(D.T.)
Salvador (Bahia)
Salvador è una città del Brasile, capitale dello Stato di Bahia, parte della mesoregione Metropolitana de Salvador e della microregione di Salvador è la terza città più popolosa del Brasile, dopo San Paolo e Rio de Janeiro, e la maggiore della regione del Nord-Est.
Rio de Janeiro (RJ)
Rio de Janeiro è una città del Brasile, capitale dell'omonimo stato confederato. Rio è la seconda città del Brasile dopo San Paolo e fu la capitale della nazione dal 1763 fino al 1960, dopo Salvador da Bahia e prima di Brasilia. La città è famosa per le sue attrattive turistiche e contiene anche la più grande foresta all'interno di un'area urbana, la floresta da Tijuca
São Paulo (SP)
San Paolo è situata alcuni chilometri a sud della linea immaginaria del Tropico del Capricorno dista 1 030 km dalla capitale federale Brasília ed è la più vasta e popolosa città dell'Emisfero australe.Gli abitanti di San Paolo sono chiamati paulistanos, mentre paulista è il termine per tutti gli abitanti dello Stato di San Paolo. Un soprannome famoso della città è "Sampa".
100 Spiagge Brasiliane
Il Brasile possiede migliaia di chilometri di costa e spiagge tra le più diverse da nord a sud del paese che sicuramente non vi deluderanno. Dalle famiglie, agli sportivi agli amanti della natura ognuno troverà la "sua spiaggia".
(D.T.)
Lo studio fatto dal giornale O Estado de S. Paulo secondo i dati del Tribunal Superior Eleitoral (TSE) mostra che la fortuna dei deputati arriva a 433,8 milioni di reais.
Oltre ad essere milionari, nelle Assemblee del Sud Est si trovano parlamentari abili nell'amministrazione dei propri beni. Secondo i dati del TSE, 75 deputati sono riusciti a raddoppiare il patrimonio in un intervallo di quattro anni.
Altri 18 dopo aver presentato una dichiarazione dei redditi pari a 0 nel registro delle candidature del 2006 oggi presenteno valori oscillanti tra i 43 e 1,3 milioni di reais.
L'Assemblea di Minas Gerais è quella che ha il maggior numero di deputati milionari; di 77 che hanno avuto il mandato nel Legislativo mineiro attualmente 42 registrano un patrimonio superiore al milione di reais (il 54,5% dei seggi).
São Paulo viene subito dopo. I "seggi milionari" dell'Assemblea paulista contano 35 integranti. il numero rappresenta il 37,2% del totale dei deputati.
Rio de Janeiro, con 14 dei suoi 70 parlamentari statuali, e Espírito Santo, con 3 dei suoi 30 deputati, completano la lista del "club del milione".
Tra i partiti, il PSDB é quello con più rappresentanti milionari con 22 deputati statuali. A ruota i DEM, con 12 rappresentanti. Il PMDB conta con 11 milionari e il PV con 8.
Come vedete non è solo da noi che la politica arricchisce, ma la domanda che sorge spontanea è la seguente: questi deputati, tanto abili a gestire il patrimonio personale conservandolo o aumentandolo, dove trovano il tempo per curare gli interessi dello stato e gestire nel modo più corretto il patrimonio pubblico?
Domanda a cui non so rispondere.....
La lista delle persone com più di un miliardo di dollari USA di patrimonio che è stata realizzata dalla rivista Forbes conto con 13 Brasiliani quest'anno.
Secondo il criterio utilizzato da Forbes nel valutare tali patrimoni l'uomo più ricco del Brasile è Eike Batista, proprietario del gruppo EBX, con 7,5 miliardi di US$ di beni,
in 61° posizione nel ranking mondiale.
Lo scorso anno si trovava al 142º posto con un patrimonio di 6,6 miliardi di US$.
L'imprenditore conosciuto anche per essere l'ex marito della modella Luma de Oliveira, é seguito dal banchiere Joseph Safra, del Banco Safra, che nonostante abbia perso 1,8miliardi di US$ negli ultimi due anni , passando da US$ 8,8 miliardi a US$ 7 miliardi, è salito dalla 101° alla 62° posizione.
