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Marta Vieira da Silva 
Marta è semplicemente la giocatrice di calcio più forte di tutti i tempi.
Fu scoperta dalla rinomata allenatrice brasiliana Helena Pacheco ed ha esordito all'età di 14 anni nella squadra femminile del Vasco da Gama, dove è rimasta due anni fino a quando il club non ha abolito, nel 2001, la squadra femminile. 
Nel 2002 ha giocato in un piccolo club di San Paolo, rimasto attivo una sola stagione. 
Con l'abolizizione del campionato di calcio femminile Marta ha dovuto emigrare all'estero per continuare a giocare professionalmente tra Svezia, Stati Uniti e con un contratto di tre mesi, durante la pausa del campionato americano, in Brasile con il Santos con cui ha vinto la Coppa del Brasile e la Coppa Libertadores.
Il suo percorso con la nazionale inizia con  l'Under-19 con cui fu nominata migliore calciatrice della Coppa del mondo di categoria segnando 6 gol, nel 2004. 
Ha vinto la medaglia d'argento alle Olimpiadi del 2004 con la nazionale brasiliana. 
Ai Mondiali 2007, torneo in cui la selezione brasiliana è giunta seconda, Marta è stata eletta migliore giocatrice e ha vinto la scarpa d'oro come migliore marcatrice del torneo (7 reti, cui vanno aggiunti 2 assist) e un suo gol nella semifinale contro gli Stati Uniti è stato scelto come rete più spettacolare del torneo. 

Alle Olimpiadi del 2008 ha contribuito al secondo posto della nazionale brasiliana segnando tre reti e fornendo un assist.

Se i Mondiali del 2011 non sono stati fortunati per la nazionale verdeoro attualmente Marta, con le sue compagne è alla ricerca di un inedita medaglia d'oro per il calcio brasiliano nei Giochi Olimpici di Londra.

Pelé: il mito del calcio
Nome: Edson Arantes Do Nascimento
Data di nascita: 23 ottobre 1940
Luogo di nascita: Tres Corações, Brasile
Pelé. Il Dio del calcio. 'O Rey'.
Ciascun termine riconduce allo stesso ricordo, quello di una superstar che dominò il mondo, un'icona vivente che superò ogni primato. Al di sopra ed oltre il suo ineguagliato record di tre vittorie nella Coppa del Mondo, Pelé fu un genio che ad ogni occasione reinventava costantemente il gioco del calcio.

Con ogni tocco, ogni passaggio, ogni dribbling, Pelé era capace di fare qualcosa di nuovo, qualcosa che i tifosi mai avevano visto prima. Il suo istinto infallibile per il gol, il colpo d'occhio per i passaggi perfetti e le doti leggendarie di dribbling, fecero di lui il perfetto calciatore. E se la "Seleçaõ" incarnava il "bel gioco" agli occhi di tanti tifosi di tutto il mondo, ciò può essere tranquillamente attribuito alle doti straordinarie del suo osannato numero dieci.

Una stella dall'inizio
Edson Arantes Do Nascimento nacque il 23 ottobre 1940 a Tres Corações in Brasile. Scoperto all'età di 11 anni dall'ex giocatore della nazionale brasiliana Waldemar de Brito, si unì al Santos all'età di quindici anni e non ne aveva ancora compiuti sedici quando segnò un gol nel suo primo incontro ufficiale contro il Corinthians, nel settembre del 1956. Era nata una leggenda.

Nel 1958 giocò la sua prima Coppa del Mondo a soli 17 anni. Il mondo era stupefatto da quel minuto adolescente venuto dal nulla per illuminare il torneo con le sue doti straordinarie. Di fatto fu proprio la sua bravura in campo che gli fece guadagnare un posto nel terzo incontro del Brasile contro l'URSS. Pelé si era infortunato, ma al suo ritorno dall'infermeria, la squadra serrò le fila e insistette con lui per formare un trio d'attacco irresistibile con Garrincha e Vavá.

Pelé ripagò con un gol contro il Galles nei quarti di finale e con una tripletta contro la Francia in semifinale. Era inarrestabile, con una tecnica perfetta, accompagnata da una velocità incredibile, mista ad opportunismo e intelligenza. Emanava classe, e concluse la Coppa del Mondo con due splendidi gol nella finale contro la Svezia. Il primo lo vide esibirsi in un audace "sombrero", sollevando la palla sopra l'ultimo difensore prima di depositarla dolcemente in rete, mentre il secondo fu un astuto colpo di testa che superò l'ammaliato portiere svedese. Il difensore Sigge Parling più tardi confessò: "Dopo il quinto gol avevo voglia di applaudire".

