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Santos (São Paulo)
Santos divenne inizialmente famosa grazie all’importanza del suo porto, che all’inizio del secolo XX era già il più grande dell’America Latina, in virtù soprattutto dell’esportazione del caffè.
Negli anni 60 è toccato al calcio dar lustro alla città: Pelé "o Rey" fu il leader di un team di calcio storico e leggendario, il Santos Futebol Clube che si esibisce nella famosa Vila Bemiro.
Oggi Santos, la di più grande città del litorale paulista, possiede un’ottima struttura di commercio e servizi.
Qui si trova il più grande giardino del mondo: 5,3km sul lungomare, con pista ciclabile per tutta l’estensione; è anche una delle migliore destinazioni brasiliane per la pratica dell’immersione.
La sua area continentale conserva la densa vegetazione della Mata (foresta) Atlantica, assicurando eccellenti itinerari agli amanti dell’ecoturismo e del turismo d’avventura.
Santos è anche cultura: molte sono le opzioni offerte dalla città con musei, edificazioni storiche, chiese e altre attrazioni che richiamano in città turisti di tutto il Paese e del mondo.






Pelé: il mito del calcio
Nome: Edson Arantes Do Nascimento
Data di nascita: 23 ottobre 1940
Luogo di nascita: Tres Corações, Brasile
Pelé. Il Dio del calcio. 'O Rey'.
Ciascun termine riconduce allo stesso ricordo, quello di una superstar che dominò il mondo, un'icona vivente che superò ogni primato. Al di sopra ed oltre il suo ineguagliato record di tre vittorie nella Coppa del Mondo, Pelé fu un genio che ad ogni occasione reinventava costantemente il gioco del calcio.

Con ogni tocco, ogni passaggio, ogni dribbling, Pelé era capace di fare qualcosa di nuovo, qualcosa che i tifosi mai avevano visto prima. Il suo istinto infallibile per il gol, il colpo d'occhio per i passaggi perfetti e le doti leggendarie di dribbling, fecero di lui il perfetto calciatore. E se la "Seleçaõ" incarnava il "bel gioco" agli occhi di tanti tifosi di tutto il mondo, ciò può essere tranquillamente attribuito alle doti straordinarie del suo osannato numero dieci.

Una stella dall'inizio
Edson Arantes Do Nascimento nacque il 23 ottobre 1940 a Tres Corações in Brasile. Scoperto all'età di 11 anni dall'ex giocatore della nazionale brasiliana Waldemar de Brito, si unì al Santos all'età di quindici anni e non ne aveva ancora compiuti sedici quando segnò un gol nel suo primo incontro ufficiale contro il Corinthians, nel settembre del 1956. Era nata una leggenda.

Nel 1958 giocò la sua prima Coppa del Mondo a soli 17 anni. Il mondo era stupefatto da quel minuto adolescente venuto dal nulla per illuminare il torneo con le sue doti straordinarie. Di fatto fu proprio la sua bravura in campo che gli fece guadagnare un posto nel terzo incontro del Brasile contro l'URSS. Pelé si era infortunato, ma al suo ritorno dall'infermeria, la squadra serrò le fila e insistette con lui per formare un trio d'attacco irresistibile con Garrincha e Vavá.

Pelé ripagò con un gol contro il Galles nei quarti di finale e con una tripletta contro la Francia in semifinale. Era inarrestabile, con una tecnica perfetta, accompagnata da una velocità incredibile, mista ad opportunismo e intelligenza. Emanava classe, e concluse la Coppa del Mondo con due splendidi gol nella finale contro la Svezia. Il primo lo vide esibirsi in un audace "sombrero", sollevando la palla sopra l'ultimo difensore prima di depositarla dolcemente in rete, mentre il secondo fu un astuto colpo di testa che superò l'ammaliato portiere svedese. Il difensore Sigge Parling più tardi confessò: "Dopo il quinto gol avevo voglia di applaudire".

