un provvedimento profondamente ingiusto ed infondato che offende le nostre tradizioni democratiche e giuridiche”.

“L'azione di sensibilizzazione verso l'esecutivo della Presidente Dilma Rousseff è proseguito ai massimi livelli per ribadire le nostre forti aspettative ad una corretta interpretazione del Trattato bilaterale di estradizione e quindi all'accoglimento della nostra istanza. Il Ministro Frattini ha evocato la questione anche in occasione dei colloqui con l'omologo brasiliano Antonio Patriota qui a Roma la scorsa settimana”.

“Il Governo si è attivato anche sul piano europeo, ritenendo il diniego brasiliano unvulnus per l'intero sistema comunitario di garanzia dei diritti e delle libertà fondamentali. Il nostro Ministro degli esteri ha pertanto sensibilizzato, con una lettera indirizzata ai suoi omologhi, i nostri partner comunitari, affinché sostengano le iniziative messe in campo dall'Italia. Sono queste, onorevoli colleghi, le linee d'azione che il Governo, anche sulla base del mandato parlamentare ricevuto con gli atti di indirizzo approvati a gennaio, sta conducendo a 360 gradi per ottenere il riconoscimento di un sentito principio di giustizia e fare in modo che Battisti possa essere affidato all'Italia nel quadro delle garanzie previste dal nostro ordinamento” ha concluso Craxi.

fonte:www.italiannetwork.it
Brasile: il 50% dell'Amazzonia ora è area protetta



In quattro stati amazzonici (Amapá, Roraima, Pará e Amazonas) piú della metá del territorio è zona protetta, mentre il parco di Tumucumaque, nello stato di Amapá, è piú grande di Francia e Germania messe assieme. Eppure le difficoltà non cambiano.

L'Amazzonia è per metà protetta.
Con la creazione di altre riserve annunciata dal governo di Dilma Rousseff, poco meno della metá dell'Amazzonia brasiliana è ora area protetta.
Sommando le riserve indigene, le unitá di conservazione ambientale, nelle quali è consentito solo l'uso sostenibile delle risorse rinnovabili, le riserve naturali e i parchi (nazionali e statali) - di protezione integrale - si arriva al 44% del totale della superficie dell'Amazzonia brasiliana e poco piú di un quarto della superficie dell’intero Brasile Brasile.
Lo rende noto un rapporto pubblicato in questi giorni dall'Isa (Instituto Socioambiental) e dall'Imazon (Instituto do Homem e do Meio Ambiente da Amazonia).

In quattro stati amazzonici (Amapá, Roraima, Pará e Amazonas) piú della metá del territorio è zona protetta, mentre il parco di Tumucumaque, nello stato di Amapá, è piú grande di Francia e Germania messe assieme.
Se a quelli amazzonici, poi, si aggiungono parchi e riserve del resto del Paese, in particolare il Mato Grosso, il Pantanal e le riserve della Mata Atlantica, il totale delle aree protette arrivano a 53% della superficie del Paese, una percentuale che pochissimi altri Paesi possono vantare.
La stessa ricerca però ammette che molti parchi e riserve sono protette solo sulla carta.
La vastitá del territorio, circa quattro milioni e mezzo di chilometri quadrati, rende precari e difficili i controlli e la protezione dell'ambiente.
Con la mancanza di personale e di strutture adeguate, rileva lo studio, ognuno tra guardie forestali e funzionari dell'Ibama sarebbe teoricamente responsabile per una superficie pari a 1.800 chilometri quadrati di parchi e riserve.

fonte:www.zeromission.tv
Sparatoria in Brasile: ex alunno spara a scuola, undici i morti



A Rio de Janeiro un ex studente è entrato oggi nella sua vecchia scuola, cominciando a sparare all’impazzata.
Undici i morti di questa follia, diciotto i feriti.
Tutto è accaduto all’interno della scuola Tasso de Silveira di Realengo, zona occidentale della città brasiliana.
Un bilancio davvero pesante per questo gesto folle commesso, secondo quanto riportato dai media locali, dal 24 enne Wellington Menezes de Oliveira, un ex studente proprio di questa scuola.
Una tragedia come, purtroppo, ne sono già accadute in tutto il mondo.