Dopo il fischio finale, il portiere della Seleçaõ, Gilmar, ricorda con affetto, di aver dovuto consolare il genio bambino che commosso veniva portato fuori dal campo in lacrime sulle spalle dei compagni. Pelé avrebbe consolidato la sua fama negli anni a venire, tormentando le difese e confermando il suo status di fuoriclasse assoluto. Nel 1959 realizzò 127 gol, nel 1961 ne fece 110 e vinse due volte la Coppa Libertadores (1961 e 1962), due volte la Coppa Intercontinentale (1962 e 1963), oltre a nove campionati di Sao Paulo.

Frustrazione e gioia

Arrivò ai Mondiali del Cile nel 1962 pronto di nuovo a fare faville. Si trattava del palcoscenico ideale per mettere in mostra le sue doti, ma purtroppo Pelé subì un infortunio proprio durante il primo incontro e non potè più giocare. Osservò tutte le partite dalla panchina mentre i suoi compagni vincevano di nuovo il titolo più ambito. A partire da quel momento il destino di Pelé era segnato. Subì infatti un secondo infortunio nel 1966, quando dovette uscire dal campo in barella, colpito nello stinco durante la terza partita contro il Portogallo. Anche questa volta fu costretto ad assistere agli incontri dalla panchina, ma in questo caso la sua squadra venne eliminata.

La "Perla nera" avrebbe dovuto attendere Messico 1970 per ricordare al mondo le sue doti eccezionali. Abilmente assistito dai luogotenenti Jairzinho, Tostao, Rivelino e Carlos Alberto, quell'anno il Re Sole splendette in tutta la sua gloria. Il primo Mondiale trasmesso in tutto il mondo a colori, vide come protagonista un Pelé deciso a dare un nuovo significato al gioco del calcio. Tra i momenti culminanti vi sono il suo tentativo di realizzare un pallonetto da metà campo contro la Cecoslovacchia, un incredibile colpo di testa seguito dall'ancor più incredibile salvataggio da parte del portiere inglese Gordon Banks ed il memorabile frangente in cui con una finta lasciò scorrere il pallone oltre il portiere dell'Uruguay uscito fuori area, per poi recuperare la sfera e sparare di pochissimo a lato.

Fu Pelé a realizzare il centesimo gol del Brasile in un Mondiale, proprio durante la finale messicana: si trattò di un magnifico colpo di testa dopo un salto che lo vide rimanere sospeso per aria per alcune lunghissime frazioni di secondo. "Era una sensazione speciale quella di segnare con un colpo di testa. Mio padre una volta realizzò cinque colpi di testa in una sola partita, un record che non sono mai riuscito a battere" disse più tardi Pelé.

Tarcisio Burgnich, il difensore italiano cui era stato assegnato il non invidiabile compito di marcare Pelé nella finale, disse più tardi: "Prima della partita mi ripetevo che era di carne ed ossa come chiunque, ma sbagliavo". Il Brasile vinse la Coppa Rimet per la terza volta con quella che fu senza ombra di dubbio la miglior squadra di tutti i tempi. Pelé era diventato una leggenda vivente. Il giorno dopo la finale il Sunday Times scriveva in prima pagina: "Come si scrive Pelé? D-I-O".

Lasciando una grande impronta
Pelé era una vera e propria leggenda e, durante la sua lunga e prestigiosa carriera, stabilì record sorprendenti. Nel 1969 realizzò il suo millesimo gol, di fronte ad una folla in delirio nello stadio Maracaná. In non meno di sei circostanze realizzò cinque gol durante un unico incontro, fu poker di reti in 30 occasioni, ben 92 le triplette! Nel 1964, in un incontro contro lo sfortunato Botafogo, mise in rete il pallone ben otto volte! In tutto realizzò 1281 gol in 1363 partite e collezionò 92 presenze internazionali.

Abbandonò quello che chiamava "il bel gioco" nel 1974, prima di tornare, un anno dopo, a giocare per i Cosmos di New York "per portare il gioco più diffuso al mondo al pubblico nordamericano". Appese definitivamente le scarpe al chiodo nel 1977.
J.B. Pinheiro, l'ambasciatore brasiliano presso l'ONU, affermò "Pelé giocò a calcio per ventidue anni e durante quel periodo promosse l'amicizia e la fraternità mondiali più di qualunque ambasciatore".
E chi potrebbe contraddirlo?
Nel 1970, in una Nigeria in piena guerra, venne dichiarata una tregua in quanto Pelé stava per disputare un incontro a Lagos.
Il Presidente del Brasile lo dichiarò "tesoro nazionale", per impedire qualsiasi potenziale passaggio. E a Santos, ogni 19 novembre, sarà sempre il "Giorno di Pelé", per ricordare l'anniversario del 1000º gol realizzato nello stadio Maracaná.

