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Il Brasile è il paese della telenovela per eccellenza ma quella a cui da qualche anno stiamo assistendo, oltre ad essere noiosa e, per molti Italiani, di cattivo gusto si arricchisce di un nuovo capitolo: Cesare Battisti riuscirà anche stavolta a restare lontano dall'Italia?

Il dubbio è legittimo perché Battisti, reo confesso, ha falsificato i timbri sul passaporto di ingresso in Brasile cosa che automaticamente, secondo la legge brasiliana prevede oltre alla revoca del permesso, anche l'espulsione.
L'ex terrorista gode di asilo politico offerto dall'ex presidente Lula ma questo piccolo dettaglio potrebbe mettere in discussione questo beneficio di cui sta godendo sul suolo brasiliano.

Cesare Battisti ha ammesso di aver usato questo sistema per garantirsi la permanenza in Brasile durante il periodo di latitanza utilizzando oltretutto un passaporto falso per entrare in Brasile come cittadino francese. 
Secondo il Tribunale, «una copia della sentenza verrà inviata al ministero della Giustizia, per le eventuali decisioni in merito». 
Cosa può accadere adesso al "prode" Battisti?

In teoria, la legge prevede l'espulsione immediata dal Paese per gli stranieri che falsificano documenti per entrare o per restare in Brasile. 
Come in ogni telenovola che si rispetti c'è sempre un colpo di scena per catturare l'attenzione degli spettatori e anche il caso di Battisti è particolare: il governo brasiliano ha prima negato l'estradizione chiesta dall'Italia e poi gli ha concesso un visto di lavoro permanente. 

Il tutto sembrerebbe normale ma la decisione fu presa quando la vicenda del passaporto e dei timbri falsi era già venuta alla luce. perché dal carcere "l'onesto" Battisti aveva ammesso che i timbri che imitavano quelli dell'immigrazione all'aeroporto servivano nel caso fosse stato fermato per qualche motivo in Brasile dal memento che era entrato nel paese come latitante.
Quale sarà la prossima puntata?
(D.T.)
Frattini richiama ambasciatore in Brasile, Battisti chiede visto

La richiesta dell'ex Pac sarà discussa dalle autorità entro la fine del mese

Dopo la scarcerazione dell'ex terrorista Cesare Battisti decisa dal Brasile, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha deciso il richiamo temporaneo a Roma, per consultazioni, dell'ambasciatore a Brasilia Gherardo La Francesca.
Battisti, intanto, dopo una prima notte trascorsa in albergo, ha chiesto il visto permanente al Paese sudamericano.

L'iniziativa del capo della diplomazia, spiega la Farnesina in una nota è "in relazione alla decisione del Tribunale Supremo Federale brasiliano che ha negato l'estradizione in Italia di Cesare Battisti, consentendone la scarcerazione".
Il richiamo - si legge nella nota - è stato deciso per approfondire, insieme alle altre istanze competenti, gli aspetti tecnico-giuridici relativi all'applicazione degli accordi bilaterali esistenti, in vista delle iniziative e dei ricorsi da esperire in merito nelle sedi giurisdizionali internazionali".

Cesare Battisti, intanto, ha richiesto alle autorità brasiliane un visto di soggiorno permanente in Brasile, e il suo caso sarà esaminato dai consiglieri del Consiglio nazionale dell'immigrazione il prossimo 22 giugno.
Lo riporta il sito web del quotidiano Folha di San Paolo.
L'ex terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo) è ritornato in libertà dopo che l'altro ieri il Supremo tribunale federale del Brasile ha confermato la decisione presa dall'ex presidente Lula nell'ultimo giorno del suo mandato di non concedere l'estradizione in Italia di Battisti, condannato all'ergastolo in contumacia dalla giustizia italiana per quattro omicidi commessi negli anni Settanta.