Undici i morti di questa tragedia: un ragazzo e nove ragazze con età comprese tra i 12 e i 14 anni sono stati uccisi da questo ragazzo, che secondo quanto affermato si sarebbe poi tolto la vita.
Anche se sulla morte del killer le notizie non sono certe: la più accreditata è quella del suicidio, avvalorata anche da una lettera rinvenuta, scritta proprio dal ragazzo.
Altri media, però, sostengono che sia stato ucciso dalla polizia.

Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo è entrato nella scuola con uno zaino, sostenendo di dover tenere una conferenza.
Poi ha iniziato a sparire all’impazzata: erano le 8, ora locale.

Questo il racconto di un poliziotto: “L’omicida era allucinato. Indossava una uniforme militare. Ha sparato con due pistole calibro 38. Non ho mai visto una cosa simile in 26 anni di servizio“.

Uno dei bambini, ferito al volto, ha lanciato l’allarme: l’intervento della polizia ha arginato l’operato del folle che, colpito da un proiettile scagliato dagli agenti, ha deciso di suicidarsi.

Il bilancio è in ogni caso agghiacciante: 11 morti e 22 feriti, tutti molto gravi. E’ stata ritrovata successivamente una lettera con riferimenti all’Islam.
La sorellastra dello psicopatico ha confermato i disturbi mentali:
“Stava sempre su internet, viveva da solo e non aveva amici. Era un po’ matto, ultimamente parlava di cose musulmane e si era fatto crescere una lunga barba”.

Dilma Rouseff, presidente brasiliana dopo Lula, ha così commentato l’accaduto:
“Il Brasile non è abituato ad assistere a questo tipo di crimini.
Tutti siamo uniti nel ripudio dell’atto di violenza perpetrato per di più contro bambini indifesi.
Rendiamo il nostro omaggio a questi piccoli brasiliani che hanno perso troppo presto la vita“.

fonti:hosentito.it e notizieitaliane.it
Portogallo: Rouseff, Brasile potrebbe comprare debito
Il Brasile potrebbe comprare una parte del debito sovrano del Portogallo, per aiutare Lisbona a uscire dall'attuale crisi e evitare un piano di salvataggio esterno, ha indicato il presidente brasiliano Dilma Rouseff in una intervista al quotidiano Diario Economico.

"Stiamo studiando il modo migliore di partecipare alla ripresa dell'economia portoghese" ha detto Rouseff. "Una delle possibilità e di comprare una parte del debito sovrano del Portogallo" ha precisato nell'intervista al quotidiano portoghese.

Fra le altre ipotesi allo studio, ha aggiunto, c'è anche "di ricomprare anticipatamente i titoli brasiliani che detiene il governo portoghese".
Rouseff ha anche affermato che molte imprese brasiliane sono "interessate al mercato portoghese".
Il Portogallo, ha detto, è "molto importante per il Brasile, è la nostra porta d'ingresso in Europa".

Durante la presidenza portoghese dell'Ue tre anni fa è stato firmato al vertice di Lisbona un accordo di partenariato strategico fra i 27 e il Brasile. Rouseff, da ieri in visita prima privata poi ufficiale in Portogallo, ha dovuto rientrare oggi in Brasile per la morte del vicepresidente Josè Alencar.

fonte:www.bluwin.ch

E poi c'è chi ancora pensa che il Brasile abbia una economia da terzo mondo....
La Banca centrale alza il tasso di interesse di mezzo punto.


Il paese amazzonico sempre più leader nella classifica mondiale dei tassi di interesse reale.

La presidente brasiliana Dilma Rousseff apre l'offensiva contro l'inflazione. La Banca Centrale ha aumentato mercoledì il tasso di interesse di mezzo punto percentuale, passando dal 10,75 all'11,25 per cento. Lo scatto, il primo da luglio scorso, è stato deciso all'unanimità dal comitato per la politica monetaria e firmato dal nuovo presidente dell'Istituto, Alexander Tombini, uomo di fiducia di Rousseff. Con questo aumento il Brasile consolida il primato nella classifica degli interessi reali, la quota che si ottiene scontando dal tasso di interesse la percentuale dell'inflazione: a seconda delle proiezioni sulla crescita dei prezzi, l'interesse reale in Brasile oscilla tra il 5,5 e il 6 per cento, rispetto all'1,9 per cento dell'Australia. Stando alle indiscrezioni filtrate sulla stampa locale la misura era attesa da giorni, e già in campagna elettorale Rousseff aveva promesso interventi per raffreddare la domanda e di conseguenza la corsa dei prezzi.