Jorge Paulo Lemann,uno dei dirigenti della InBev, è passato dal 172º posto al 92º, in quanto la sua fortuna è scesa da US$ 5,8 a US$ 5,3 miliardi.
L'ultimo brasiliano tra i primi 200 uomini più ricchi nel mondo secondo la classifica elaborata da "Forbes" é il banchiere Aloysio de Andrade Faria, del Gruppo Alfa. Quest'ultimo è salito dal 288º al 196º posto, con una ricchezza calcolata in US$ 3,1 miliardi .
Al 205º posto si trova Dorothéa Steinbruch, madre del direttore-presidente della Compagnia Siderurgica Nacional (CSN), Benjamin Steinbruch. Lei e la sua famiglia hanno un patrimonio ststimato in US$ 3 miliardi.
Al 318ª posto troviamo, Carlos Alberto Sicupira, uno dei tre esecutivi del País azionista del maggior fabbricante di birra del mondo, a Anheuser-Busch Inbev. Il suo patrimoni è stimato in US$ 2,1 miliardi.
Con la stessa fortuna de Sicupiratroviamo Moise Safra,il più anziano dei due fratelli della famosa familia di banchieri. Al 468º posto, con un patrimonio di US$ 1,5 miliardi, c'è Abílio Diniz, propritario del Gruppo Pão de Acúçar.
Al 601ª posto ci sono i due co-presidenti di Natura: Guilherme Peirão Leal e Antonio Luiz Seabra, entrambi con un patrimonio de US$ 1,2 miliardi, secondo Forbes.
Chiudendo la relazione dei Brasiliani che possiedono più di US$ 1 miliardo troviamo l'ex banchiere Júlio Bozano, che guadagnò la maggior parte della sua fortuna , secondo la rivista, con la vendita della sua Banca, la Bozano, al Santander nel 2000. Il suo patrimonio è calcolato in US$ 1,1 miliardi secondo la pubblicazione americana americana.
Ecco la lista dei 13 miliardari brasiliani e la loro posizione nel ranking mundial:
61º - Eike Batista - US$ 7,5 miliardi
62º - Joseph Safra - US$ 7 miliardi
92º - Jorge Paulo Lemann - US$ 5,3 miliardi
196º - Aloysio de Andrade Faria - US$ 3,1 miliardi
205º - Dorothéa Steinbruch e família - US$ 3 miliardi
224º - Antonio Ermirio de Moraes e família - US$ 2,8 miliardi
285º - Marcel Herrmann Telles - US$ 2,4 miliardi
318º - Moise Safra - US$ 2,1 miliardi
318º - Carlos Alberto Sicupira - US$ 2,1 miliardi
468º - Abilio dos Santos Diniz - US$ 1,5 miliardi
601º - Guilherme Peirão Leal - US$ 1,2 miliardi
601º - Antonio Luiz Seabra - US$ 1,2 miliardi
647º - Júlio Bozano - US$ 1,1 miliardi
Duemila nuovi brasiliani
Secondo il Dossier statistico sull`immigrazione recentemente presentato da Caritas-Migrantes, i brasiliani in Italia sono circa 31mila. E garantiscono uno dei maggiori volumi di rimesse in denaro.
Il numero di immigrati regolari in Italia ha quasi raggiunto quello degli italiani sparsi per il mondo. L'Italia si colloca, così, accanto ai grandi paesi europei di immigrazione, come Germania, Spagna, Francia e Gran Bretagna. Ogni 10 stranieri, cinque sono europei, due africani, due asiatici e uno americano. I brasiliani non sono tra le etnie di maggior presenza in Italia come accade con rumeni, albanesi, marocchini, ucraini o cinesi, ma allo stesso tempo compongono una comunità di certa espressività, inserita in vari settori della società, incluso quello dell'imprenditoria. Secondo dati del Dossier statistico, tra un totale di 150 paesi, il Brasile si trova al 21° posto in classifica, con 30.691 cittadini residenti in Italia, il che rappresenta l'1,4 per cento della popolazione straniera presente nel territorio. Cittadini questi che garantiscono uno dei più grandi volumi di rimesse in denaro inviate dall'Italia all'estero ogni anno.