A partire dal momento in cui la sua carriera terminò, Pelé utilizzò il suo status di ambasciatore per promuovere il suo Paese, l'ONU e l'UNICEF. "Ogni bambino del mondo che gioca a calcio vuole essere come Pelé, il che significa che ho la responsabilità di mostrargli come diventare calciatore, ma anche come diventare un uomo". E' per questo che ci sono gli dei, no?

Carriera da giocatore  e Successi internazionali

- 92 presenze internazionali (97 gol)
- 1958 Vincitore della Coppa del Mondo in Svezia
- 1962 Vincitore della Coppa del Mondo in Cile
- 1966 Coppa del Mondo in Inghilterra: fuori al primo turno
- 1970 Vincitore della Coppa del Mondo in Messico
Squadre

- 1956 - 1974 Santos
- 1975 - 1977 New York Cosmos
Successi con squadre di club

1956, 1958, 1960, 1961, 1962, 1964, 1965, 1967, 1968, 1969, 1973 Campione dello Stato di Sao Paulo
1961,1962 Vincitore della Coppa Libertadores (Santos)
1961, 1962, 1963, 1964, 1965, 1968 Vincitore della Coppa del Brasile
1977 Campione NASL negli USA
11 volte capocannoniere del campionato di Sao Paulo: 1957 (17 gol), 1958 (58), 1959 (45), 1960 (33), 1961 (47), 1962 (37), 1963 (22), 1964 (34), 1965 (49), 1969 (26) e 1973 (11)
Altro
- 1281 gol realizzati in 1363 incontri
- Votato Atleta del Secolo dal Comitato Internazionale Olimpico nel 1999
fonte:newdimensionsoccer.com
Addio di Ronaldo al calcio giocato: omaggio della CBF

Oggi è un giorno speciale per il calcio brasiliano: è il Ronaldo day!

Per rendere omaggio ad uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio brasiliano la CBF ha deciso di invitare Ronaldo a partecipare alla partita amichevole Brasile - Romania; il palcoscenico sarà tutto suo, per l'ultima volta e per 15 minuti, il tempo di salutare amici, colleghi e tifosi amanti del calcio giocato.

Molte persone vedono in questa serata anche un ideale passaggio di consegne tra il "Fenomeno" e colui che sembra destinato a prendere il suo posto: l'attaccante santista Neymar che sarà probabilmente suo compagno d'attacco nell'ultima apparizione in maglia verdeoro.

Giornate di riconoscimenti e omaggi.
I protagonisti assoluti della nazionale sono proprio loro: Ronaldo che ha ricevuto omaggi (tra cui un orologio d'oro della CBF e varie targhe in ricordo della sua brillante carriera), rilasciato interviste a stampa e televisione e Neymar che è continuo oggetto dell'amore dei tifosi brasiliani i quali lo hanno già eletto a simbolo della giovane seleção che tra pochi giorni affronterà la Copa America in Argentina.

Questa sera il Brasile affronterà la Romania ma la partita in sè non sembra essere l'evento principale della serata perchè quello che realmente conta è rendere omaggio a colui che è riuscito a segnare 15 gol nella Coppa del Mondo; per il Fenomeno si è anche mossa "A banda mais bonita da cidade" gruppo curitibano che sta ottenendo grande successo sul web e si esibirà prima della partita di questa sera.

Da Ronaldo a Nyemar.
Consapevole di essere giunto all'ultimo atto della sua grande carriera sportiva, Ronaldo nelle numerose interviste a televisioni e giornali ha ribadito come vede in Neymar il suo possibile erede.

Parlando del giovane paulista, la cui immagine peraltro è gestita dall'agenzia di marketing 9ine di cui Ronaldo è proprietario e fondatore, il Fenomeno dice:
«Non c'è dubbio che la mia corona la passo a Neymar» ha esordito «è un ragazzo dal talento immenso, che può ancora migliorare molto, sia tecnicamente che fisicamente. Ma per me lui è pronto a diventare il migliore al mondo dei prossimi anni».

Questa sera probabilmente i due dovrebbero giocare assieme per 15 minuti; Ronaldo dovrebbe essere inserito in campo al 30' del primo tempo al posto di Fred e sarà sostituito all'intervallo: un quarto d'ora per salutare tutti e, perchè no, segnare il suo ultimo gol con la "camisa verde-oro" che tanto ama.
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