Nel 2010 l'inflazione in Brasile ha toccato quota 5,91 per cento, ben oltre il 4,5 per cento prefissato dalla Banca centrale. L'attenzione passa ora ai potenziali rischi: si alzano i costi della spesa pubblica e si attende un assalto del dollaro al real, la moneta locale, sempre più appetibile per il reddito che può offrire. Con la conseguenza che il biglietto verde potrebbe ulteriormente deprezzarsi punendo le esportazioni brasiliane e incoraggiando lo sbarco di merci statunitensi nel paese amazzonico.

Fonte:(Raffaele Bertini) www.ilvelino.it
Alluvione e morte nello Stato di Rio de Janeiro


E' salito ad almeno 375 il bilancio dei morti delle inondazioni che hanno colpito lo Stato brasiliano di Rio de Janeiro.
Lo hanno reso noto le autorità locali. In 24 ore sono cadute piogge che in media si registrano nell'arco di un mese. La presidente Dilma Rousseff ha dato via libera ai primi aiuti, per un valore pari a 500 milioni di dollari, da destinare alle zone flagellate da piogge e smottamenti.

Teresopolis, una città a un centinaio di chilometri da Rio de Janeiro, è stata la più colpita dalle devastazioni con 114 vittime, secondo l’ultimo bilancio comunicato da un portavoce del comune. “Sono le cifre che ci comunica la difesa civile, man mano che raggiungono con i vigili del fuoco nuove zone”, ha detto.

A Petropolis, nella stessa regione Serrana, diciotto persone sono decedute, ha indicato da parte sua il municipio della città. Altre sette persone sono morte a Nova Friburgo, 140 chilometri a nord di Rio de Janeiro, hanno indicato le autorità alla stampa locale. Fra loro, tre vigili del fuoco sepolti mentre partecipavano ai soccorsi. Il bilancio non ha smesso di aggravarsi tutta la giornata, mentre i soccorritori raggiungevano case isolate in montagna.
Lunedì e martedì, erano morte altre tredici persone a seguito delle piogge torrenziali a San Paolo e questo aveva portato a 142 persone il numero delle vittime in due giorni nel sudest.

fonte:afp





Buon lavoro Presidente Roussef


Ieri 31 ottobre 2010 è stata una giornata storica non solo per il Brasile: Dilma Vana Roussef vincendo le elezioni presidenziali è la prima Presidente della Repubblica donna, Presidente non di un piccolo stato dell'America Latina ma del "gigante", di quello che trascina tutto il continente sudamericano, di una delle cosiddette "economie emergenti".

Ha vinto Dilma ... onore a Dilma.

Ma lasciatemi fare qualche osservazione da spettatore esterno e neutrale.

Non mi è piaciuta la campagna elettorale perchè i candidati più che presentare un programma con soluzioni ai problemi veri ( la cosa è stata solo accennata) hanno passato quattro settimane ad attaccarsi anche personalmente, cercare difetti personali e scandali nella vita dell'avversario.
Per un certo verso è consolante vedere che non succede solo in Italia.

Non mi è piaciuto vedere sempre il Presidente Lula fare campagna elettorale in modo tanto intenso che sembrava lu il candidato e non mi sono piaciute le dichiarazioni dell'ultimo venerdì di Dilma che ha ammesso che Lula sarà parte fondamentale per idee appoggio e consigli durante il suo governo.
Ora la domanda che rivolgerei alla Signora Presidente è la seguente: ci troviamo di fronte al primo mandato presidenziale Dilma Roussef o al terzo mandato Lula?

Non mi è piaciuto ascoltare che durante la campagna elettorale siano state dette delle cose alla popolazione più carente del tipo se non voti Dilma non avrai la casa ( progetto Mi casa Mi vida) e ti toglieranno la "Bolsa Familia" (un aiuto tipo il nostro aiutino per fare la spesa al supermercato...ma lasciamo perdere perchè è un altro discorso) ... questo è far leva sulla scarsa informazione e la paura di chi ha meno accesso all'informazione.

Direte non ti è piaciuto nulla?
Effettivamente dei giochi politici mi piace poco perchè da una parte o dall'altra quasi tutti fanno prima i loro (e degli amici di partito) interessi particolari e dopo pensano al bene del paese e della popolazione.

