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La svalutazione del real rispetto al dollaro (e per conseguenza all'€uro) è "in linea con ciò che il governo considera adeguado", questo quanto dichiarato dal Segretario del Tesoro Nazionale, Arno Augustin. 
Una moneta estremamente valorizzata è un problema per il paese perché rende più care le esportazioni. "Questo movimento di svalutazione del real che stiamo vedendo in questi giorni è in linea con ciò che consideriamo adeguado. Il governo si è sempre preoccupa con l'eccesso della valorizzazione del cambio"  ha sostenuto il Segretario del Tesoro alla riunione della Comissão de Finanças e Tributação da Câmara dos Deputados, in cui ha parlato sulle manovre finanziarie del paese. 
Arno Augustin ha aggiunto inoltre che con il recente rafforzamento del dollaro, la crisi internazionale continua ad essere una delle grandi preoccupazioni del governo brasiliano che sta monitorando la situazione all'estero e particolarmente in Europa.
"Non dobbiamo mai sottovalutare gli effetti di tutto ciò, ma ad oggi la nostra opinione è che il Brasile, con le basi che possiede e le condizioni che ha, continuerà a reagire positivamente e senza traumi a questa crisi internazionale."
In relazione agli aiuti del Brics (gruppo di pesi formato da Brasile, pela Russia, India, Cina e Sudafrica) ai paesi dell'Europa, il segretario non ha voluto anticipare quale sarà il contributo del Brasile e nemmeno se il Fundo Soberano (fondo del governo per i momenti di crisi) potrà essere utilizzato per acquisire titoli europei.
(D.T.)
L'uscita di dollari dal Brasile ha superato l'entrata per un valore di US$ 817 milioni fino al 15 di febbraio come divulgato dal Banco Centrale.
Nel segmento finanziario che include investimenti stranieri e distribuzione di lucro, tra gli altri, il saldo è stato negativo pari a US$ 163 milioni nello stesso periodo.
Il valore rappresenta la differenza tra l'entrata di US$ 11,981 miliardi e l'uscita di US$ 12,144 miliardi. Le operazioni commerciali evidenziano una uscita di liquidità para a US$ 654 milioni nel mese.
Nel saldo accumulato nel 2013, fino al 15 febbraio, il flusso di cassa risulta negativo di US$ 3,203 miliardi con entrate di US$ 2,207 miliardi nel segmento finanziario e uscite di US$ 5.410 miliardi nel commerciale.
Nello stesso periodo del 2012 il flusso registrava valore positivo per US$ 6.886 miliardi, con entrate di US$ 6.105 miliardi nel segmento finanziario e di US$ 781 milioni nel commerciale.
Nella terza settimana di febbraio, tra i giorni 13 e 15, il flusso è risultato negativo per US$ 750 milioni. 
Il Banco Centrale ha reso pubblico che il giorno 14 che nel mese di febbraio il riacquisto di moneta tocca US$ 1,373 miliardo.
La Banca centrale alza il tasso di interesse di mezzo punto.


Il paese amazzonico sempre più leader nella classifica mondiale dei tassi di interesse reale.

La presidente brasiliana Dilma Rousseff apre l'offensiva contro l'inflazione. La Banca Centrale ha aumentato mercoledì il tasso di interesse di mezzo punto percentuale, passando dal 10,75 all'11,25 per cento. Lo scatto, il primo da luglio scorso, è stato deciso all'unanimità dal comitato per la politica monetaria e firmato dal nuovo presidente dell'Istituto, Alexander Tombini, uomo di fiducia di Rousseff. Con questo aumento il Brasile consolida il primato nella classifica degli interessi reali, la quota che si ottiene scontando dal tasso di interesse la percentuale dell'inflazione: a seconda delle proiezioni sulla crescita dei prezzi, l'interesse reale in Brasile oscilla tra il 5,5 e il 6 per cento, rispetto all'1,9 per cento dell'Australia. Stando alle indiscrezioni filtrate sulla stampa locale la misura era attesa da giorni, e già in campagna elettorale Rousseff aveva promesso interventi per raffreddare la domanda e di conseguenza la corsa dei prezzi.