Il Supremo tribunale federale ha respinto la richiesta di estradizione presentata dal governo italiano per sei voti a tre, ma il ministro del Tribunale superiore di giustizia brasiliano, Luiz Fux, ha detto che l'Italia avrebbe dovuto appellarsi direttamente a una corte internazionale e non al Supremo tribunale federale.
"La Repubblica italiana ha un contenzioso con la Repubblica federale del Brasile. Questo non è di competenza del Supremo tribunale federale ma della Corte internazionale dell'Aia".

fonte:tmnews.it

Mi sono espresso più volte su questo argomento e continuo a non capire l'interesse del Brasile a mantenere libero tale soggetto garantendo adesso anche, stipendio, casa e probabilmente visto permanente.
E dopo persone oneste faticano anche solo ad aver un visto temporaneo...








Tensione tra Italia e Brasile per il caso Battisti


“La decisione del Presidente Lula, assunta allo scadere del proprio mandato, di negare l'estradizione di Battisti appare certamente per l'Italia un atto inaccettabile che ha offeso le vittime del terrorismo ed i loro familiari, contraddetto i principi basilari del diritto e mancato di rispetto all'intero sistema comunitario di garanzia delle libertà fondamentali" - lo ha affermato in Commissione Esteri della Camera il Sottosegretario agli Affari Esteri, Stefania Craxi, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato del PD, Francesco Tempestini, in merito agli sviluppo del caso Battisti nel quadro dei rapporti tra Italia e Brasile.

"In piena sintonia con la Presidenza della Repubblica - ha proseguito il Sottosegretario - la strategia del Governo per ristabilire giustizia nella vicenda, si articola su due cardini fondamentali: la via giudiziaria ed il dialogo politico”.

“In primo luogo, si è, infatti, deciso di percorrere tutte le strade di soluzione giudiziaria previste dall'ordinamento giuridico brasiliano per far valere le nostre ragioni. Abbiamo pertanto presentato ricorso al Supremo Tribunale Federale per dimostrare l'infondatezza delle motivazioni contenute nel parere dell'avvocato generale poste a fondamento del diniego di Lula, nonché l'incompetenza presidenziale di decidere nel merito dell'estradizione, alla luce dell'articolo 3 del Trattato bilaterale di estradizione del 1989. Secondo alcune anticipazioni, il caso potrebbe essere inserito nell'agenda del Supremo Tribunale il primo di giugno”.

“Se tale ricorso – ha spiegato Craxi - dovesse essere respinto dai giudici brasiliani, il Governo è pronto ad adire le istanze previste dal diritto internazionale, ed in particolare la Corte internazionale di Giustizia. Lo stesso accordo Italia Brasile di conciliazione e regolamento giudiziario del 1954 prevede la possibilità di istituire una Commissione di conciliazione e, nel caso questo strumento non risolvesse la controversia, di ricorrere proprio alla Corte dell'Aja”.

“Sul fronte giudiziario la Farnesina, in stretta sinergia con il nostro Ministero della Giustizia, vigila attentamente per prevenire eventuali «colpi di mano». In questo senso, il tempestivo intervento della nostra ambasciata a Brasilia ha impedito che andasse in porto la recente «manovra» della difesa di Battisti tesa ad ottenere la scarcerazione del detenuto approfittando dell'assenza del presidente del Tribunale Supremo Federale e di altri giudici. Attivati dalla nostra rappresentanza, i legali hanno informato il giudice relatore il quale, dopo aver avocato l'esame della richiesta, l'ha respinta il 17 maggio, sottolineando l'assenza di fatti nuovi che potessero giustificare la revoca della detenzione.
Allo stesso tempo, il Governo ha ritenuto opportuno mantenere gli aspetti legali del caso nitidamente distinti dal complessivo andamento dei nostri rapporti politici ed economici con il Brasile. Tradizionalmente intensi, essi hanno avuto negli ultimi anni un ulteriore sviluppo, sancito nel Piano di azione per il Partenariato Strategico firmato dai Presidenti Berlusconi e Lula nell'aprile 2010. Si tratta di un'intesa importante che mira ad aprire fruttuose prospettive nel dialogo bilaterale, in particolare nel settore economico ed industriale”.