Una cosa mi è piaciuta l'importanza che viene data al voto qui in Brasile, persone che non ne hanno l'obbligo ( per età o altri problemi) desideravano votare per contribuire attivamente al futuro del paese, ritengo ciò una ottima cosa.

Ora non mi resta che fare un grande in bocca al lupo al nuovo Presidente Signora Dilma sperando che le promesse fatte (politica sociale, economica, ecologica, situazione Petrobras, sistema di salute e dell'educazione, ecc) vengano mantenute; le condizioni per fare bene esistono perché il PT ( partito di Dilma Roussef) dispone de numeri sufficienti per governare bene e prendere decisioni a Brasilia e può contare anche su un alto numero di governatori statuali.

Presidente Dilma,
il suo è un ruolo di estrema importanza, ora festeggi pure, ne ha diritto ma da gennaio trasformi le parole in fatti perchè il Brasile e i Brasiliani meritano una grande Presidente, di promesse si sono riempiti le orecchie ed ora gradirebbero vederne la realizzazione concreta.
Confidando in un Suo successo totale le auguro molta salute, pace, brillantezza mentale e di spirito per poter guidare questo paese nel migliore dei modi durante i prossimi quattro anni.

Dilma Vana Roussef


Dilma Vana Rousseff nasce a Belo Horizonte 62 anni fa da una famiglia della classe media brasiliana, con il padre di origine bulgara e la madre brasiliana insegnante. Separata per due volte, ha una figlia ed un nipote di due mesi. Dilma è una donna che ha conosciuto due fasi della sua vita. Nella sua gioventù militò nei gruppi di resistenza alla dittatura militare quali, Polop, Colina e VAR-Palmares, in cui era conosciuta come la “Giovanna d’Arco della sovversione”. Finì incarcerata per tre anni nei quali subì ininterrottamente per ventidue giorni le torture dei suoi carcerieri.

Dopo il carcere Dilma si stabilì a Porto Alegre e lì presso l’ Universidad Federal de Rio Grande do Sul, si laureò in economia. Nel 1979 inizia la seconda fase di vita di Dilma, quella più propriamente politica. Decide infatti di aderire al Partido Democratico Laborista, nelle cui file ottenne il ruolo di segretaria dell’industria nel governo cittadino di Porto Alegre e poi quello di delegata per l’energia nel governo statale di Rio Grande do Sul. Durante gli anni della presidenza di Cardoso, passa al Partido dos Trabalhadores e nel 2002 la sua conoscenza con Lula le cambia la vita. Prima diventa il ministro dell’energia nel primo governo Lula (2002-2006), poi il presidente-operaio, valutandone l’esperienza tecnica ed il carattere molto forte e poco teso al compromesso, la nomina nel suo secondo governo, ministro della Casa Civil, una sorta di consulente speciale alla presidenza e ministero dell’interno al tempo stesso e le affida l’incarico di coordinare il programma delle grandi opere per lo sviluppo del paese (Programa de Aceleración del Crecimiento). Accusata dai settori più oltranzisti del partito di essere favorevole alla privatizzazione di alcune aziende, tra cui la stessa Petrobras che però è diventata proprio negli ultimi anni una delle 10 compagnie petrolifere al mondo, entra in rotta con Marina Silva, ministro dell’Ambiente per l’estensione del PAC e la difesa dei produttori di soia in Amazzonia, costringendola alle dimissioni. La donna di ferro supera anche un tumore linfatico in pochi mesi nel 2009 e nel 2010 viene lanciata alla presidenza dopo il suo ultimo programma “Mi casa, mi vida”, con cui ha distribuito un milione di case popolari a famiglie indigenti. La sua linea politica rispecchierà quella di Lula, ma con molta più attenzione ai rapporti con gli altri paesi (su tutti Iran e Venezuela sul piano energetico e Cile e Colombia su quello diplomatico interamericano), in particolare nel Mercosur e nella gestione meno statalizzata dell’economia. E’ tifosa dell’Internacional Porto Alegre e la prima donna storicamente eletta al vertice del Brasile.


fonte:legnostorto.com
Dilma Rousseff vs José Serra 0-1


Il titolo di questo post potrà sembrare polemico ma, da spettatore neutrale, visto le premesse e la grande fiducia che Lula ripone sulla candidata del PT mi sembra che questa vittoria di Dilma abbia il sapore della sconfitta.