E' stato presentato a Roma, lo scorso 25 ottobre, presso il Teatro Orione, il Dossier Statistico Immigrazione Caritas-Migrantes 2006. Si tratta del XVI rapporto sull'immigrazione che ha contato la partecipazione di ben 100 redattori, i quali hanno esteso i 59 capitoli che compongono le 512 pagine del volume. Il rapporto è stato realizzato in collaborazione con organizzazioni internazionali, strutture pubbliche e associazioni. Ci sono state presentazioni in contemporanea in diverse città italiane. In quella romana, è stato proiettato un video prodotto da Rai News 24, al quale si sono susseguite le relazioni di Franco Pittau, coordinatore del dossier e di Rando Devole, sociologo e giornalista albanese. Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha rappresentato il governo italiano, mentre Domenico Segalini, segretario della Commissione episcopale migrazioni, ha rappresentato il mondo ecclesiale.
«Oggi - ha detto Prodi - l'immigrazione è un fenomeno strutturale profondo e alla luce di tale sviluppo va affrontata la questione della cittadinanza, che è una conseguenza di questo sviluppo, uno sbocco necessario e non una questione a se stante. Si sta andando verso un inserimento in profondità - ha continuato - come è avvenuto per i nostri italiani in Belgio». In un altro momento del suo discorso Prodi ha fatto riferimento al profilo del lavoratore immigrato: «E' il caso di attirare in Italia altresì l'immigrazione qualificata, anche per non dare l'impressione che da noi si tratti di qualcosa di residuale». Un altro punto problematico è la concessione della cittadinanza, che viene vista così dal primo ministro: «E` necessario, congiuntamente, semplificare le procedure e ridurre i tempi di attesa: il numero degli anni è una determinazione importante, ma ancora più importante è presentare questo passaggio come un diritto».
Un momento della presentazione del Dossier immigrazione Caritas-Migrantes 2006
I flussi migratori
E' attualmente in corso, presso i paesi in via di sviluppo, come il Brasile, una continua migrazione interna verso le zone urbane, e a partire dal 2007 più della metà della popolazione mondiale vivrà nelle città. Questa urbanizzazione non pianificata ha come caratteristica la povertà dei nuovi arrivati che con molte difficoltà riescono a beneficiare di un reale miglioramento delle condizioni di vita al di là della semplice sopravvivenza. Un miliardo di persone - circa un terzo della popolazione urbana - vive tra marginalità e precarietà chiusa dentro ghetti urbani in baraccopoli o presso altro tipo di alloggio, ugualmente inadeguato. Secondo le previsioni di Habitat, agenzia delle Nazioni unite, le persone costrette a vivere in favela in Brasile, kampung in Indonesia o bidonville in Africa Occidentale, sono destinate ad aumentare e a raggiungere 1,4 miliardi di abitanti nel 2020.
Dai dati contenuti nel dossier risulta che quasi la metà della popolazione mondiale vive al di sotto della soglia di povertà. Secondo le Nazioni unite, più cresce la distanza tra i più ricchi e i più poveri, più aumentano i flussi migratori. E' da sottolineare però che la causa della mobilità umana non risiede nella povertà assoluta o nella disoccupazione, ma nell'attrazione esercitata dagli stipendi più alti e dalle migliori condizioni sociali dei paesi di arrivo. L'esempio più attuale è proprio quello del Brasile, dove la stabilità economica raggiunta dopo decenni di incertezze è stata accompagnata da almeno 500 mila partenze.
I flussi migratori contribuiscono allo sviluppo dei paesi di origine attraverso l'invio di rimesse, l'apporto delle competenze acquisite nel caso di chi rientra, e di investimenti da parte delle comunità all'estero. Nel 2005 la somma complessiva di rimesse mondiali ha raggiunto la cifra record di 232 miliardi di dollari, tre volte di più rispetto al 1990. La percentuale a beneficio dei paesi in via di sviluppo è salita dal 57 per cento del 1995 al 70 del 2005, pari a 170 miliardi. Ma queste sono le cifre ufficiali, mentre se si tiene in considerazione l'importo complessivo delle rimesse - comprendendo gli invii tramite canali non ufficiali - si arriva a 350 miliardi di dollari, di cui 250 in favore dei paesi in via di sviluppo.