“Appare coerente – ha spiegato il Sottosegretario - con tale impostazione l'autorizzazione del nostro Parlamento, con ampia partecipazione dei gruppi, alla ratifica dell'accordo bilaterale di cooperazione nel campo della difesa, che conferma il carattere privilegiato del rapporto Roma-Brasilia in un settore altamente strategico, suscettibile di ricadute positive sul piano della cooperazione industriale. Nel quadro delle ottime relazioni bilaterali, in sede di dialogo politico l'Italia ha mantenuto una costante pressione diplomatica sulle autorità brasiliane per richiamare l'attenzione di Brasilia sul fatto che il diniego di estradizione è stato percepito dall'intero arco politico e dall'opinione pubblica italiani come un provvedimento profondamente ingiusto ed infondato che offende le nostre tradizioni democratiche e giuridiche”.

“L'azione di sensibilizzazione verso l'esecutivo della Presidente Dilma Rousseff è proseguito ai massimi livelli per ribadire le nostre forti aspettative ad una corretta interpretazione del Trattato bilaterale di estradizione e quindi all'accoglimento della nostra istanza. Il Ministro Frattini ha evocato la questione anche in occasione dei colloqui con l'omologo brasiliano Antonio Patriota qui a Roma la scorsa settimana”.

“Il Governo si è attivato anche sul piano europeo, ritenendo il diniego brasiliano unvulnus per l'intero sistema comunitario di garanzia dei diritti e delle libertà fondamentali. Il nostro Ministro degli esteri ha pertanto sensibilizzato, con una lettera indirizzata ai suoi omologhi, i nostri partner comunitari, affinché sostengano le iniziative messe in campo dall'Italia. Sono queste, onorevoli colleghi, le linee d'azione che il Governo, anche sulla base del mandato parlamentare ricevuto con gli atti di indirizzo approvati a gennaio, sta conducendo a 360 gradi per ottenere il riconoscimento di un sentito principio di giustizia e fare in modo che Battisti possa essere affidato all'Italia nel quadro delle garanzie previste dal nostro ordinamento” ha concluso Craxi.

fonte:www.italiannetwork.it
Frattini frena accordo con Brasile


"Senza Battisti niente intesa militare"
Proprio mentre il presidente del consiglio rassicurava che il caso Battisti non avrebbe messo in discussione i rapporti col Brasile, in un'intervista alla rete tv Globo il ministro degli Esteri Frattini frenava un accordo militare tra i due Paesi. "Finché non sarà risolto il caso Battisti, l'accordo militare tra Italia e Brasile non potrà essere ratificato dal Parlamento italiano", ha detto Frattini nell'intervista.

Frattini ai microfoni di Rede Globo si è detto "indignato che un criminale possa presto circolare liberamente per le belle spiagge brasiliane", e ha aggiunto: "Quando un terrorista è condannato in un Paese, questo ha il diritto di vederlo chiuso in galera ovunque si rifugi".

Fascicolo riaperto
Intanto Cezar Peluso, presidente del Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano ha disposto la riapertura del fascicolo sull'estradizione di Cesare Battisti. Peluso ha assunto la decisione dopo il ricorso presentato dal governo italiano avverso la richiesta dei legali dell'ex terrorista rosso di ottenere l'immediata scarcerazione dopo il no all'estradizone dell'ex presidente Lula. Lo riferisce il sito di 'O Globo'.

Berlusconi: "I rapporti con il Brasile non cambieranno"
"Questa vicenda non riguarda i buoni rapporti che abbiamo con il Brasile, ma un caso di giustizia per cui i nostri rapporti con quel Paese non cambieranno". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al termine dell'incontro con Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 da Battisti.

fonte:tgcom.it

L'indignazione è la reazione minima per un fatto di questo genere e a giorni di distanza ancora non capisco quale sia il vantaggio per il Brasile di dare "asilo politico" ad un individuo come Battisti...