Dopo il fischio finale, il portiere della Seleçaõ, Gilmar, ricorda con affetto, di aver dovuto consolare il genio bambino che commosso veniva portato fuori dal campo in lacrime sulle spalle dei compagni. Pelé avrebbe consolidato la sua fama negli anni a venire, tormentando le difese e confermando il suo status di fuoriclasse assoluto. Nel 1959 realizzò 127 gol, nel 1961 ne fece 110 e vinse due volte la Coppa Libertadores (1961 e 1962), due volte la Coppa Intercontinentale (1962 e 1963), oltre a nove campionati di Sao Paulo.

Frustrazione e gioia

Arrivò ai Mondiali del Cile nel 1962 pronto di nuovo a fare faville. Si trattava del palcoscenico ideale per mettere in mostra le sue doti, ma purtroppo Pelé subì un infortunio proprio durante il primo incontro e non potè più giocare. Osservò tutte le partite dalla panchina mentre i suoi compagni vincevano di nuovo il titolo più ambito. A partire da quel momento il destino di Pelé era segnato. Subì infatti un secondo infortunio nel 1966, quando dovette uscire dal campo in barella, colpito nello stinco durante la terza partita contro il Portogallo. Anche questa volta fu costretto ad assistere agli incontri dalla panchina, ma in questo caso la sua squadra venne eliminata.

La "Perla nera" avrebbe dovuto attendere Messico 1970 per ricordare al mondo le sue doti eccezionali. Abilmente assistito dai luogotenenti Jairzinho, Tostao, Rivelino e Carlos Alberto, quell'anno il Re Sole splendette in tutta la sua gloria. Il primo Mondiale trasmesso in tutto il mondo a colori, vide come protagonista un Pelé deciso a dare un nuovo significato al gioco del calcio. Tra i momenti culminanti vi sono il suo tentativo di realizzare un pallonetto da metà campo contro la Cecoslovacchia, un incredibile colpo di testa seguito dall'ancor più incredibile salvataggio da parte del portiere inglese Gordon Banks ed il memorabile frangente in cui con una finta lasciò scorrere il pallone oltre il portiere dell'Uruguay uscito fuori area, per poi recuperare la sfera e sparare di pochissimo a lato.

Fu Pelé a realizzare il centesimo gol del Brasile in un Mondiale, proprio durante la finale messicana: si trattò di un magnifico colpo di testa dopo un salto che lo vide rimanere sospeso per aria per alcune lunghissime frazioni di secondo. "Era una sensazione speciale quella di segnare con un colpo di testa. Mio padre una volta realizzò cinque colpi di testa in una sola partita, un record che non sono mai riuscito a battere" disse più tardi Pelé.

Tarcisio Burgnich, il difensore italiano cui era stato assegnato il non invidiabile compito di marcare Pelé nella finale, disse più tardi: "Prima della partita mi ripetevo che era di carne ed ossa come chiunque, ma sbagliavo". Il Brasile vinse la Coppa Rimet per la terza volta con quella che fu senza ombra di dubbio la miglior squadra di tutti i tempi. Pelé era diventato una leggenda vivente. Il giorno dopo la finale il Sunday Times scriveva in prima pagina: "Come si scrive Pelé? D-I-O".

Lasciando una grande impronta
Pelé era una vera e propria leggenda e, durante la sua lunga e prestigiosa carriera, stabilì record sorprendenti. Nel 1969 realizzò il suo millesimo gol, di fronte ad una folla in delirio nello stadio Maracaná. In non meno di sei circostanze realizzò cinque gol durante un unico incontro, fu poker di reti in 30 occasioni, ben 92 le triplette! Nel 1964, in un incontro contro lo sfortunato Botafogo, mise in rete il pallone ben otto volte! In tutto realizzò 1281 gol in 1363 partite e collezionò 92 presenze internazionali.