Infatti già si percepiva un clima di festa attorno a colei doveva essere (e probabilmente sarà) il presidente del Brasile ma già dalle prime dichiarazioni ufficiali appariva evidente una certa delusione della "petista" e un nuovo vigore e energia in Serra, l'altro ... l'ospite indesiderato del ballottaggio.
Chi ha sorpreso è stata Marina Silva ora davvero la donnna più corteggiata del Brasile nelle prossime 4 settimane: sarà lei con i suoi elettori che decideranno chi vincerà questa sfida tra una Dilma che ha l'obbligo di vincere e Serra che di vincere ha la speranza, differenza non di poco conto.
Pronostici non ne faccio, credo che Dilma rimanga in vantaggio ma in 4 settimane e in un uno contro uno non saranno più concessi errori.
Il tempo ci dirà chi governerà il paese durante i prossimi 4 anni.

 Dilma Rousseff o José Serra?


A oltre il 98 per cento dei voti scrutinati, Dilma Rousseff si è fermata al 47 per cento e non è quindi riuscita a raggiungere il 50 più uno necessario per diventare la prima presidente donna della storia del Brasile.
Il prossimo 31 ottobre la candidata del Partito dei Lavoratori, fortemente sostenuta dal popolare presidente uscente Lula, se la dovrà vedere al ballottaggio con il socialdemocratico Jose Serra, che ha guadagnato circa il 33 per cento dei voti. L’esponente del Partito Verde Marina Silva ha raggiunto il 19 per cento, un ottimo risultato per una candidata che i sondaggi davano intorno al 14 per cento.
Sembrerebbe proprio il risultato di Silva, scrive BBC, a giustificare la mancata vittoria di Rousseff, ampiamente favorita alla vigilia delle elezioni anche per il superamento del 50 per cento dei voti al primo turno. Nelle settimane scorse diversi esponenti del Partito dei Lavoratori, tra cui l’ex assistente di Rousseff, sono stati coinvolti in casi di corruzione, e questo potrebbe aver influito sul numero dei voti ottenuto da Rousseff, inferiore alle aspettative. Il Guardian fa poi notare come diversi elettori ancora non sapessero il suo nome a pochi giorni dalle elezioni, riferendosi a lei semplicemente come “la donna di Lula”.
Subito dopo l’annuncio dei risultati, Rousseff ha tenuto un discorso a Brasilia in cui ha cercato di non lasciar trasparire la delusione, mostrando sicurezza e tranquillità.

«Siamo guerrieri e siamo abituati alle sfide», ha detto Dilma Rousseff. «Vinceremo il ballottaggio».

Ora si attende di capire se Marina Silva voglia prendere le parti di uno dei candidati. Durante la campagna, Serra aveva cercato di convincerla a correre con lui come vice-presidente, proposta però rifiutata dalla candidata dei Verdi.

fonte: ilpost.it

Commento personale sul primo turno delle elezioni presidenziali
Elezioni presidenziali 2010:
si sfidano in nove per la Presidenza



Elezioni Brasile. Domani, 3 ottobre, si voterà in Brasile per eleggere il Presidente della Repubblica che sostituirà Lula. Oltre all'elezione del nuovo presidente, si svolgeranno le elezioni parlamentari e quelle relative ai nuovi governatori statali, gli elettori sono 136 milioni. Il presidente in carica, Luiz Inácio Lula da Silva, non si può ricandidare avendo già svolto due mandati.
Il nuovo presidente dovrà essere eletto direttamente dal popolo con il 50% dei voti validi in caso che nessun candidato lo ottenga al primo turno, i due più votati andranno al ballottaggio previsto per il 31 ottobre.

I candidati sono: Dilma Rousseff, Partito dei Lavoratori (Pt, lo stesso di Lula); Ivan Pinheiro, Partido Comunista Brasileiro(Pcb); José Maria Eymael, Partido Social Democrata Cristão(Psdc); José Serra, Partido da Social Democracia Brasileira (Psdb); Levy Fidélix, Partido Renovador Trabalhista Brasileiro (Prtb); Marina Silva, Partido Verde (Pv); Plínio Sampaio, Partido Socialismo e Liberdade (Psol); Rui Costa Pimenta, Partido da Causa Operßria (Pco); Zé Maria, Partido Socialista dos Trabalhadores Unificado (Pstu).

fonte sabatoseraonline.it
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