Il Presidente Lula ha preso una decisione sul "caso Battisti"

”Ho già preso la mia decisione ma non posso pronunciarmi prima di aver ricevuto il rapporto del procuratore generale”. Con queste parole il presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, ha comunicato ai giornalisti di aver preso una decisione in merito alla richiesta di estradizione per l’ex attivista italiano di estrema sinistra, Cesare Battisti. Battisti ha 54 anni e si trova nel carcere di Brasilia dal 2007: ex membro del gruppo ‘Proletari armati per il comunismo’, è stato condannato all’ergastolo in contumacia in Italia per quattro omicidi commessi negli anni Settanta.
Lula ha poi precisato di auspicare la risoluzione della questione prima della scadenza del suo mandato, che terminerà tra meno di un mese. “Spero che il procuratore – ha detto – presenti il rapporto prima che lasci la presidenza”.

Tatiana Della Carità

fonte:direttanews.it
Caso Battisti? Basta applicare il trattato


Il ministro: dopo no a status rifugiato,unica via è estradizione

Un trattato si applica, o lo si disapplica. Il ministro Frattini ha così commentato il caso Battisti, l'ex terrorista dei "Proletari armati per il comunismo" (Pac) condannato in contumacia all'ergastolo e arrestato nel 2007 in Brasile, il cui destino non è ancora stato deciso dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva. L'argomento è stato trattato dal ministro degli Esteri con l'omologo brasiliano, Celso Amorim, nel bilaterale avvenuto a margine degli eventi legati alla 65esima sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York.

"Ho ribadito l'auspicio che il presidente Lula decida, e che lo faccia conformemente a quanto il tribunale supremo brasiliano ha detto, con una decisione che lascia spazio a un'alternativa molto precisa: rifiutato lo status di rifugiato - ha dichiarato Frattini alla stampa, durante una conferenza tenuta nella sede della missione permanente d'Italia all'Onu - ne deriva che il trattato bilaterale d'estradizione o lo si applica, o lo si disapplica. Ci auguriamo che il Brasile lo applichi, non ci sono terze opzioni".

fonte:affaritaliani.it

Sottoscrivo ciò che ha dichiarato il Ministro Frattini in quanto dopo che il Tribunale di Brasilia ha  negato lo status di rifugiato politico a Battisti ora la questione è semplice: applicare o non applicare il trattato.
La decisione spetta al Presidente delle Repubblica ma sraà che Lula ha interesse a prendere una decisione prima che il suo successore assuma i poteri?
Su questo ho qualche dubbio....
I ninos de rua portano la capoeira a Umbria Jazz

Perugia, domenica 18 luglio chiusura con una spettacolo particolare: un concerto di solidarietà, gratuito e dal titolo suggestivo "Suoni e movimenti del desiderio" con ragazzi brasiliani del Progetto Axè Italia Onlus e Fiorella Mannoia

Dieci giorni di musica no-stop, un susseguirsi di spettacoli dalla mattina a tarda notte, moltissimi artisti jazz, soul, rthythm & blues, blues, gospel, pop song, salsa, riuniti in un'unica kermesse. Questo è ormai da trentotto anni Umbria Jazz, a Perugia, festival dalle molte anime, in corso dal 9 luglio, che quest’anno svela anche una vocazione per la solidarietà. Artisti famosi e serate brillanti, certamente, passando dell’Arena ai teatri storici, ma anche un approccio diverso allo spettacolo, eredità irrinunciabile delle prime edizioni, quando al jazz si aprirono le piazze e gli scenari naturali dell’Umbria.

La novità di quest’anno viene dal Brasile, dall’anima ferita del Brasile, quei meninos de rua a cui ogni possibilità di sviluppare i propri talenti artistici è preclusa dall’indigenza. La serata conclusiva verrà dedicata ai giovani del Progetto Axé, una onlus che da anni si occupa della protezione e della crescita di bambini e adolescenti in Brasile e che grazie al suo fondatore Cesare De Florio La Rocca è da anni impegnata per le strade di Salvador de Bahia.