Abbandonò quello che chiamava "il bel gioco" nel 1974, prima di tornare, un anno dopo, a giocare per i Cosmos di New York "per portare il gioco più diffuso al mondo al pubblico nordamericano". Appese definitivamente le scarpe al chiodo nel 1977.
J.B. Pinheiro, l'ambasciatore brasiliano presso l'ONU, affermò "Pelé giocò a calcio per ventidue anni e durante quel periodo promosse l'amicizia e la fraternità mondiali più di qualunque ambasciatore".
E chi potrebbe contraddirlo?
Nel 1970, in una Nigeria in piena guerra, venne dichiarata una tregua in quanto Pelé stava per disputare un incontro a Lagos.
Il Presidente del Brasile lo dichiarò "tesoro nazionale", per impedire qualsiasi potenziale passaggio. E a Santos, ogni 19 novembre, sarà sempre il "Giorno di Pelé", per ricordare l'anniversario del 1000º gol realizzato nello stadio Maracaná.

A partire dal momento in cui la sua carriera terminò, Pelé utilizzò il suo status di ambasciatore per promuovere il suo Paese, l'ONU e l'UNICEF. "Ogni bambino del mondo che gioca a calcio vuole essere come Pelé, il che significa che ho la responsabilità di mostrargli come diventare calciatore, ma anche come diventare un uomo". E' per questo che ci sono gli dei, no?

Carriera da giocatore  e Successi internazionali

- 92 presenze internazionali (97 gol)
- 1958 Vincitore della Coppa del Mondo in Svezia
- 1962 Vincitore della Coppa del Mondo in Cile
- 1966 Coppa del Mondo in Inghilterra: fuori al primo turno
- 1970 Vincitore della Coppa del Mondo in Messico
Squadre

- 1956 - 1974 Santos
- 1975 - 1977 New York Cosmos
Successi con squadre di club

1956, 1958, 1960, 1961, 1962, 1964, 1965, 1967, 1968, 1969, 1973 Campione dello Stato di Sao Paulo
1961,1962 Vincitore della Coppa Libertadores (Santos)
1961, 1962, 1963, 1964, 1965, 1968 Vincitore della Coppa del Brasile
1977 Campione NASL negli USA
11 volte capocannoniere del campionato di Sao Paulo: 1957 (17 gol), 1958 (58), 1959 (45), 1960 (33), 1961 (47), 1962 (37), 1963 (22), 1964 (34), 1965 (49), 1969 (26) e 1973 (11)
Altro
- 1281 gol realizzati in 1363 incontri
- Votato Atleta del Secolo dal Comitato Internazionale Olimpico nel 1999
fonte:newdimensionsoccer.com
Novos Alagados. Diario di una favela.


L’autore e il legame indissolubile con la sua terra. 
José Eduardo Ferreira Santos, per tutti “Dinho”, è nato nel 1974 a “Novos Alagados”, una favela di palafitte, costruita alla periferia nord di Salvador de Bahia, lungo una fascia costiera costantemente invasa dalla marea. Dinho, di famiglia umile, ha trascorso tutta l’infanzia e la giovinezza sull’acqua, ovvero sugli improvvisati pontili di legno che collegavano tra loro le baracche di compensato e lamiera. 
Grazie ad un sostegno a distanza, ha potuto dedicarsi allo studio e laurearsi presso l’Università di Salvador. 
Dopo la laurea, è tornato a Novos Alagados come educatore e ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Sanità Pubblica. 
Dalla fine degli anni Novanta, grazie all’attivismo della popolazione locale e ad alcuni progetti di solidarietà internazionale, la comunità di Novos Alagados si è trasferita sulla terraferma. 
Dinho, che oggi si occupa a tempo pieno di pedagogia e cultura brasiliana, è quindi un osservatore diretto della realtà che descrive; è anzi protagonista di molte delle storie che racconta, che costituiscono allo stesso tempo il suo bagaglio personale di ricordi e la memoria di un’intera comunità... 