Per quanto riguarda la presenza brasiliana in Italia, nonostante non vi sia una comunità grande come quelle di Romania o Albania, i brasiliani occupano comunque una posizione interessante. Nel 2005, l'Italia ha rilasciato 2.175 visti per inserimento al Brasile, pari all'1 per cento del totale. Di questi, 450 unità si riferivano al lavoro subordinato, 833 allo studio e 265 per motivi religiosi.
L'immigrazione dal continente americano in Italia è pari al 10,6 per cento del totale degli stranieri. L'87 proviene dall'America centro-meridionale, essendo le principali collettività quelle del Perù (2,2 per cento del totale di stranieri), dell'Ecuador (2,1%) e del Brasile (1,4%). L'immigrazione americana continua ad essere in prevalenza composta da donne (circa il 67 per cento) e il Brasile, insieme a Perù e Ecuador si afferma come paese di maggiore provenienza. Inoltre, secondo dati forniti dal dossier, risulta che il 62 per cento degli immigrati americani abbia tra i 19 ed i 40 anni di età, oltre ad essere perlopiù celibi o nubili.
La presenza straniera in Italia suddivisa per nazionalità
Lavoro
Le assunzioni effettuate nel 2005 confermano la tendenza degli anni precedenti. Oltre il 50 per cento dei lavoratori stranieri presenti in Italia proviene dall'Europa, soprattutto da Romania e Albania. Vi sono poi gruppi di immigrati che hanno aumentato la propria presenza in proporzione all'inizio del 2005, com'è il caso dei brasiliani, che hanno avuto un incremento del 6,8 per cento.
I lavoratori provenienti dall'America centromeridionale arrivano in Italia soprattutto per svolgere mansioni umili, spesso nel settore domestico. In questo caso le donne rappresentano quasi il 61 per cento dei lavoratori assunti nel 2005.
Per quanto riguarda i cittadini brasiliani vi sono state 13.142 assunzioni nel 2005, pari all'1,7 per cento del totale delle assunzioni. Le cessazioni sono state invece 12.246, pari all'1,6 per cento, con un saldo positivo per i lavoratori brasiliani di 896 unità, pari al 6,8 per cento del totale generale.
L'imprenditoria sudamericana, invece, è gestita essenzialmente da peruviani, brasiliani e ecuadoriani, con una quota di titolari di impresa intorno all'1 per cento per ciascuna collettività. Brasiliani e peruviani, insieme a egiziani, hanno grande presenza nel settore di servizi professionali, come servizi alle imprese suddivisi in società di pulizie, attività immobiliari, noleggio, servizi di assistenza informatica.
Il Brasile occupa il 15° posto nella classifica dei titolari di impresa con cittadinanza estera per principale settore di attività economica, mentre nel caso dell'imprenditoria al femminile, la posizione brasiliana scende dal 15°
all'8° posto.
L'immigrazione italiana nel mondo
Rimesse
Le rimesse provenienti dall'Italia hanno subìto nel 2005 un incremento del 15,8% rispetto all'anno precedente, confermando le tendenze mondiali. Secondo le stime della Banca Mondiale, le rimesse internazionali verso i paesi in via di sviluppo sono passate da 96,5 a circa 167 miliardi di dollari dal 2001 al 2005. I primi dieci beneficiati per volume di denaro ricevuto nel 2005 sono stati: India (21,7 miliardi di dollari), Cina (21,3 miliardi), Messico (18,9 miliardi), Filippine (13,4 miliardi), Marocco (4,7 miliardi), Serbia e Montenegro (4,6 miliardi), Pakistan (4,1 miliardi), Bangladesh (3,8 miliardi), Colombia (3,7 miliardi) e Brasile (3,6 miliardi).
Nel caso brasiliano, dei 3,6 miliardi di dollari ricevuti nel 2005, 63 milioni di euro sono stati inviati dall'Italia, secondo dati della Banca d'Italia. In questo modo, il Brasile si colloca all'8° posto nelle graduatorie delle rimesse che partono dall'Italia, dietro rispettivamente a Cina, Romania, Filippine, Marocco, Senegal, Colombia e Albania.
Fonte:Musibrasil