Nel 2010 l'inflazione in Brasile ha toccato quota 5,91 per cento, ben oltre il 4,5 per cento prefissato dalla Banca centrale. L'attenzione passa ora ai potenziali rischi: si alzano i costi della spesa pubblica e si attende un assalto del dollaro al real, la moneta locale, sempre più appetibile per il reddito che può offrire. Con la conseguenza che il biglietto verde potrebbe ulteriormente deprezzarsi punendo le esportazioni brasiliane e incoraggiando lo sbarco di merci statunitensi nel paese amazzonico.

Fonte:(Raffaele Bertini) www.ilvelino.it
Cina e Brasile, addio al dollaro


Cina e Brasile infliggono un colpo al ruolo del dollaro come moneta universale. Le due banche centrali di Brasilia e Pechino hanno annunciato di avere raggiunto un accordo per eliminare il dollaro come moneta di pagamento del commercio bilaterale tra i due paesi, un interscambio che quest'anno raggiungerà 40 miliardi di dollari.

Il presidente dell'autorità monetaria brasiliana Henrique Meirelles ha dato l'annuncio dopo un incontro con il suo omologo cinese, Zhou Xiaochuan, ai margini del meeting tra governatori presso la Banca dei regolamenti internazionali, con sede a Berna. L'import-export fra i due giganti emergenti sarà dunque pagato in yuan e real anziché in dollari com'era antica consuetudine. Lo stesso Meirelles ha aggiunto che un accordo analogo sta per essere raggiunto con l'India, per usare direttamente il real e la rupia nell'interscambio bilaterale, eliminando i pagamenti in dollari. Anche la Russia è intenzionata a siglare rapidamente lo stesso tipo di intesa, che è stato discusso in seno al club dei Bric (Brasile, Russia, India, Cina).

Naturalmente questo non scalfisce ancora il ruolo del dollaro come moneta di riserva delle banche centrali. I dirigenti cinesi, anzi, hanno ribadito di recente che la politica di investimenti in dollari delle loro riserve valutarie non subirà mutamenti significativi (in effetti sono preoccupati che un segnale di "disaffezione" da parte loro possa far crollare il dollaro, svalutando i loro investimenti ed anche riducendo la competitività del made in China). Tuttavia l'abbandono del dollaro nel commercio fra i Bric è un passo verso il ridimensionamento del suo ruolo come moneta "universale". I bric rappresentano le economie a più forte tasso di crescita. La Cina da quest'anno ha scalzato gli Stati Uniti come primo partner commerciale del Brasile. Le esportazioni brasiliane nella Repubblica Popolare (soprattutto soya e minerale ferroso) sono aumentate del 64% nel primo trimestre 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008.

Intanto un nuovo segnale di ripresa dell'economia cinese viene dall'indice dell'attività manifatturiera, che a giugno è aumentato per il quarto mese consecutivo. L'indice aveva segnato un minimo storico nel novembre scorso, quando la recessione globale aveva avuto un impatto tremendo sulle esportazioni cinesi.
L'ottimismo sulle grandi economie asiatiche (Cina e India in testa) traspare nel comportamento degli investitori nternazionali: il gruppo di private equity Carlyle ha appena annunciato di avere facilmente raccolto un miliardo di dollari di capitali per il suo nuovo fondo specializzato in piccole e medie imprese asiatiche.

E c'è chi comincia a temere che attorno alla Cina si stia formando una nuova bolla speculativa. Il collocamento iniziale dei titoli di un produttore di shampoo alle erbe, Bawang, in dieci minuti dall'apertura delle sottoscrizioni ha raccolto domende per 9 miliardi di dollari, a fronte di un'offerta di azioni di soli 215 milioni. La Bawang ha un rapporto prezzi-utili a quota 20, decisamente elevata.
Un altra società cinese, la Duoyuan Global Water specializzata nel trattamento delle acque, ha avuto un rialzo del 34% nel suo primo giorno di quotazione al New York Stock Exchange. A Hong Konh il primo collocamento in Borsa del gruppo China Metal Recycling è stato salutato da un rialzo immediato del 22%. Secondo Ernst&Young ci sono 108 nuovi collocamenti azionari di matricole cinesi che stanno per arrivare alle Borse di Shanghai e Hong Kong.
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