Il testo e il confine invisibile tra narrativa e saggistica 
Il testo è articolato in tre grandi sezioni, ognuna dedicata ad una parte di umanità della favela: i bambini, le donne e gli uomini di Novos Alagados. 
Così, la piccola Daiane, la signora Tibúrcia, gli ubriachi alla fermata dell’autobus… compongono un affresco in cui prende forma, nei suoi aspetti di gioia e di dolore, la cultura popolare di una comunità. 
Lo sguardo dell’autore, però, non indulge alla tentazione del pathos e anzi si sofferma con estrema lucidità su ogni frammento della quotidianità di Novos Alagados: dai giochi in strada ai negozi di frutti di mare; dai dolcetti preparati in occasione della festa dei Santi Cosma e Damião alla violenza dei cosiddetti “marginali”. La pagina di Dinho è asciutta ed essenziale, eppure particolarmente densa, perché riesce a cogliere, senza mistificarli, l’intimità di un volto o l’attimo in cui un pensiero diventa gesto. 
Ciò che ad un lettore occidentale può apparire folkloristico, «come una specie di spettacolo per il turista», diventa così espressione di uno “spazio” storico vissuto e descritto in prima persona da uno dei suoi protagonisti. 
Fonte:http://www.pontidicarta.org/pubblicazioni
Storia del Santos Futebol Clube



Il Santos F.C. fu fondato il 14 aprile 1912 per iniziativa di tre sportivi della città Raymundo Marques, Argemiro de Souza Júnior e Mário Ferraz de Campos che convocarono una Assemblea per promuovere la fondazione di una squadra di calcio nella Rua do Rosário, attuale Avenida João Pessoa, nella sede del Clube Concórdia. 

Rua do Rosário

Durante la riunione furono scelti tre nomi Brasil Atlético, Euterpe e Concórdia ma Edmundo Jorge Araújo suggerì di battezzare la squadra con il nome della città, ossia Santos Foot-Ball Clube, nome che venne approvato all'unanimità.
I colori sociali scelti furono azzurro e bianco a strisce verticali divise da una linea color oro, colore del Concórdia. 
Solo un anno dopo il Santos assunse i colori attuali bianco e nero. La prima dirigenza era composta da Sizino Patusca (presidente), George Cox (vice-presidente), José G. Martins (1° segretario), Raul Dantas (2° segretario), Leonel Silva (1° tesoriere) e Dario Frota (2° tesoriere). 
I direttori erano Augusto Bulle, João Carlos de Mello, Henrique Cross, Raymundo Marques, Cícero F. da Silva e Jomas de C. Pacheco. 

La prima maglietta del club.

I colori della prima maglietta , bianco, azzurro e oro utilizzata durante il primo anno di vita ebbero durata breve in quanto risultava cara e difficile la produzione della stessa e dopo solo un anno nella terza riunione dellla dirigenza Paulo Pelúcio suggerì di cambiare i colori in bianco e nero dicendo che il bianco rappresenta la pace e il nero la noblità. L'idea fu approvata e il Presidente Raymundo Marques, presentò i modelli di bandiera del club che divenne bianca con una fascia diagonale nera e le iniziali del Club con lettere color bianco.

Le prime partite.

Gli storici del club danno due versioni del primo gioco: la prima secondo il Consigliere Guilherme Gomez Guarche vede il Santos esordire il 23 giugno 1912 contro il Thereza Team; la seconda a detta Francisco Mendes Fernandes (storico ufficiale del club) allegando che questa partita fu un allenamento, vede il Santos esordire ufficialmente contro il Santos Athletic Club. 
Nella partita contro il Thereza Team i bianconeri vinsero con il risultato di 2 a 1 con gol di Anacleto Ferramenta e Geraule Ribeiro, schierando la seguente formazione: Fauvel, Simon e Ari, Bandeira, Ambrósio e Oscar, Bulle, Geraule, Esteves, Fontes e Anacleto. 
Nella partita considerata ufficiale il giorno 15 settembre 1912 l'avversario fui il Santos Athletic Club,meglio conosciuto come Clube dos Ingleses,che oggi è uno dei club più conosciuti della città ma che non ha più il dipartimento calcistico. Il Santos Futebol Clube vinse per 3 a 0. 
Il primo gol ufficiale della storia del Club fu segnato da Arnaldo Silveira e il primo titolo arrivò già nel 1913, anno in cui fu giocato per la prima volta il Campionato Santista di Futebol a cui parteciparono Santos, América, Escolástica Rosa e Atlético. 
I bianconeri si laurearono campioni vincendo sei partite su sei segnando 35 gol e subendone solo uno. Il titolo fu vinto nuovamente nel 1915 ma in questo caso con il nome di União FC.