La parola d’ordine dell’evento di chiusura che si terrà all’Arena Santa Giuliana domenica 18 luglio è già chiara nel nome Axé, che significa "Energia positiva creatrice". Con i talentuosi ragazzi del Progetto ci sarà sul palco anche un ospite speciale che ha aderito all’iniziativa con gioia e disponibilità: Fiorella Mannoia. Sarà un concerto di solidarietà, gratuito e dal titolo suggestivo "Suoni e movimenti del desiderio". La grande speranza che il Progetto Axé offre ai sui ragazzi è l’opportunità di non smettere mai di sognare e di desiderare un futuro diverso e migliore. Attraverso un percorso pedagogico molto vario che spazia dalla musica alle arti figurative, dalla danza al canto o al sostegno della frequenza scolastica più di 18.000 ragazzini sono stati salvati dalla strada e reinseriti nella vita sociale.

L’opportunità offerta da Umbria Jazz oltre a essere importantissima per gli artisti coinvolti è occasione di riflettere su un problema forse a noi lontano ma che con un piccolo gesto possiamo aiutare a risolvere. Fino al 25 luglio 2010 infatti, inviando un sms al numero 45593 da tutti i cellulari personali Tim, Vodafone, Wind e 3 sarà possibile donare 1 euro, oppure donare 2 euro chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, aiutando così l'associazione a realizzare il progetto "Musica e pace" a Salvador. Cesare de Florio La Rocca ha voluto sottolineare "La grande apertura e generosità da parte di chi, da Umbria Jazz a Conad, ha voluto scommettere su questi giovani artisti che prima vivevano in strada e ora saliranno sul palco per il concerto finale del festival".
(Marcello Gamberale)

fonte:ilgiornale.it




Battisti aspetta il giudizio del Supremo Tribunale Federale (STF) attuando uno sciopero della fame






L´ex attivista italiano, Cesare Battisti, sta facendo lo sciopero della fame secondo quanto dice il movimento Critica Radicale.
Diretto dalla ex prefetto di Fortaleza
Maria Luiza Fontenele, e dalla professoressa Rosa da Fonseca, il gruppo richiede la liberazione di Battisti il cui giudizio nel Supremo Tribunale Federale (STF) é atteso per giovedì della prossima settimana

Battisti é stato condannato all´ergastolo in Italia, accusato di aver ucciso quattro persone.
Maria Luiza e un gruppo di persone contrarie all´estradizionelo visitarono ieri nel carcere di
Papuda, a Brasília.


Secondo quanto riporta la ex prefetto di Fortaleza Battisti é molto nervoso per il protrarsi del giudizio e per questo motivo starebbe attuando uno sciopero della fame.

La ex prefetto, che é testimone della difesa nel processo, ha saputo che Battisti rifiuta di mangiare durante una riunione con
José Antonio Toffoli, ministro del STF. Secondo lei, il senatore Eduardo Suplicy (PT-SP) disse che Battisti non si stava alimentando giá da qualche giorno.

A gennaio di quest´anno
Battisti ha ricevuto dal ministro di Giustizia, Tarso Genro, la condizione di rifugiato politico in Brasile. ino a quando il STF deciderá se lo status di rifugiato impedisce o meno la sua estradizione richiesta dal Governo Italiano.


Il processo inizió a settembre ma fu interrotto per il veto del ministro Marco Aurélio Mello.

Ex integrante dell´organizzazione Proletariati Armati per il Comunismo, Battisti fu condannato all´ergastolo in Italia. Trascorse 28 anni di esilio tra Francia, Messico e in ultimo Brasile dove fu catturato a
Rio de Janeiro, nel 2007.





Il mio commento sul caso l´ho giá fatto in passato .... e confermo la mia posizione totalmente a favore dell´estradizione.