Esordio nel Campionato Paulista.

All'inizio del 1913 il Santos fu invitato dalla Lega Paulista per partecipare al campionato statale di quell'anno. La dirigenza accettò e questa fu la prima competizione ufficiale a cui partecipò il club santista.
L'esordio avvenne il 1° giugno contro il Germânia e il risultato non fu molto incoraggiante perchè il Santos perse per 8 a 1 schierando questa formazione: Durval Damasceno, Sebastião Arantes e Sydnei Simonsen, Geraule Ribeiro, Ambrósio Silva e José Pereira da Silva, Adolfo Millon, Nilo Arruda, Anacleto Ferramenta, Harold Cross e Arnaldo Silveira. 
Trentadue anni dopo, nel 1935 la squadra riuscì a vincere il primo titolo statale mentre per il secondo furono necessari altri venti anni di attesa, nel 1955 quando comincia quella che è ricordata come l'era Pelé che arrivò nel club portato da Waldemar de Brito nel 1956. 

Il Santos di Pelé fu conosciuto in tutto il mondo emozionando il pubblico e dando spettacolo in ogni terreno di gioco, una squadra formidabile formata da moltissimi fuoriclasse che portò nella bacheca del club numerosi titoli nazionali e internazionali quali la Coppa Intercontinentale (2 volte) e la Coppa Libertadores (2 volte), senza dimenticare la Coppa Brasile (oggi equiparata al campionato brasiliano) che vide i Santisti vincitori per 5 volte.

L'attacco di quella squadra contava su nomi formidabili quali: Dorval, Mengávio, Coutinho, Pelé e Pepe. 


I 10 maggiori goleador del Santos

- Pelé (1956 - 1974) 1091 gol; 
- Pepe (1954 -1969) 405 gol; 
- Coutinho (1958 - 1970) 370 gol; 
- Toninho Guerreiro (1963 - 1969) 283 gol; 
- Feitiço (1927 - 1936) 216 gol; 
- Dorval (1956 - 1967) 198 gol; 
- Edu (1966 - 1976) 183 gol; 
- Araken Patusca (1923 - 1929) 177 gol; 
- Pagão (1955 - 1963) 159 gol; 
- Tite (1951 - 1963) 151 gol.

La crisi economica sta arrivando anche in Brasile?


Premetto che non sono assolutamente un esperto di economia ma la situazione mondiale degli ultimi mesi mi ha portato a fare più attenzione a ciò che sta accadendo nel macrocosmo economico.
La domanda che mi sorge spontanea in questi giorni è se anche il Brasile e, in generale il Sud America, soffriranno della crisi economica che ha travolto Europa e Stati Uniti. Fino ad oggi tutti gli esperti di economia brasiliana sostenevano che non c’erano problemi, che l’economia era in crescita e il paese forte ma io, spinto dalla mia curiosità e ignoranza mi pongo alcune  domande che credo molti altri si stiano facendo.
Se le cose vanno così bene e le finanze sono così solide perché l’altro ieri c’è stata una riduzione di 50 punti base del tasso di riferimento (Selic) che è sceso all’11,5 quando analoga riduzione si ebbe già il 31 agosto?
Perché il presidente della Banca Centrale, Alexandre Tombini, dopo aver rassicurato in agosto che l’inflazione era sotto controllo ora giustifica l’ultima riduzione dei tassi proprio per controllare e limitare gli effetti di quest’ultima?
E ancora come mai il Fondo monetario internazionale ha ridotto le prospettive di crescita del Brasile di circa mezzo punto passando a 4,12% per il 2011 e 3% nel 2012 se il paese gode, secondo quanto ci viene detto dai governanti, di ottima salute?
Forse queste sono domande impertinenti e inopportune ma con questa scelta del presidente Tombini il poderoso sistema economico brasiliano può correre qualche rischio; primo fra tutti quello di un aumento dell’inflazione i cui effetti già si stanno vedendo sulla borsa dei cittadini. I prezzi sono in continua ascesa e l’aumento tendenziale dell’inflazione calcolato per quest’anno al 6,5% è superiore all’obiettivo prefissato dal Governo che è equivalente al 4,5%.
Alcune critiche sono state mosse a Tombini accusato di sentire troppo la pressione della Presidente Dilma Roussef e del PT (Partito dei Lavoratori) da Jankiel Santos capo economista di Bes Investimento do Brasil il quale ha giudicato eccessiva la decisone della Banca Centrale.
Tombini e il Comitato di politica monetaria fanno affidamento sul fatto che il rallentamento internazionale riesca a contenere le spinte sui prezzi ma queste scelte “non sono del tutto chiare” come dichiara Eduardo Crespo, economista dell’Università Federale di Rio de Janeiro (Ufrj). Il Governo ha già avanzato l’ipotesi di una manovra finanziaria restrittiva per il 2012 in modo da allontanare l’incubo inflazione e mantenere costante una ripresa che si basa principalmente sui settori agrario, edilizio e finanziario.
Resta da vedere chi avrà ragione ma una cosa emerge evidente, la sicurezza di un paese che fino a pochi mesi fa si sentiva immune dalla crisi oggi si poggia su basi meno solide e lascia il dubbio che non tutto sia “meraviglioso” come ci era stato raccontato.

I.B.
Santos Campione della Coppa Libertadores 2011


Il Santos è campione: complimenti alla giovane squadra santista che ha vinto la Coppa Libertadores 2011 per la terza della sua storia dopo i successi nel 1962 e nel 1963.
Dopo lo 0-0 dell’andata i brasiliani hanno battuto 2-1 gli uruguaiani del Penarol.
Decisive per il Santos le reti messe a segno da Neymar e Danilo, rispettivamente al 46′ e al 68′.
Il Penarol invece era andato in rete grazie ad un autogol di Durvalal 80'.
Purtroppo la gara finisce nel peggiore dei modi con una megarissa scoppiata dopo il triplice fischio.
Pugni e insulti anziché abbracci e scambi di complimenti.

Tabellino

SANTOS-PENAROL 2-1 (0-0)

Santos: Rafael; Edu Dracena, Durval, Danilo, Léo (Alex Sandro 68′); Elano, Arouca, Adriano, Ganso (Pará 86′); Zé Eduardo, Neymar. All. Muricy Ramalho

Penarol: Sosa; G. Rodriguez, D. Rodriguez, Gonzalez (Albin 38′, Estoyanoff 79′), Valdez; Aguiar, Freitas, Corujo, Mier (Urretaviscaya 63′); Martinuccio, Olivera. All. Diego Aguirre

Arbitro: Sergio Pezzotta (Argentina)
Reti: 46′ Neymar, 69′ Danilo; 80′ aut. Durval
Ammoniti: Neymar, Zé Eduardo; Gonzalez, Corujo, Freitas.