Sì della procura brasiliana

all’asilo politico per Battisti

Dopo mesi di stallo, il caso è ancora in bilico: libertà o estradizione in Italia? Il Brasile, complice l’estate, va per le lunghe e Cesare Battisti è ancora nel carcere di Papuda. Ora da Brasilia arriva una notizia che segna un punto a favore dell’ex terrorista dei Pac: il Procuratore generale del Brasile ha dato ragione al ministro della Giustizia Tarso Genro, che a suo tempo aveva concesso a Battisti l’asilo politico. Per Antonio Fernando De Souza la decisione è politica ed è espressione della sovranità dello Stato brasiliano. Dunque, il caso, a giudizio dell’alto magistrato, è chiuso e il processo deve finire ancora prima di cominciare.
Naturalmente, quello di De Souza è solo un parere, consultivo e non vincolante e la Procura generale appare storicamente schiacciata sulle posizioni dell’esecutivo. La partita è ancora tutta da giocare e la decisione finale spetta al Supremo Tribunal Federal, assai più indipendente, che dalle indiscrezioni dei mesi scorsi, appare spaccato al suo interno: il presidente Gilmar Mendes, per esempio, ha sempre detto di essere favorevole al «rimpatrio» di Battisti.
In ogni caso, le parole del Procuratore generale hanno un loro peso specifico e contribuiranno a formare una decisione che appare difficile: sul piano tecnico la magistratura si è sentita scavalcata dal potere politico e molti esperti ritengono che la richiesta dell’Italia sia ineccepibile; incredibile, invece, quasi surreale, la concessione dell’asilo politico a un assassino. L’Italia, anche quella della prima Repubblica, non è un Paese che violava i diritti umani e i processi si svolgevano e si svolgono regolarmente. Battisti è solo un ergastolano sfuggito in modo rocambolesco alla sua pena.
Dall’altra parte però pesa, come un macigno, la scelta di Genro. Il Supremo Tribunal Federal dovrebbe sconfessarlo creando un incidente istituzionale non di poco conto. Il tempo trascorso non ha raffreddato gli animi e la quadratura del cerchio non è stata trovata: i rapporti fra Roma e Brasilia sono andati in crisi, persino l’amichevole fra le due squadre di calcio è stata messa a repentaglio da un caso che appare sempre molto spinoso.
Battisti apparteneva a un gruppuscolo eversivo nato nella periferia milanese, i Proletari armati per il comunismo. Una meteora, ma anche un concentrato di ferocia: i Pac firmarono alla fine degli anni Settanta quattro imprese sanguinose fra Milano e il Nordest. Spararono a un macellaio, a un agente della Digos, al comandante delle guardie carcerarie del penitenziario di Udine. Ma l’episodio più clamoroso avvenne a Milano il 16 febbraio 1979: un gruppo di fuoco uccise l’orefice Pierluigi Torregiani, colpevole di aver reagito a una rapina e ammazzato un bandito. I Pac, dunque, vendicarono quel criminale e ferirono gravemente anche il figlio Alberto, da allora su una sedia a rotelle.
Battisti attende nel carcere di Papuda. Qui, secondo Luciano Pessina, un militante di Autonomia scappato a quelle latitudini nel 1984, sarebbe stato picchiato dalle guardie. Il fatto che sia ancora in cella fa però ben sperare le autorità italiane: di fatto il braccio di ferro fra la magistratura e il potere politico brasiliano è ancora in corso. E dall’Italia partono altre bordate: «Se il Supremo Tribunale e il governo dovessero assecondare il parere del Procuratore - afferma il presidente dei senatori dell’Udc, Gianpiero D’Alia - all’Italia non resterebbe altro che interrompere le relazioni diplomatiche con il Brasile». La decisione finale arriverà nelle prossime settimane.

fonte:ilgiornale.it


Questa è una situazione delicata, qui in Brasile le opinioni sono molto divergenti ma in realtà pochi conoscono bene la storia di Battisti ... e opinare senza sapere spesso porta a giudizi affrettati.
Io ho la mia opinione ma preferisco dare un commento quando verrà presa una decisione definitiva anche se credo di condividere l'opinione del 95% degli Italiani e del 60% dei Brasiliani.

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