Luis Muller da idolo del Toro alla periferia di São Paulo


Da centravanti, il brasiliano campione del Mondo 1994 giocò in granata tra il 1988 e il 1991.
Poi, nel 1996-97, una stagione al Perugia.
Ora vive a San Paolo, in casa d'altri.
E l'ex moglie Jussara continua a chiedergli soldi.
Periferia sud di San Paolo del Brasile.
Decorosa povertà.
Qui si è incagliata la vita di Luis Muller, campione del Mondo col Brasile a Usa 1994 e attaccante del Torino sul finire degli anni Ottanta.
Chi ha più di 35 anni lo ricorderà di sicuro.
Era quello moro e riccio: a Torino viveva in una specie di castello, girava in Ferrari, scappava di continuo a Rio o San Paolo per inseguire Jussara, ballerina bionda e sua moglie.
Oggi Muller ha finito i soldi ed è ospite della madre di Pavao, ex compagno al San Paolo.
La mamma di Pavao si è rivolta a Muller con cristiana comprensione: "Vieni, Luis, aggiungere un piatto non sarà un problema".
 
Aiuti — La storia l’ha raccontata Tv Record, il servizio è disponibile su youtube.
Il procuratore Gilmar Rinaldi ha rilanciato: "Aiutiamo Luis. I calciatori non capiscono che la carriera è un sogno. Un giorno ci si sveglia e se non si è stati previdenti, il risveglio è amaro".
Muller non fa il mendicante, ma vive dei contributi di amici, conoscenti, gente del calcio.
Brutto vivere, a 45 anni suonati.
Dopo aver giocato con San Paolo, Torino, Palmeiras, Corinthians, Santos.
Dopo aver vinto l’Intercontinentale del ’93, col San Paolo, contro il Milan: 3 a 2, Muller che segna il terzo gol e fa festa col suo compagno Leonardo.
Dopo aver fatto l’opinionista tv e aver tentato senza fortuna la strada della panchina.

Jussara, ancora — Nel servizio di Tv Record il giornalista fa notare che, durante l’intervista, Muller ha ricevuto tre chiamate da Jussara. Tre telefonate di protesta, Jussara reclama soldi.
Ogni tanto, sui più disparati giornali brasiliani, l’ex ballerina si sfoga: "Luis mi ha lasciata sola con tre figli da crescere, è un fallito".
Jussara era bella e famosa. Faceva la "chacrete", in Italia diremmo velina.
Era la ballerina numero uno di "O Cassino do Chacrinha", tele-show brasiliano di cui si trovano tracce persino in una canzone di Fiorella Mannoia.
Un giorno Muller ha mollato Jussara e la famiglia.
Si è invaghito di una 17enne, ha divorziato.
Luis ha poi avuto la crisi mistica, è diventato pastore evangelico. Celebrava messe vivaci tipo Taribo West a Milano, cantava come James Brown nei "Blues Brothers" e predicava:
Ricordate! Anche Dio ha giocato in un mare di non conoscenza".

Mi faccio un puxadinho — Le immagini da San Paolo mostrano Muller su un terrazzo con calcinacci.
Il terrazzo della casa della mamma di Pavao.
Luis indica una scala. "Qui sopra c’è spazio per costruire un "puxadinho", dice. In Brasile il "puxadinho" è un appartamentino ricavato alla bell’e meglio. Specie di abuso edilizio, però tollerato. Muller se la passa male, ma accarezza un’idea di futuro.
Inseguito da Jussara, perché le parti si sono invertite: una volta, a Torino, era Muller l’inseguitore.
Post scriptum: in un’altra intervista, Muller ha corretto un po’ il tiro: "Non sono in miseria".

Sebastiano Vernazza

fonte:gazzetta.it
Il Santos ha vinto la Coppa del Brasile.


Al Vitoria di Bahia non e' bastato batterlo per 2-1 nella finale di ritorno a Salvador di Bahia.


L'equipe paulista si era infatti imposta all'andata per 2-0 vince per la prima volta nella sua storia la Coppa del Brasile. Il Santos disputera' l'anno prossimo la Coppa Libertadores. Il match ha segnato anche la fine del prestito di sei mesi di Robinho dal Manchester City al Santos. A questo punto il nazionale brasiliano dovrebbe rientrare in Inghilterra anche se preferirebbe prolungare la sua permanenza in Brasile.


Partita di andata a Santos



Partita di ritorno a Salvador de Bahia

Copyright © 2008 ITALIANO ... BRASILEIRO | Editato da D.T.